17.01.2025 – 11.54 – Il 2024 si è appena concluso e i relativi dati riguardanti le malattie professionali non sono stati affatto positivi: è questo ciò che emerge dalle più recenti statistiche rese note da INAIL, Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro.
L’ente, in un comunicato pubblicato nel mese di dicembre, ha presentato un report relativo ai primi 10 mesi del 2024, da cui è emerso un incremento dei casi di malattia professionale pari al +22,3% rispetto all’analogo lasso temporale dell’anno precedente; un dato, questo, che non può essere preso sotto gamba.
Prima di scoprire più nel dettaglio le cifre presentate da INAIL, tuttavia, è opportuno sottolineare che cosa si intende esattamente per “malattia professionale”.
Cos’è la malattia professionale e cosa la distingue dall’infortunio
Come si può intuire dal nome, la malattia professionale è una patologia che insorge a causa dell’attività lavorativa svolta; affinché essa venga ufficialmente riconosciuta, dunque, è indispensabile che il nesso di causalità sia dimostrato.
Non è affatto raro che la malattia professionale sia confusa con l’infortunio, il quale rappresenta invece un evento con caratteristiche ben distinte: esso, infatti, consiste in un incidente che comporta delle conseguenze immediate sulla salute del lavoratore, come può essere il caso di una caduta dall’alto, oppure di un taglio procurato nell’utilizzo di alcune strumentazioni.
Gli effetti di una malattia professionale, invece, si manifestano nel lungo periodo, e in tal senso un esempio piuttosto comune è lo sviluppo di malattie respiratorie dovute all’esposizione ad inquinanti atmosferici, come le polveri sottili.
La produzione di inquinanti simili è particolarmente tipica di determinati contesti industriali, e ovviamente le aziende in cui questo rischio è presente devono adottare, per legge, tutte le dovute contromisure, ad esempio mettendo a disposizione dei propri dipendenti degli idonei DPI, Dispositivi di Protezione Individuale, arieggiando adeguatamente gli ambienti e utilizzando delle strumentazioni apposite, come gli aspiratori industriali visionabili nel sito depureco.com.
Cifre in netto aumento: il confronto con gli anni precedenti
Come si diceva, il 2024 non è stato affatto un anno positivo per quel che riguarda le malattie professionali, dal momento che INAIL si è ritrovato a gestire, nei primi 10 mesi, una quantità di denunce superiore del +22,3% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente.
Nello specifico, in questo lasso temporale sono pervenute all’ente 73.922 denunce, cifra che corrisponde, peraltro, ad un aumento del +47,8% rispetto ai primi 10 mesi del 2022 e al +62,8% rispetto ai primi 10 mesi del 2021; effettuando dei confronti di lungo periodo, dunque, l’entità del trend risulta ancor più lampante.
Bisogna ad ogni modo considerare che quelle in questione sono cifre assolute, non rapportate alla percentuale di occupati; nei tempi più recenti i livelli di occupazione, come confermato da Istat, sono aumentati, di conseguenza un incremento dei casi di malattia professionale può considerarsi fisiologico, ma non certamente in percentuali così nette.
Altre statistiche relative ai casi di malattia professionale del 2024
Secondo INAIL i casi di malattia professionale riguardano prevalentemente il settore “Industria e Servizi”, ben 61.393 delle denunce pervenute, infatti, sono relative a tali ambiti, mentre 11.909 casi si sono verificati nel settore “Agricoltura”.
L’incremento delle malattie professionali ha riguardato più i lavoratori che le lavoratrici, con percentuali rispettive del +23% e del +20,2%, mentre per quel che riguarda le differenze geografiche, la percentuale più alta è stata quella delle Isole, con il +30,28%, seguite dal Sud con il +30,25% e dal Centro con il 20,5%.
La situazione è risultata essere più positiva a Nord, ma anche in questi territori vi è stato un incremento dei casi rispetto all’anno precedente, quantificato nel +16,6% per quel che riguarda il Nord Ovest e nel +14% per il Nord Est.
Per l’anno appena iniziato, dunque, non si può che sperare in una netta inversione di tendenza rispetto a ciò che è stato riscontrato nel 2024.
[n.t.k.]


