2.5.2017 | 7.11 – “Quattro madri e le loro quattro figlie ritratte a quarant’anni di distanza. In “Due partite” ospite del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia dal 3 al 7 maggio Cristina Comencini indaga sulla figura e sulla condizione della donna, attraverso una commedia interessante e ben costruita. Ne sono interpreti le bravissime Giulia Michelini, Paola Minaccioni, Caterina Guzzanti e Tatiana Lepore. Lo spettacolo è programmato nel cartellone di Prosa”.
Scrittrice e regista sottile e raffinata, talentuosa figlia d’arte, Cristina Comencini ci ha abituati ad un teatro che, con ironia e incisività, osserva la realtà contemporanea. Nel 2014 è stato molto gradito il suo La scena, coprodotto da Artisti Riuniti e dallo Stabile regionale, con Angela Finocchiaro e Maria Amelia Monti. Ma il testo che l’ha rivelata quale drammaturga e regista è precedente e molto famoso: Due partite, un viaggio nell’universo femminile che nel 2006 – interpretato da Margherita Buy, Isabella Ferrari, Marina Massironi e Valeria Milillo – è stato un vero evento.
Lo spettacolo, a distanza di quasi dieci anni, vive in una nuova edizione: la firma Paola Rota che sa dare sostanza al tocco elegante e brillante dell’autrice, dirigendo Giulia Michelini, Paola Minaccioni, Caterina Guzzanti e Tatiana Lepore. Nomi di rilievo del piccolo e grande schermo, che non è scontato vedere riuniti in scena: impossibile non associare Giulia Michelini e Paola Minaccioni a fiction e recenti film di successo come La ragazza del lago per la prima, o ai lavori di Ozpetec per entrambe (Allacciate le cinture a Paola Minaccioni è valso nel 2014 il Nastro d’Argento), mentre Caterina Guzzanti ha dato prova di talento in programmi come Boris o Sostiene Bollani… Rappresentano una generazione femminile intraprendente, sensibile, successiva rispetto alle protagoniste della prima edizione, e ciò assicura allo spettacolo un ulteriore appeal.
Alla base di Due partite, infatti, c’è un confronto generazionale: nel primo atto siamo negli anni Sessanta. Quattro donne, mogli e madri, s’incontrano a casa di una di loro ogni giovedì per giocare a carte. Una partita che diviene pretesto per scambiarsi confidenze, battute, commenti: intanto, nella stanza accanto, le loro figlie – quattro bambine che non vedremo – giocano fra loro. Ne emergono le tematiche esistenziali e sociali degli anni Sessanta, tratteggiate con toni sentimentali e comici.
Il secondo atto si apre nella stessa casa quarantacinque anni dopo. Le attrici che hanno interpretato le madri, incarnano ora donne del nostro tempo: lavorano tutte, sono più consapevoli, più libere, ma certo anche più stanche e disilluse. Si tratta delle quattro bambine, cresciute e riunitesi per il funerale di una delle madri. Il testo cesella i loro caratteri, quattro nuovi profili, modi diversi di essere donne in un dialogo ininterrotto sull’identità femminile. Due epoche allo specchio attraverso il più misterioso, potente e inscindibile dei legami: quello fra mamma e figlia. «Le protagoniste – spiega la regista – sono donne che si proiettano madri, madri che immaginano come saranno le loro figlie, figlie che hanno assunto, mangiato e digerito le proprie madri per farsi donne autonome, diverse, opposte, e sorprendentemente vicine».


