Comunicare le comunità. Sguardo a oriente con la comunità cinese di Trieste

21.06.2024 – 07.01 – Le prime tracce di un rapporto culturale e commerciale di Trieste con la Cina risalgono alla fondazione del Gabinetto Cinese di A. Wunsch, situato nell’odierno Corso Italia, al primo piano di Casa Ananian. Originale incrocio tra emporio e museo d’arte orientale, il Gabinetto Cinese era frequentato da personalità quali Massimiliano d’Asburgo, Pasquale Revoltella ed Elio Morpurgo. Volendo invece cercare un contatto diplomatico, occorre risalire al 30 dicembre 1909, quando a Trieste giunse una missione di venti ufficiali della Marina imperiale cinese, onde visitare lo Stabilimento Tecnico Triestino e il cantiere di San Marco. Risale invece al 21 settembre 1920 la scelta di aprire un consolato di carriera cinese a Trieste, rimasto con alterne vicende fino al 1940. Curiosità: l’ultimo console cinese di Trieste Hsucheng aveva una moglie italiana, di nome Vincenti Mareri.

Oggigiorno la comunità cinese di Trieste è una parte riconosciuta e attiva dell’economia giuliana; eppure spesso i triestini conoscono poco la realtà cinese della città. Ci si limita ad associarla ai negozi e alle tante attività commerciali, ma senza conferirle una precisa collocazione.
Trieste news ha intervistato, a questo proposito, il professor Gao Xu, Presidente e fondatore dell’Istituto Nuove Vie della Seta di Trieste. L’associazione è attiva da anni nella divulgazione della cultura cinese e nell’integrazione della comunità locale.

Come nasce la comunità cinese di Trieste?

I primi immigrati cinesi giunsero negli anni Settanta, attivi coi primi ristoranti tradizionali. La mentalità di Trieste era all’epoca piuttosto retriva e i primi anni furono difficili e faticosi. La Cina stessa era ancora chiusa, siamo nel periodo precedente alle riforme di Deng Xiaoping del 1978. Dal 1970 al 2005 la presenza era abbastanza sporadica, poi grazie al Decreto Flussi giunse un maggior numero di persone: non solo singoli cittadini, ma intere famiglie.

Qual è la provenienza dei cittadini cinesi a Trieste?

I cinesi in Italia provengono, per la maggior parte, dallo Zhe Jiang, vicino a Shangai. Io stesso provengo da Pechino. Storicamente siamo discendenti dal periodo della guerra dei Tre Regni, milleseicento anni fa, dallo stato di Wu. I nostri antenati persero la guerra e si ritirarono nella zona di costa. Infatti tutt’oggi chi proviene da questa regione conserva un dialetto ben distinto.

Com’è cambiata la comunità cinese di Trieste?

Inizialmente la comunità era presente nel Borgo Teresiano, specie presso via Ghega e via Geppa. Oggigiorno invece siamo maggiormente diffusi. A livello di presenza geografica, ad esempio aprirà a breve un Nishiku di duemila metri quadri a Monfalcone.

Sotto un profilo economico se la prima generazione svolgeva lavori anche umili quali cuoco o lavapiatti, le generazioni negli anni Novanta hanno conosciuto la produzione industriale, di massa e infine, dal 2010-15, la Cina non produce più la maglietta o l’oggetto di plastica scadente, lo associamo piuttosto al Vietnam o ad altri paesi. Dallo smartphone, all’auto elettrica e così via, la Cina dal 2005 in poi grazie al progredire dell’economia è diventata una potenza tecnologica, non solo industriale. Se un’industria tedesca vuole costruire auto elettriche dovrà necessariamente rivolgersi per la componentistica, ad esempio le batterie, alle fabbriche cinesi. Purtroppo la maggior parte degli europei rimane legato a un’immagine della Cina degli anni Novanta, con la produzione di massa di oggetti scadenti. Una mancanza di consapevolezza pericolosa.

A livello locale, accanto all’attività di vendita al pubblico e alla ristorazione, si è affermata la riparazione dei cellulari e la vendita di componenti elettroniche. Non solo piccoli imprenditori, pensi a quale ruolo svolga AZ Casa. Ad esempio non si limitano alla vendita, nel loro caso, ma sono anche attivi nel settore software.

