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lunedì, 3 Ottobre 2022

Caffè storici e Caffè-Concerto della Trieste asburgica, tra Ottocento e Novecento

09.06.2018 – 10.29 – Un turista interessato a scoprire i caffè storici di Trieste solitamente segue un itinerario ormai tradizionale: Caffè degli Specchi in Piazza dell’Unità, Caffè Tergesteo, Caffè Tommaseo, Bar Urbanis, Antico Caffè Torinese, Caffè Stella Polare e infine, ultimo, ma non per valore, Caffè San Marco. Si tratta di un percorso presente su Internet e nelle guide turistiche da diversi anni, richiesto spesso dagli stessi visitatori: un’esperienza dove la ricchezza degli ambienti si mescola con un viaggio nel tempo, arricchito dall’esotismo dei nomi dei caffè triestini.
Andrebbe tuttavia riconosciuto come sia un’esperienza fondata sulla finzione, come tante ricostruzioni storiche: se il Caffè degli Specchi ha conservato tre degli originari specchi che adornavano il locale, il Caffè Tergesteo presenta degli interni totalmente rifatti, mentre il Bar Urbanis era nella prima metà dell’Ottocento casomai una Pasticceria e solo in un secondo tempo un Caffè. Il Caffè Tommaseo era certo uno dei locali più frequentati dalla città, ma lungi dall’essere simbolo degli Asburgo rimase sempre punto di ritrovo di mazziniani, ex garibaldini e avanti negli anni, gruppi irredentisti. Un eguale, se non più grave equivoco caratterizza il Caffè San Marco: fondato nel 1914 e pertanto tutt’altro che “antico”, il caffè si distinse fin dalla sua apertura per il profondo sentimento nazionale, evidente nel richiamo alla Repubblica di Venezia. Prima di essere vandalizzato durante la I Guerra Mondiale e venire chiuso dalle autorità austriache per un servizio di passaporti agli emigrati italiani, il San Marco trasmetteva persino nell’arredamento un sentimento d’italianità: le decorazioni con le foglie di caffè erano colorate di verde, i chicchi era rossi e le fasce tutto attorno bianche, riproducendo in tal modo il tricolore. Successivamente le ingenti spese di restauro determinarono a partire dagli anni ’20/’30 una colorazione bronzea, che si è conservata tutt’ora e si intona bene con il generale lusso dell’arredamento interno. Il Caffè San Marco pertanto viene definito nelle guide come il locale più triestino della città, un autentico ritorno alla Trieste asburgica; eppure, a partire dalla data dell’inaugurazione (1914) fino agli intenti dei suoi fondatori, era un Caffè molto più italiano che austriaco. Si tratta di un fraintendimento scusabile, se si considera come effettivamente gli interni riproducano le atmosfere di un caffè viennese e di come negli anni di attività sotto l’Austria fosse frequentato da un ampio pubblico, certo non limitato ai soli irredentisti.

“Im Café Griensteidl”, quadro di Reinhold Völkel (1896)

Quali erano dunque i reali caffè storici, tra Settecento e Ottocento?
Al di fuori dei soliti noti, quali locali e quali caffè erano i più rinomati a Trieste?
Dove ci si incontrava a leggere i giornali, a bere un caffè e a discutere le ultime novità da Vienna?
La Piazza Grande (odierna Piazza dell’Unità) riuniva i locali più importanti di Trieste: il Caffè Carrara, aperto tutta la notte, sede prediletta delle compagnie teatrali; il Caffè Orientale, sotto il Palazzo del Lloyd, ritrovo di impiegati comunali, pensionati e reazionari e infine l’immancabile Caffè degli Specchi, già all’epoca profondamente cosmopolita. I “gobbetti”, così chiamati per il loro aspetto nelle fonti, gestirono con grande successo in Cittavecchia il Caffè alle Nazioni e in seguito con i guadagni fondarono nella Piazza Grande il Flora, che sostituì il Caffè Carl al pianoterra di Casa Pitteri. Immancabile sotto il Municipio il Caffè Litke, successivamente noto come Municipio e infine come Garibaldi, appellativo con il quale è rimasto famoso per la presenza, tra i tanti letterati, del poeta Umberto Saba.

Numerosissimi, specie verso la seconda metà dell’Ottocento, i piccoli Caffè: si parte dal Caffè Greco in Piazza della Borsa, pittoresco ritrovo dei commercianti levantini negli abiti tradizionali, contrapposto invece alla sobrietà formale e alla tranquillità del Caffè della Borsa, esclusivo circolo degli ebrei polacchi, che giungevano a Trieste per comprare i cedri rituali necessari al Sukkot.

