01.02.2025 – 07.01 – Incertezze e imprevisti, ora più che mai, attanagliano il settore della logistica marittima, ripercuotendosi sui porti. Trieste non fa eccezione, risentendo in particolar modo nel 2024 del blocco ai traffici attraverso il canale di Suez e il mar Rosso a causa degli attacchi Houthi e dei prezzi dei noli. I conflitti aperti – Ucraina nell’Est Europa, Gaza in Medio Oriente – rendono difficile stimare gli esiti del 2025. Se ad esempio la tregua dovesse tenere a Gaza e pertanto gli Houthi sospendere per un congruo periodo di tempo gli attacchi, la via di Suez potrebbe riaprire, scavalcando quella rotta attraverso il capo di Buona Speranza che va isolando i porti mediterranei. I dati relativi al 2024 risentono di quest’incertezza, evidente anche nelle parole del commissario straordinario dei porti di Trieste e Monfalcone Vittorio Torbianelli. “Il sistema portuale e logistico giuliano sta tenendo”, si dichiara. Tiene il terreno, ma non avanza, si direbbe. Tuttavia in tempi di recessione, specie tedesca, questo rimane un dato più che positivo. Considerando l’intero insieme della movimentazione merci, comprese le rinfuse liquide, il porto raggiungerebbe quota 59 milioni di tonnellate nel 2024, con un +7,14%. Non sono stati però né i container, in calo a causa della crisi, né i ro-ro a causa di difficoltà interne della Turchia ad averlo reso possibile, ma il flusso delle petroliere attraverso la SIOT, con 41 milioni di tonnellate di greggio, pari a un aumento a doppia cifra (+10,64%).
Tornando al Molo VII e alla gestione container, occorre tuttavia osservare come l’iniziale urto della crisi del mar Rosso sia poi stato recuperato nel corso dell’anno, sebbene pur sempre in perdita (-1.21%) a confronto col 2023, assestandosi su 841mila TeU. Se si sceglie di considerare i container contenenti merce (non mancano infatti i TeU vuoti nel traffico marittimo) il dato è positivo, con un +4,02%, pari circa a 608mila container.
Dopo alcune difficoltà nel corso dell’anno, il comparto Ro-Ro ha ripreso a crescere verso la fine dell’anno, con un +7,51% a dicembre. Sono stati gestiti nel corso dell’anno 295mila unità Ro-Ro; anche qui però il calo, sebbene infinitesimale, c’è a confronto con il 2023, con un -1.07%. Crescono invece le navi traghetto giunte a Trieste, con +8,08% toccate; un dato favorito dall’aumento delle rotte marittime con Trieste nel Medio Oriente, salite da 804 a 869 nel 2025.
Lieve aumento per le merci varie (+1,81%) e 18 milioni di tonnellate movimentate.
L’assenza della Ferriera, ormai demolita, continua a riflettersi nel settore delle rinfuse solide, dove di solito si movimentava il materiale metallurgico delle fornaci: un massiccio -72,72%, con 121mila tonnellate; tuttavia il progetto del laminatoio di Arvedi, ormai bene avviato, dovrebbe nel 2025 e negli anni a venire tamponare quest’emorragia di merci. Da segnalare, viceversa, il balzo in avanti della sottocategoria cereali (75.331 tonnellate e +12,99%), indice del crescente interesse dimostrato dall’industria alimentare per il porto di Trieste.
In forte calo anche il settore ferroviario, con un totale di 11.147 treni gestiti, segnando un calo del 9,94%. Il risultato negativo è legato agli imponenti lavori infrastrutturali sulle reti di Austria, Germania, Repubblica Ceca e Slovenia, uniti alle avverse condizioni climatiche che hanno penalizzato il Centro Europa, rallentando i flussi. Tuttavia, emerge un dato positivo nell’Interporto di Cervignano, dove i treni sono aumentati del 17,44%.
Sul fronte crocieristico, la Trieste Terminal Passeggeri ha consolidato la crescita: con oltre 500.000 passeggeri, il traffico è salito dell’8% rispetto all’anno precedente.
Anche lo scalo monfalconese ha subito gli effetti del contesto geopolitico – dal conflitto russo-ucraino alle tensioni nel mar Rosso – e della crisi del mercato auto, chiudendo il 2024 con 3.586.782 tonnellate movimentate (-6,34%). Le rinfuse solide hanno segnato 2 milioni 800mila tonnellate (-5%), contro la crescita di cereali (+23,65%) e prodotti chimici (+34,45%). Le merci varie hanno registrato 724.185 tonnellate (-11,43%), mentre i veicoli commerciali hanno toccato 86.722 unità (-20,57%), penalizzati dagli alti dazi turchi e dalla riconversione dello stabilimento Fiat di Bursa. A Portorosega, il traffico ferroviario è calato del 2,53%, ma i 1.848 treni movimentati rappresentano il secondo miglior dato degli ultimi anni.
“Fare previsioni in questi tempi turbolenti lascia il tempo che trova – confessa il commissario Torbianelli, commentando i dati – ma sappiamo già che i prossimi mesi saranno particolarmente impegnativi, principalmente per la crisi economica tedesca, l’atteso ridisegno di alcuni servizi marittimi, anche legati alle nuove alleanze, i lavori sulle linee ferroviarie del retroterra che implicheranno inevitabilmente dei rallentamenti. Nonostante questo, il grande lavoro e la crescita degli investimenti portati avanti da pubblico e privato ci da’ comunque fiducia e ottimismo”.
[z.s.]


