‘Assente!’ A centodieci anni dalla grande guerra il ricordo dei caduti triestini dell’esercito austriaco

01.08.2024 – 07.01 – Il 31 luglio 1914, centodieci anni fa, il fante Mario Pietro Zoff si diede la morte con un colpo di pistola. Il falegname di Cormons, strappato alla moglie e ai tre figli, era stato irreggimentato tra i ranghi del 97esimo, nella Caserma Grande dell’odierna piazza Oberdan. Fu così che il primo morto di Trieste e del Litorale austriaco, tra i ranghi dell’esercito austroungarico, fu un suicida per rifiuto della guerra: il referto parla di “suicidio commesso in istato di mente perturbata”, un’anticipazione degli autolesionismi e dei rifiuti del conflitto che caratterizzarono la prima guerra mondiale.
Intende ridare voce e volto a queste figure e cioè ai soldati di Trieste, di Fiume e in generale del Litorale austriaco che combatterono nell’esercito asburgico il nuovo progetto del Club Touristi Triestini (CTT), intitolato ‘1914-1918: Assente! Odsoten! Assent! Odsutan! Abwesend!‘. L’intento è di riaffermare, partendo dalla lezione della prima guerra mondiale, il valore della pace. Il sito web, inaugurato da qualche giorno, pubblicherà infatti le schede dei soldati scomparsi, prelevandoli da un’ampia ricerca archivistica comprendente 40mila diverse schede. Tra i prigionieri, i mutilati e i malati, compaiono infatti 10mila triestini caduti sul fronte: in Galizia, ma non solo.
Il CTT ha abbracciato un’area che va da Plezzo a Pola e da Cervignano e Baška; in segno di fratellanza e vicinanza si è scelto di comprendere anche Fiume e Valcanale per analoghe vicende e provenienze etniche. Il cuore però della raccolta appare composto di triestini che avevano vestito i colori austriaci, scomparendo nel maelstrom del conflitto.
La ricerca è stata svolta con un’ampia collaborazione del Comitato d’Onore per il Soldato Austro Friulano, la Fundacija Poti miru, la Parrocchia di Repen, la Fondazione Benefica Kathleen Foreman Casali, l’Associazione Culturale F. Zenobi, il Circolo della Stampa di Trieste, la Società umanistica Histria, la Società Cormonese Austria e la Società triestina di cultura Maria Theresia.

La presentazione del progetto, avvenuta non a caso in quello stesso 31 luglio quando Zoff si suicidò, si è svolta nella cornice del Circolo della Stampa: il presidente Sabatti ha introdotto il progetto definendo le due parole chiave, “memoria e appartenenza”.
“Si tratta di due elementi che procedono facilmente insieme, in quanto la memoria è importante anche se i triestini vengono spesso accusati di averne troppa”. Tutto il contrario, perchè “siamo consapevoli dell’importanza della/delle culture” e “dell’intersecarsi delle lingue”. Occorre infatti “saper conservare la memoria in modo giusto e questo ne è un esempio”.
Il vicepresidente del Circolo della Stampa Santin ha invece osservato che questi erano “soldati cancellati, dimenticati e persino infamati, solo perchè avevano combattuto per la propria terra”. Il progetto pertanto risponde a “uno spirito di giustizia verso i nostri caduti”.

Il presidente del CTT Alessandro Sgambati ha commentato che “non ci interessa l’onore dei reggimenti, ma ricordare i singoli caduti, le persone che hanno sofferto”. Inoltre “i caduti non parlavano la lingua nazionale, ma il proprio dialetto di appartenenza e proprio per questo il progetto è in dialetto triestino”.
Infatti “non ci interessano i ‘presenti’ arruolati in monumenti nazionalisti, obbligati a una guerra eterna, ma gli assenti sepolti nelle fosse comuni”.
La compilazione delle schede dei caduti, ha spiegato Sgambati, ha rivelato molteplici sorprese; ad esempio i primi caduti triestini erano già in Serbia e sulla nave Zenta, affondata al largo di Montenegro. I dati però rimangono lacunosi, incompleti; ad esempio vi sono spesso doppioni, così come risultano assenti i dati dei triestini imbarcati su nave.
“Assenti sia l’esempio di quello che è successo e che non si deve ripetere” ha concluso Sgambati.

Lo storico Roberto Todero dell’Associazione Culturale F. Zenobi Trieste, noto per gli studi sul 97esimo reggimento, si è dichiarato concorde: “Io credo nell’utopia dell’utopia, occorre credere nella pace. Ciò non significa però ignorare il mondo militare, perché questo ci può dire molto sull’identità di queste persone scomparse”.
Ad esempio “il reparto di cui fa parte un soldato è importante, perchè permette di tracciare a movimenti e indirizzi di luoghi e case”.
Nell’ambito del collezionismo militare “in Italia abbiamo duramente pagato l’esperienza della seconda guerra mondiale, a lungo erano considerate cose ‘da bambini’; oggigiorno non è più così, ma purtroppo sta tornando invece un feticismo verso le cose militari”.
Nel caso del soldato Zoff egli venne sepolto in cimitero in quanto si era suicidato per una malattia mentale, esattamente com’era successo con Rodolfo d’Asburgo: “qui vediamo un soldato semplice equiparato a Rodolfo” ha osservato Todero. Il gesto d’altronde di non voler combattere, “l’eroismo di uccidersi”, anticipa futuri gesti che avvennero nella prima guerra mondiale, specie nell’autolesionismo dei soldati al fronte.

Il ricercatore Manuel Pascolat, per il Comitato d’Onore per il Soldato Austro Friulano, ha portato la propria esperienza personale, volta a indagare le origini del bisnonno, soldato per l’esercito austriaco. Pascolat ha osservato le difficoltà per rintracciare questi dati, spesso lacunosi: dopotutto morti e feriti venivano trascritti secondo la propria lingua, grafia e dicitura da personale medico proveniente da ogni parte dell’impero: “l’infermiere polacco trascriveva il nome di un friulano austriaco come lo sentiva, non si può pretendere che la grafia sia corretta”. Ne deriva un lavoro di ricostruzione impegnativo, specie sul fronte geografico.

Il ricercatore Igor Dolenc ha infine compiuto un’ampia retrospettiva sullo studio delle retrovie della provincia di Trieste: non i soldati morti, ma quelli sepolti. L’obiettivo in apparenza semplice di avere un database dei soldati sepolti nei cimiteri militari a Trieste e in Aurisina si è presto esteso agli ospedali e i magazzini dell’esercito.
“Le retrovie sono un terreno fertile” ha commentato Dolenc, snocciolando alcune delle fonti dalle quali reperire dati: il registro Belovar a Prosecco, il registro dell’Ospedale di Prosecco, il libro delle sepolture del cimitero di Zaule e così via. Giungendo finora a identificare 6700 soldati austroungarici e 3800 italiani sepolti.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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