Mentre il Caffè della Borsa verrà rinominato della Borsa Vecchia, sono oramai scomparsi prestigiosi locali come il Vesuvio, via di mezzo tra Caffè e Ristorante, aperto nelle ore notturne, il Cesareo, dalle atmosfere veneziane, il Chiodi, l’Edison, Alla Sanità… una catena senza sosta di nomi ognuno con una sua clientela e una sua identità nettamente distinta da tutte le altre. Caffè annacquati e servizi scadenti caratterizzavano invece i caffè Alla Minerva, Alle Torri, Alla Pace e al fondo della classifica, il Marittimo, in via Crosada, tanto economico d’avere persino le pulci.
Il giardino di Piazza Hortis ospitava due noti caffè ottocenteschi: il Caffè dei Dindi, ritrovo di eccentrici, spendaccioni e cacciatori di ritorno dal Carso e il Caffè dell’Accademia, appuntamento immancabile per gli universitari e gli studenti che saltavano lezione.
Presso Piazza Goldoni, all’epoca Piazza della Legna, era possibile scegliere tra l’Armonia, l’Ambra, il Bizantino e il Barriera, mentre in via del Torrente si affacciavano i caffè Bergamin, Fabris, Faidalt e Domenig. Presso via Cassa di Risparmio il caffè Casa Rossa era noto per dare ospitalità alle contadine che venivano dall’Istria a vendere la frutta, mentre poco più in là, presso il Ponterosso, c’era il Rauch e il Pitschen, sede della Borsa degli agrumi. E ancora molti altri sarebbero da menzionare, tra cui Europa felice, Imperiale, Wien, Carso, Londra, Francese, Nuova York, Fedel triestino

Caffè nel giardino di Miramare (1900 circa), foto stereoscopica, Civici musei di storia ed arte

Accanto ai grandi Caffè in Piazza dell’Unità, ai Caffè più o meno “storici” e ai piccoli Caffè locali, un capitolo a parte meriterebbero i Caffè-Concerto: locali, spesso ristoranti o birrerie, che offrivano un servizio di caffè abbinato a uno spettacolo teatrale, comico o musicale. Un palcoscenico spesso improvvisato dava spazio ad artisti di varietà, bande musicali, comici volgari e giovani promesse della musica. Solitamente il locale, più un’osteria che un caffè, reclamizzava all’entrata i numeri del suo programma, dove il merito degli artisti veniva spesso esagerato all’inverosimile.
Il primo a tentare con successo questa variazione dal modello del semplice Caffè fu il ristorante Monteverde, nell’attuale area del Monte di Pietà, con una serie di spettacoli di cantanti lirici, prestigiatori e illusionisti. Il locale Alle Gatte, in Viale, inventò e diffuse per primo la denominazione di café-chantant; divenne noto per aver ospitato i comici Maldacea e Brunello, oltre a Vittorio Nippi e alla cantante Pina Ciotti. Il locale Alla Follia, ancora in Viale, presentava spettacoli di maghi, ammaestratori di animali e persino ginnasti e dopo una fortunata carriera si trasformò in un vero e proprio teatrino popolare. C’era poi Il Giardinetto, dove si esibì Lehàr con la sua banda musicale e Il Cervo d’oro (rinominato Gambrinus), dove cantava la Contessa Pignatelli, quando per un periodo rifiutò la carica nobiliare.
Il giardino della Scala d’oro, in via delle Zudecche, era noto per ospitare bande musicali alla sera, nella suggestione delle luminarie, mentre in Via Battisti (nota come Corsia Stadion, all’epoca) si frequentava il Maxim. Il Depretis, nella zona del Politeama Rossetti, suonava musica classica e all’Acquedotto l’Eden era uno dei pochi Caffè-Concerto dall’alto livello qualitativo. Famoso tutt’oggi l’Excelsior (Barcola), conosciuto nell’estate per la buona musica e i canti corali, tra cui l’immancabile “Evviva il tram di Barcola che corri… e no va pian”.
Come con i Caffè, la quantità di locali superava abbondantemente la qualità dei programmi: famigerati in tal senso erano il Magazzino lungo (Piazza San Giovanni), Aurora, in Barriera, il già menzionato Alla Torre, Bona notte, in via Arcate e Al Ponte della Fabbra.
L’argomento, come si può constatare, è assai vasto e non ha mai ricevuto un’adeguata trattazione accademica, nonostante l’importanza del tema sia per i triestini che per l’economia cittadina. Come per i precedenti articoli della rubrica, questo è appena un accenno, la punta dell’iceberg.
E ora, se mi volete scusare, ho la “cogoma” sul fuoco…

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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