17.07.2024 – 07.01 – Nonostante gli sforzi per la riduzione della plastica si prevede che, continuando con l’attuale stato di fatto, i rifiuti marini triplicheranno entro il 2040, producendo gravi danni, specie agli ecosistemi dei piccoli mari. Il pensiero corre allora all’Adriatico: mare fragile, particolarmente ‘caldo’ a causa del cambiamento climatico e condiviso tra diverse nazioni. È evidente che non si può sperare di gestire l’Adriatico senza una collaborazione transfrontaliera ed è in tal senso che entra in gioco il progetto Wastereduce, un Interreg 2021-27 tra Italia e Croazia. Otto partner distribuiti tra FVG, Veneto e Istria; 1,6 milioni di finanziamento; due anni e mezzo di lavori previsti. Sono i numeri del progetto che mira a invertire la rotta nel mar Adriatico e garantire un mare molto più pulito, specie considerando l’impatto negativo del turismo di massa italiano e croato. Si desidera infatti lavorare insieme per garantire la rilevazione dei rifiuti e la loro eliminazione quantomeno nelle aree protette e nei siti della Rete Natura 2000.
In particolare, in Croazia, i quattro siti Rete Natura 2000 coinvolti saranno la baia di Sakarun, protetta dalla direttiva habitat; e tre siti istriani, rispettivamente la costa del sud dell’Istria, il lato ‘occidentale’ protetto dalla direttiva uccelli; e due aree umide entrambi sotto direttiva Habitat e Uccelli.
I partner coinvolti sono l’Istituto per l’Agricoltura e il Turismo di Parenzo, capofila del consorzio, il Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste, la Regione Istriana, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente del Veneto, l’Ente gestore delle riserve naturali della regione istriana ‘Natura Histrica‘, l’Associazione per la Natura, l’Ambiente e lo Sviluppo Sostenibile ‘Sunce’ con sede in Croazia, ETRA SpA – Società benefit con sede a Bassano del Grappa (Treviso) ed Etifor – Valuing Nature spin off dell’Università di Padova.
La coordinatrice del progetto Barbara Sladonja, per l’Istituto per l’Agricoltura e il Turismo di Parenzo, ha presentato il progetto ieri, il 15 luglio, nella cornice dell’Università di Trieste.
“Italia e Croazia condividono il mare Adriatico, ma anche il suo inquinamento ambientale” ha esordito, ricordando “i grandi danni dal turismo costiero” per il quale “serve una gestione congiunta dei rifiuti”.
“Gli approcci unilaterali sono poco efficienti, servono piuttosto politiche e pratiche ambientali comuni per gestire i rifiuti nelle aree Duemila e nelle zone protette” ha sottolineato Sladonja.
Il prof. Fabio del Missier, per UniTS, ha riflettuto quale psicologo sociale su “come sensibilizzare il problema ambientale”, ad esempio esortando “a conferire i rifiuti in maniera adeguata”. Verranno allora eseguite “ricerche psicologiche e anche sul campo” volte a comprendere “quali azioni hanno avuto maggiore successo”. Occorre infatti “indagare come i comportamento delle persone producono rifiuti” onde “acquisire una percezione adeguata del problema”.
Sempre dall’Università di Trieste, il prof. Giovanni Bacaro ha sottolineato l’utilizzo “di metodi innovativi, specie sistemi satellitari” in un campo quale la botanica.
Lucia Da Rugna, per l’Ufficio Progetti Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Regione Veneto e Domenico Lenzi, Direttore Generale di ETRA SpA Società Benefit, hanno invece portato l’esempio del Veneto. Da Rugna ha sottolineato l’enfasi sull’economia circolare e sulla prevenzione tramite i kit didattici nelle scuole; Lenzi invece ha osservato che sul Brenta hanno implementato una videosorveglianza per individuare chi abbandona i rifiuti e un’enfasi sull’educazione ambientale e comportamentale.
E rimanendo nel Veneto il partner del progetto Linda Barci, Etifor – Valuing Nature spin off dell’Università di Padova, ha enfatizzato “tutti i costi legati all’abbandono dei rifiuti in un’area”. Anche ripulire un’area ha un prezzo per uno stato e non è ininfluente per il bilancio, specie nelle zone di costa.
[z.s.]


