06.01.2024 – 13.57 – Il vino può attendere ma il pane è sempre spezzato. Anche nel giorno della Epifania. La mensa dei frati Cappuccini di Montuzza ha vissuto la fine delle festività tra la consuetudine e un tocco speciale nel menù, ridando così respiro all’offerta di un pasto caldo per i non abbienti, la “liturgia” senza altare che si consuma ogni giorno dalle 11.30 alle 12 circa nella sede di via Capitolina 14.
Ciò che passa il convento oggi si è tuttavia arricchito. Sì, perché le cucine sono state abitate da una ventina abbondante di allievi e cuochi professionisti dell’Associazione Cuochi Trieste, la realtà guidata da Chef Luca Gioiello, sceso oggi in campo per un volontariato in grembiule disegnato per coniugare formazione e impulso sociale per una sessantina circa di persone. Hanno cucinato, servito e riordinato i fornelli. Gli utenti della mensa potevano scegliere di accomodarsi tra i tavoli o di prelevare il pacco delle pietanze ideato per l’Epifania.
Il menù? Dai primi sentori non ci si poteva sbagliare, facevano individuare all’olfatto un primo piatto a base di pastasciutta al pomodoro con (abbondanti) ceci, seguito da pollo arrosto, patatine e carote e con un “dulcis in fundo” variegato.
Niente alcool. Quello, almeno per il momento, è come il Paradiso, può attendere: “E’ una tradizione che portiamo avanti da una ventina di anni – ha sottolineato Luca Gioiello, Chef di origine napoletana e con svariate esperienze formative vissute all’estero e a contatto con le più disparate culture culinarie – cucinare per la mensa di Montuzza e stare accanto a chi vive un disagio deve rappresentare una fase non solo professionale ma deve indurre i ragazzi a capire certe difficoltà sociali, a vivere un momento di alta responsabilità”.
La responsabilità quotidiana, come accennato, è per i frati Cappuccini chiamati ad aggiungere un posto a tavola al di là delle stagioni e delle festività. A guidare da settembre la mensa di Montuzza è Frate Lorenzo, una sorta di Babbo Natale in saio, classe 1968, proveniente da Mestre dove ha acquisito sul campo analoghe esperienze che parlano di una povertà da esorcizzare almeno per un’ora al giorno, condividendo un pasto caldo e con poche chiacchiere attorno ad un tavolo: “La solitudine e la povertà di relazioni sono spesso i temi più diffusi – ribadisce Frate Lorenzo – il pasto che noi doniamo ogni giorno può essere anche consumato altrove ma molti preferiscono la condivisione seduti, vivendo anche un dialogo e quella vicinanza che spesso viene a mancare per chi ha perso il lavoro o per chi non riesce a pagare le bollette e deve risparmiare anche sui pasti”.
Capitolo aiuti. La Provvidenza ci metterà del suo ma di fatto a supportare i frati Cappuccini sono soprattutto i privati: “Diverse realtà, come Lions e Rotary, danno ogni tanto un contributo – afferma il religioso – ma la continuità viene dal privato e magari dalle anime degli ex sfollati, istriani, giuliani e dalmati, che non scordano le difficoltà passate e ci aiutano concretamente nel servizio per i più bisognosi”.
Frate Lorenzo resterà alla guida della mensa ancora per almeno un paio di anni. Befana, Natale o Pasqua segneranno soltanto un menù più ghiotto ma la battaglia si gioca nel quotidiano: “La media è di 60/70 persone, prima del Covid siamo arrivati anche attorno al centinaio – chiosa il frate veneto – Io sogno di vedere a breve una fila alla mensa fatta solo di poche persone e conto soprattutto che le istituzioni si adoperino maggiormente per i più bisognosi”. La missione è questa.
[f.c]


