05.02.2025 -13.14 – Non solo salvare i posti di lavoro, ma ridefinire i confini dei settori industriali strategici, onde includere nel pubblico le telecomunicazioni. Sono gli intenti di USB annunciati oggi, nella cornice della sede sociale, con riferimento alla partecipazione della sezione di Trieste del sindacato al grande corteo di protesta previsto per il prossimo sabato 8 febbraio, volto a mobilitarsi contro le annunciate chiusure di Tirso, Flex e ora U-blox e contro in generale la de industrializzazione della provincia di Trieste.
‘Esproprio e nazionalizzazione’ si legge nel volantino di USB, ma il referente Massimiliano Generutti specifica che “si vuole affermare una necessità di una reale indipendenza, ci vuole la nazionalizzazione di settori strategici”; pertanto “parteciperemo al corteo generale, ma con parole molto diverse, serve un cambio di paradigma nazionale” con “una manifestazione di attacco, non solo di difesa dei posti di lavoro”. Con una parola di avvertenza verso la politica: “Non la vogliamo al corteo, la politica deve mostrare atti concreti; non solo parole, non solo stare al fianco dei lavoratori, ma agire a livello di governo”.
Il discorso, al quale hanno partecipato delegati della U-blox, Flex e Tirso, verteva su alcuni punti in comune alle tre realtà: si sente infatti la necessità di un ‘polo delle telecomunicazioni’ che sia pubblico; inoltre “non c’è una crisi industriale reale, ma della politica”, ha insistito Generutti, sottolineando come i bilanci delle tre realtà industriali fossero in regola e di come la scelta sia stata sempre finanziaria, da parte degli investitori; e come le leggi non tutelino i lavoratori nel caso di fuoriuscita delle aziende.
Paolo Giachin, per U-blox, ha ricordato che vi lavorano 150 ingegneri, la maggior parte dei quali in caso di chiusura saranno obbligati a cercare lavoro altrove: “un esodo di eccellenze”, è stato definito, attribuendo la scelta di chiudere il settore ‘Ricerca & Sviluppo’ alla proprietà svizzera. Questa infatti ha annunciato la liquidazione della divisione triestina, ma nel contempo ha dichiarato di voler continuare ad offrire i propri prodotti per altri 2/ 3 anni, mantenendo attive le linee di produzione: e ciò sembra molto difficile, considerando come siano prodotti (come i cellulari) che devono essere aggiornati periodicamente proprio dal settore triestino che si va chiudendo.
“Possiamo avere un possibile ruolo nell’ambito dei terminal e della protezione dati nelle telecomunicazioni per uso militare (ma non è escluso il civile), avendo il governo dichiarato interesse ad avere un sistema di telecomunicazioni sicuro, valutando se affidarlo o meno a Elon Musk” ha riflettuto Giachin, a proposito di un possibile ingresso del pubblico nelle telecomunicazioni.
Nel caso invece della Flextronics, c’è stato un passaggio azionario quale fondo di investimento a FairCap, diventando ‘Adriatronics’; il passaggio delle quote è avvenuto con, al suo interno, 200 esuberi annunciati, per i quali non è ancora scattata la procedura.
“È la prima volta che viene venduta un’industria con esuberi in corso al suo interno” ha riflettuto Generutti “Un precedente assai pericoloso”.
[z.s.]


