27.10.2024 – 07.01 – Involontaria attrazione turistica, lo yacht di Andrey Melnichenko nel golfo di Trieste funziona quale visibile rappresentazione di un conflitto – l’invasione russa dell’Ucraina – che dopo due anni e sette mesi è stata ormai inglobata nella ‘normalità’ di telegiornali e testate web. Proprio un recente articolo del Corriere del Veneto rifletteva su come lo Sailing Yacht A costituisca un elemento straniante, ma ormai considerato normale per lo scenario europeo, giungendo a definirlo la rappresentazione del ‘limbo’ in cui si agita l’Unione europea. Anche i dibattiti sul suo riutilizzo o sulle sue future destinazioni d’uso ormai larvano: continua senza esito l’iter presso il Tar del Lazio, avviato da molteplici trust che rivendicano come i beni russi sottoposti a congelamento amministrativo (non è infatti un sequestro) non appartengano direttamente agli oligarchi russi, ma a società slegate alla Federazione. Sotto il profilo pratico lo yacht di Melnichenko era stato spostato da Trieste a Venezia per un breve viaggio lo scorso luglio 2024; nonostante l’alberatura di 100 metri d’altezza necessitava infatti di un bunkeraggio per il rifornimento di carburante.
La reale novità risiede invece negli ultimi dati finanziari disponibili sull’oligarca presunto proprietario dello yacht, Andrey Melnichenko. Il ‘barone del fertilizzante’, come è stato definito, è il sesto uomo più ricco della Federazione Russa, stando al Bloomberg Billionaires Index. Il colosso Eurochem è infatti lievitato, nell’ultimo anno, da un valore di 6,3 a 25,2 miliardi. Una crescita parallela a quella dell’oligarca, le cui ricchezze si sono accresciute di oltre 26 miliardi dall’inizio del 2024. Eurochem ha la sua sede in Svizzera, ma non nasconde certo le sue materie prime: miniere in tre diverse parti della Russia, con l’Unione Europea quale cliente principale.
Ma come può un oligarca russo arricchirsi proprio grazie all’occidente in un periodo di continue sanzioni? Il fertilizzante non è tra i beni soggetti a sanzioni; e la sua lavorazione viene, nella Federazione, resa molto economica dalla disponibilità di gas russo a buon mercato. Paradossalmente proprio l’assenza di gas sottocosto, tipico della Russia, sta invece rendendo difficile alle aziende occidentali produrre fertilizzanti a costi competitivi. Il gigante tedesco BASF ha investito in Cina e negli Stati Uniti e il polacco Puławy ha proposto una tariffa del 30% per i fertilizzanti in ingresso dalla Bielorussia e dalla Federazione. Tuttavia l’UE è bene consapevole di come colpire il settore dei fertilizzanti porterebbe a serie proteste da parte degli imprenditori agricoli; e se allora manifattura e industria europea possono (e stanno) soffrendo per le sanzioni e la perdita del bacino commerciale russo, non sembra invece possibile ‘toccare’ l’agricoltura europea che pure, dagli inizi del duemila in poi, è stata pesantemente sussidiata dagli stati nazionali, nonostante sia incapace di competere col mercato internazionale.
[z.s.]


