14.09.2024 – 08.34 – “I maschi si stanno passando un bigliettino prova a vedere se riesci a prenderlo”. 1.x, 2.y, 3.t. 5 A. Le mie mani riescono a intercettare quel bigliettino con la lista, io sono al penultimo. O ultimo posto. Ma che classifica è? Le più preparate per passare il test di matematica? Quando lo passo alla mia amica lei sorride, è tra i primissimi posti, mi guarda. In quel momento passo da cucciola a giovane. La classifica è l’ordine di bellezza delle ragazze della classe. Ci rimango male, non riesco proprio a comprendere gli strumenti di valutazione. Ripeto dentro me stessa: “Lui l’altro giorno mi ha scelta per giocare a calcio e poi mi ha detto che sono brava”, “Ieri ha riso a una mia battuta”. Cioè non posso essere la più brutta della classe, ho un sacco di caratteristiche che piacciono un sacco ai ragazzi. E poi, sì, io sono tipo come loro, cioè ci divertiamo un sacco. “Io sono tipo come loro”, ecco il problema. Va bene, ho capito perché sono la più brutta. “Io sono tipo come loro”.
Cosa vuol dire, essere: “Tipo come loro”? Nel caso semplicemente: infantile, dunque essere più bimba che adolescente nella danza della preadolescenza. Il messaggio che mi arriva non è di sicuro così ponderato, ma suona a rintocchi funebri tipo: “Sei brutta”. La mamma, a casa, sbotta in un indimenticabile: “Che scemenza. Tu sei bellissima”. La interrompo dicendole che a meno che io non riesca a convincere anche i miei compagni di scuola, il suo parere di mamma mi fa piacere, ma fino a lì. Il giorno dopo le mie amiche avvenenti – torna sempre X dalla missione informativa presso i maschi, quella che è arrivata prima – candida nella sua ferocia mi dice: “Hanno detto che non sei male ma hai i baffi”. Scaturisce una serie infinita di atti di pseudo bullismo in cui tutto finisce poi in “Amazzone ha i baffi” in tutte le salse. Inizia un vero e proprio incubo, quei peletti sopra il labbro diventano la mia angoscia più grande. Come affrontare il discorso a casa? “Hai presente quando tu e il papà avete detto a me e mio fratello che ci volete bene in egual misura? Ecco perché avete insegnato solo a lui a radersi?” E poi che ne sapevo che le donne si depilassero. Io ero sempre nei boschi a rischiare la pelle in qualche impresa, o a giocare a calcio e a nuoto, a scrivere, sulla Playstation: che ne sapevo dei trucchi delle ragazze.
La svolta, forse. Nel viaggio di ritorno verso casa, mi guardo riflessa nel finestrino e mi vedo bellissima, come una cantante famosa con il viso ordinato e senza imperfezioni. Il giorno dopo a scuola, mi prendono in giro perché non ho più i baffi. Non è importante se ci hanno ferite per qualcosa di importante, riparabile o meno, le offese fanno male. Cresciamo, ci inaspriamo o mettiamo su una corazza poiché le cicatrici rendono la pelle più spessa ma sono anche dei disegni sul corpo. Esiste un passaggio di testimone tra chi ha subito degli atti di bullismo ma li ha superati e chi li sta ancora vivendo: quel momento passerà, e da quei disegni che sono cicatrici si potrà scrivere una storia, magari non con il sorriso ma sicuramente con la voglia di vivere di andare avanti anche dopo l’isolamento, l’offesa di essere il peggiore nella classifica dei migliori, l’ultima ad essere scelta in una squadra solo perché non sei bella. La bellezza di essere se stessi è un dono: le mie amiche non capivano perché ci mettessi trenta minuti per mettermi in costume in spiaggia – una delle mie più care, stufa, un giorno mi prese di scatto il viso e mi disse: “Se io avessi il tuo corpo andrei in giro nuda, nuda!”. Non anatroccolo e non cigno: sei quello che sei. Oggi sei una persona che ha saputo prendere l’episodio più imbarazzante della sua vita e utilizzarlo per farsi conoscere, anzi utilizzarlo proprio come biglietto da visita nel far west dell’Internet. Ma perchè? Per rivincita, forse, trasformando una situazione negativa in positiva e per iniziare questo percorso conoscendoci per quello che siamo, prima di metterci tutti a nudo in questa nuovo appuntamento sulla sessualità che intende essere sincero, senza tabù ma soprattutto senza vergogna.
[c.b.]


