51 anni fa l’attentato all’oleodotto Siot di San Dorligo

04.08.2023 – 07.00 – Sono trascorsi 51 anni da quel 4 agosto 1972 quando Trieste, suo malgrado, entrò nelle case di tutti gli italiani (e non solo) a causa dell’attentato dinamitardo ai serbatoi della Siot. La prima delle cariche esplosive all’oleodotto transalpino che da Mattonaia (frazione di San Dorligo) pompa greggio sino ad Ingolstadt, in Baviera, brilla alle 03.15 del mattino ma, a causa dell’errato posizionamento della carica di tritolo sulla valvola della conduttura attraverso la quale passa il greggio proveniente dai pontili del Vallone di Muggia, il cilindro di contenimento del serbatoio numero 44, il più vicino alla città e contenente 31.531 metri cubi di combustibile, regge all’esplosione. Nel frattempo, udito il boato, vengono allertati i Vigili del Fuoco che giungono anche da altre località della regione e perfino da Veneto e Lombardia. Alle 0.25 è la volta della cisterna numero 11 con 69mila m³ di liquido infiammabile, alle 03.30 salta pure il serbatoio numero 54, anch’esso con 69mila m³ di prodotto e, immediatamente dopo, alle 03.16, tocca anche alla numero 21 con invece soli 1.534 m³ di petrolio. A quel punto i tecnici della Siot attuano il piano d’emergenza iniziando a svuotare tutti i serbatoi di stoccaggio, pompando verso Ingolstadt più greggio possibile per evitare il pericolo di nuove esplosioni. Tuttavia nel pomeriggio, per contagio, l’incendio coinvolge anche il serbatoio numero 55. Le fiamme sono alte 150 metri e le colonne di fumo, visibili a centinaia di chilometri di distanza, raggiungono un’altezza di circa 6 km; fortunatamente solo l’assenza del vento di bora, unita al bel tempo, impediscono un ulteriore propagarsi delle fiamme e il fenomeno delle piogge acide. Il 6 agosto 1972, con un dispaccio da Damasco, i fedain rivendicano l’attentato. Per domare gli incendi ci vorranno 4 giorni, vanno in fumo circa 160mila tonnellate di petrolio greggio.

In primo grado di giudizio furono condannati, in contumacia, a 22 anni di carcere gli appartenenti e simpatizzanti di Settembre Nero: Mohamed Boudia (mente ed organizzatore del gruppo, in seguito ucciso il 28 giugno 1973) e Chabane Kadem, entrambi algerini, e le due francesi Marie-Thérèse Lefebvre (l’autista del commando) e Dominique Jurilli (o Iurilli); la pena è stata poi ridotta in appello a soli 6 anni, derubricando l’accusa di tentata strage in quella di semplice incendio doloso e con l’assoluzione da quella di associazione per delinquere. Tuttavia nessuno di loro scontò mai nemmeno un solo giorno di carcere.

L’esplosione e la combustione del petrolio provocarono notevoli problemi di inquinamento atmosferico. Inoltre, i terreni contaminati dalle fuoriuscite di greggio furono scavati e gettati nel Pozzo dei Colombi, una profonda grotta in località Basovizza, causando l’inquinamento del sottosuolo.

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