Crisi Adriatronics (ex Flex), presidio USB contro le ferie forzate. In attesa di un nuovo tavolo con MIMIT

04.03.2025 – 07.01 – Un presidio del sindacato USB è comparso ieri, lunedì 3 marzo, davanti ai cancelli di Adriatronics, meglio nota come Flex, a seguito della scelta del fondo FairCap di porre in ferie forzate tutti i 350 dipendenti. Ricordiamo che il fondo è proprietario da gennaio dello stabilimento, noto per la produzione di componentistica elettronica. La scelta delle ferie forzate giunge non a caso dopo il fallimento dell’ultimo tavolo al Ministero delle Imprese (MIMIT), lo scorso mercoledì, quando l’iter per la vendita dello stabilimento era stato bloccato. L’incontro a Roma mirava a convincere il fondo a lasciare terreno libero ad imprenditori interessati ad un rilancio del sito, ma si era scontrato con la volontà di FairCap di vendere lo stabilimento a prezzo di mercato e non alle condizioni di gratuità dal quale lo aveva ricevuto da Flex. “Non sappiamo cosa succederà il prossimo lunedì – spiega Massimo Generutti, davanti al presidio USB – Si spera in una riconvocazione”.

Ma che cos’è successo all’ultimo tavolo al MIMIT? “L’azienda si è presentata al tavolo affermando di essere disponibile alla vendita; sono stati stilati cinque punti per il passaggio all’azienda che delineava le tappe per la vendita a un vero re industrializzatore. Tuttavia nel momento in cui si è discusso l’elemento puramente economico c’è stata una chiusura: nonostante l’azienda sia stata acquistata ad un prezzo simbolico, senza mostrare la documentazione di compravendita del sito…” spiega Generutti.

Intanto FairCap, dopo aver posto in ferie forzate tutti i dipendenti, si sta muovendo a propria volta: “L’accordo prevedeva anche una serie di clausole tra cui che l’azienda non facesse azioni unilaterali: sappiamo infatti in primo luogo che stanno cercando di affittare alcuni capannoni, c’erano state visite della DHL; noi non vogliamo invece che la proprietà immobiliare venga disgregata. Si tratta di magazzini con le banchine; senza la logistica come muovi la merce prodotta dall’azienda, solo coi furgoni? – riflette Generutti – In secondo luogo nessuna azione unilaterale contro i lavoratori: e avevamo chiesto ad esempio che nessuno venisse messo in ferie. Ed è invece proprio quello che hanno fatto. Il rifiuto di firmare l’accordo è grave anche perchè avrebbe permesso di mettere in atto tutti gli ammortizzatori sociali previsti…”

A seguito dell’azione del fondo, ecco la decisone di un presidio: “È stato organizzato all’ultimo momento; non abbiamo voluto altre sigle sindacali oltre a USB. Vi sono le loro bandiere dei sindacati dalle precedenti manifestazioni e naturalmente non le toglieremmo mai, ma abbiamo scelto di muoverci da soli. In particolare non siamo d’accordo che gli altri sindacati non vogliano considerare come un’unica crisi U-blox e Flex” puntualizza Generutti. A questo proposito, USB è presente “perché tutta la rappresentanza dei somministrati era nostra: erano tutti del sindacato. Si doveva tenere nel perimetro anche i somministrati, così avevano detto le sigle sindacali a livello nazionale; poi le segreterie locali hanno poi acconsentito a liquidare 68 lavoratori senza colpo ferire”.

Il ragionamento ritorna, come già avvenuto in passato, ad esempio prima del grande corteo contro la crisi industriale di Trieste, all’assenza di strumenti onde opporsi alle delocalizzazioni: “Se l’azienda decide una riduzione collettiva dei lavoratori, non c’è modo di vietarlo: manca uno strumento legislativo che impediscano di mettere sotto ricatto lavoratori e istituzioni, come dimostra il caso di U-blox. Un lavoratore che difende l’eccellenza industriale sul territorio, tramite ad esempio una dimostrazione, rischia una condanna; un imprenditore che licenzia 350 persone non rischia invece nulla”.

E il progetto di un grande polo nazionale delle telecomunicazioni? “Considerando come U-blox faccia fare la produzione effettiva dalla Flex in Austria, perchè non utilizzare direttamente la Flex triestina? – riflette Generutti – Avevamo provato a proporlo all’assessore Rosolen, ma erano stati considerati due elementi separati, due situazioni molto differenti. Il polo rimane una soluzione, ma occorre cambiare il ragionamento complessivo sugli investimenti industriali che non possono essere delegati ai privati, al di là del colore politico. Il sistema industriale nazionale deve essere trasparente al di là dell’orientamento politico del governo”.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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