Campus di Padriciano, una panchina gialla per ricordare Regeni. Un’iniziativa dei ricercatori

15.11.2024 – 07.01 – A seguito della tragica scomparsa, avvenuta al Cairo il 25 gennaio 2016, del ricercatore Giulio Regeni molteplici città in tutta Italia avevano installato nei propri parchi gialle panchine onde ricordare l’importanza della libertà di ricerca in tutto il mondo. Ed era in tal senso uno strano paradosso che a Trieste, dove pure Regeni era nato nel 1988, non esistesse un simile tributo. Vi ha rimediato Area Science Park, dedicandogli una panchina nel Campus di Padriciano, inaugurata ieri mattina alla presenza dei familiari e dei vertici di Area. Il colore giallo, complice Amnesty International, è ormai divenuto un simbolo della continua richiesta di verità e giustizia da parte della famiglia Regeni. E non è un caso in tal senso che la panchina sia stata finanziata interamente dai ricercatori di Area Science Park e non solo (molti anche i contributi dall’estero), tramite una raccolta fondi che comprendeva anche la pittura e l’armamentario necessario, oltre alla targa e un contributo per le spese legali della famiglia Regeni. Ricordiamo che, nonostante un’adolescenza trascorsa a Fiumicello e una trasferta negli USA allo Armand Hammer United World College of the American West, Regeni avesse comunque studiato alle Superiori presso il Liceo Petrarca di Trieste. Poi l’università a Leeds, il master a Cambridge e infine il dottorato fatale al Cairo, nel gennaio 2016.

La presentazione della panchina è avvenuta alla presenza dei genitori: la madre Paola Deffendi ha ricordato, recuperando il modo di dire triestino ‘Mai molar‘, l’importanza di non arrendersi, sottolineando come la presenza di queste panchine inviti al ricordo del ricercatore e ne contempo al dialogo; diversamente da quanto avverrebbe ad esempio con un busto o una statua commemorativa. Allo stadio attuale vi sono circa 130 panchine gialle in tutta Italia; e ora anche nella provincia di Trieste.
Il padre Claudio Regeni ha invece sottolineato come Giulio avesse potuto studiare e vivere all’estero grazie all’essere nato (e aver vissuto) in paesi democratici; una consapevolezza che egli stesso esprimeva più volte nelle sue riflessioni.
Il direttore generale di Area Science Park Anna Sirica ha invece posto l’accento su come la panchina sia stata finanziata dai dipendenti stessi, tramite una libera raccolta fondi: “Ma di Giulio deve rimanere soprattutto la passione per la ricerca universitaria sul campo. Lui era e resta uno di noi” ha concluso Sirica.

Intanto il processo Regeni ha aggiunto un nuovo tassello al suo composito mosaico affermando che uno 007 egiziano avesse, prima del Natale 2014, visitato la casa di Regeni al Cairo e chiesto una copia del suo passaporto al co inquilino. La testimone, un’insegnante di tedesco in una scuola privata egiziana, ha così rivelato che il controllo era stato eseguito secondo il co inquilino dalla National Security egiziana.
Sotto il profilo statale ed economico, se persevera la vicenda legale, l’affare Regeni sembra però essere passato da tempo in secondo piano: se nel 2020-21 si polemizzava per le commesse di Fincantieri raccolte con l’Egitto, oggigiorno l’interscambio commerciale è, se possibile, ancor più in crescita. Il ricordo rimane piuttosto vivo pertanto soprattutto nell’ambito giudiziario, affievolendosi il sostegno della parte pubblica e in generale dei partiti, con qualche minore eccezione.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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