27.12.2024 – 07.01 – È scomparsa in questi giorni, all’ombra del Natale, una delle figure chiave del femminismo triestino, l’attivista Bruna Rota.
Nata a Trieste nel 1930, la Rota ricordava come, appena bambina durante la seconda guerra mondiale, rincorresse coi suoi compagni di gioco i treni degli internati diretti verso i lager tedeschi, con la volontà di liberarli.
Nel clima del secondo dopoguerra, a fronte dell’impossibilità di trovare lavoro per l’improvviso afflusso dei profughi istriani, la Rota fu mandata dal padre con altre 148 ‘mule’ triestine sulla nave ‘Far Sky‘ diretta in Australia dove, all’arrivo, dovette passare un anno in un campo profughi prima di essere accettata sul continente. Con alle spalle un retroterra alla Scuola di Sartoria, la Rota iniziò in Australia una carriera dapprima di sarta e poi di stilista di spicco.
Nel 1962, a Darwin, confezionò molti dei vestiti delle Dame australiane destinate ad accogliere la Regina d’Inghilterra Elisabetta II, in visita nei territori del Commonwealth. Rientrata a Trieste nel 1964, Rota si sposò, ma scegliendo di non avere figli. L’attività come stilista e sarta proseguì a Trieste con un laboratorio artigianale, divenuto (anche) luogo di aggregazione e discussione per le donne triestine su argomenti del tempo quali la disponibilità delle scuole d’infanzia, il diritto all’aborto e al divorzio.
L’esperienza la portò, negli anni Settanta, a formare il gruppo ‘Spazio Donna‘ con sede in un appartamento in via Imbriani, volto ad accomunare donne con le stesse problematiche sociali. Dallo Spazio Donna sorgerà poi il punto d’ascolto Telefono Rosa, oggigiorno considerato il progenitore dell’attuale Centro Antiviolenza GOAP di Trieste.
Non a caso la Rota ne era considerata una delle fondatrici.
[z.s.]


