Café-chantant e caffè concerto, divertirsi senza pensieri nella Trieste asburgica

16.11.2024 – 07.01 – Tra fine ottocento e inizio novecento proliferarono a Trieste i locali detti ‘café-chantant‘ o ‘caffè-concerto‘ che, sebbene oggigiorno scomparsi, erano assolutamente moderni, perchè proponevano un’idea di divertimento senza fatica. Citati in molteplici romanzi triestini del periodo – Slataper ad esempio menziona il locale ‘Alle Gatte’ presso l’Acquedotto – questi caffè affiancavano l’attività di bar a un variegato programma di canzonette, varietà, cabaret e musica dal vivo che, morigerata nel tardo pomeriggio, assumeva toni sempre più osé man mano che ci si avvicinava alla mezzanotte. Tuttavia non era il contenuto sensuale di certe canzoni od esibizioni (la gendarmeria austriaca sapeva che molti caffè concerto erano anche ambienti di prostitute) a irritare la politica e l’alta borghesia, quanto il carattere di puro divertimento di questi locali: nessun moralismo, nessun insegnamento, neppure sottotesto politico o accademico. I caffè- concerto erano luoghi dove divertirsi e nient’altro; e i socialisti austriaci, ad esempio, non comprendevano, perchè gli operai li amassero tanto, sfuggendo loro come proponessero un’idea di cultura molto più approcciabile delle conferenze serali su Marx. Ciò non di meno, senza esaltare contenuti ed esibizioni mediocri, i caffè concerto col senno di poi erano esempi di una cultura popolare e musicale appartenente alle classi basse che mescolava senza pregiudizi teatro e circo, recitazione e canto. Stefano Crise, nell’opera ‘La divina ispirazione’, scrive che “si può affermare che, con la maggior voglia di divertimento fuori casa, tramonta l’era della Hausmusik. L’esterno non è più subìto come luogo del disagio sociale, ma è riconquistato come spazio aperto da chi desidera divertirsi con mezzi semplici e immediati”.

Trieste aveva tantissimi cafè-chantant, specie in periferia. Il Caffè Concerto Carducci, ad esempio, aveva un programma caratteristico di questi luoghi: lo spettacolo iniziava con “una stella eccentrica” a cui seguiva “una canzonettista”, un dicitore drammatico (secondo Crise simile “al fine dicitore che commentava i film muti nei cinematografi di inizio secolo”), dei duettisti, un’eccentrica, una canzonettista, un comico originale e infine una “Brillante Farsa” in chiusura. Meno musica di quanto uno potrebbe immaginare, pertanto; e invece davvero tanto circo e tanto umorismo da cabaret.
Paradossalmente proprio il Cabaret Maxim presente in via Stadion n. 10 offriva invece uno spettacolo musicale: una marcia, un walzer e un’ouverture eseguita su pianoforte, poi un assortimento di duetti e dicitori/ trici (ed è interessante come siano presenti anche dicitrici di sesso femminile) e infine lo spettacolo di una soubrette inglese, Miss Pela Pohl.

Nonostante vi fossero caffè che in via esplicita si definivano ‘cafè-chantant‘ sembra difficile praticare reali distinguo: le birrerie ad esempio a volte avevano spettacoli di cabaret o musica dal vivo; e all’opposto teatrini di periferia offrivano un bancone col servizio ristoro.
Il richiamo del circo funzionava tuttavia quale formidabile collante: i programmi infatti includevano accanto a canzonettisti e musicisti anche giocolieri, umoristi e ventriloqui. I virtuosi di uno strumento si presentano spesso con nomi che ammiccavano all’ambiente circense: non c’era il flautista, ma l’uomo-flauto. Accanto ad alcuni motivi popolari, di ascendenza viennese quali i walzer, le composizioni ammiccavano alle melodie russe e medio orientali. A Trieste, a inizio novecento, si esibisce ad esempio l’artista giapponese Osaka, in realtà un triestino doc. Anche i cantanti infine non si limitavano alla parte musicale, ma tra un brano e l’altro pronunciano battute comiche, commenti e satire sui fatti politici del giorno.
Occorre sottolineare come la componente femminile di questi spettacoli fosse spesso composta da giovani che, emigrate a Trieste in cerca di lavoro e avendo una buona cultura musicale e letteraria, si erano riciclate in questo genere di impieghi onde dover evitare di tornare a casa o di confluire nella prostituzione all’epoca dilagante nella Trieste di inizio secolo. Proprio per ciò, tra i triestini locali, soubrette e canzonettiste godevano di una cattiva fama, oltre ad essere spesso ‘foreste’.
Questo variopinto mondo non scomparve con la prima guerra mondiale, quando anzi i caffè concerto proporranno solo programmi in lingua tedesca; né s’interromperà col regno d’Italia e il fascismo. L’elemento musicale andrà però scomparendo, a favore degli spettacoli di varietà. L’ascendenza non sarà più la Vienna gaudente di inizio novecento, ma la Napoli capitale della canzonetta italiana. Il cantante d’un tempo cederà così il passo al melodista, una specialità tutta italiana.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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