Quali sono le attività culturali della comunità?

Sono ancora abbastanza ridotte, ma in crescita. L’Istituto Nuove Vie della Seta è attivo da anni; eravamo, all’inizio, ospiti della Chiesa Cristiana Evangelica Cinese di Trieste, in via Padovan.
Una delle maggiori collaborazioni è stata con il Liceo Carducci-Dante, con il quale grazie alla preside Quasimodo, abbiamo avviato i corsi di insegnamento della lingua cinese.
Lingua cinese curricolare: una felice intuizione che, dai primi 20 studenti, è salita a oltre 300 in soli dieci anni. E’ stato un bel momento di apertura da parte della città. Anche il Comune di Trieste ci ha sempre appoggiato negli ultimi anni, specie nell’organizzazione della Chinese Week. Abbiamo ottenuto di poter utilizzare la sala Luttazzi e altri spazi per il corso di Calligrafia, la cerimonia del tè e così via. E non manca una collaborazione con il Veneto: abbiamo infatti avviato una collaborazione con il Liceo artistico Giulio Carlo Argan di Venezia. Non siamo più solo a Trieste e Udine.

Come si articola il rapporto tra la comunità cinese di Trieste, la Cina e il Friuli Venezia Giulia?

Trieste è senza dubbio la comunità di maggiori dimensioni nel Friuli Venezia Giulia. Le attività crescono con rapidità e c’è interesse per conoscere la Cina autentica, non solo le notizie pubblicate sui giornali. La Cina negli ultimi anni, specie dopo la pandemia Covid, mi ha sorpreso: a livello turistico ha infatti tolto il visto verso Italia, Francia e Spagna. Occorre notare come di solito questo genere di concessioni sia bilaterale, sarebbe stato naturale ricambiare. Naturalmente la Cina ha bisogno di turisti per l’economia, ma vi erano altri metodi disponibili; questo è stato un modo molto sincero e aperto verso gli italiani. Oggigiorno un cittadino italiano può comperare il biglietto aereo e, il giorno dopo, essere in Cina; un po’ come viaggiare nell’Unione Europea. D’altronde questo riflette una Cina in forte cambiamento. E naturalmente anche in Cina, come in Europa, c’è stato un forte calo dei consumi, sebbene non paragonabile all’inflazione e alle difficoltà europee.

Perchè un cittadino cinese dovrebbe scegliere Trieste?

In realtà il cittadino cinese non giunge subito a Trieste; dapprima arriva a Milano o a Prato, poi comprendendo come il mercato sia saturo può scegliere Trieste. Molti hanno pregiudizi verso la città: viene considerata di frontiera, povera a confronto con le capitali del nord Italia e così via. Eppure il feedback dal Friuli Venezia Giulia, nei confronti delle nostre iniziative, è molto più reattivo a confronto col Veneto. Negli ultimi anni c’è una notevole apertura e interesse verso la Cina tanto a Trieste, quanto a Udine.
Trieste ha inoltre una camera di commercio italo-cinese; abbiamo un’associazione di più aziende (negozi, ristoranti e così via).

C’è un senso del ‘religioso’ nella comunità?

Le persone nate dopo il duemila difficilmente sono religiose: credono nel profitto. E scherzando forse in Tik Tok. Anche chi ha genitori credenti – ad esempio evangelici – è raro che segua la religione dei padri. E’ dopotutto un cambio di mentalità trasversale a molte comunità.

E le arti marziali cinesi?

No, direi che non sono diffuse nella comunità. Le fanno più gli occidentali, persino la calligrafia!

Qual è invece la situazione con i corsi di lingue?

Noi siamo l’unico ente Confucio certificatore privato verso tutta l’Italia per l’insegnamento della lingua cinese. Vi sono dodici Istituti Confucio, ma noi siamo l’unico privato. Per la mentalità occidentale gli Istituti Confucio vengono considerati con movente politico; invece, proprio per questo motivo, il governo cinese ha autorizzato il nostro ente che è completamente apolitico. Se vuoi parlare di Tibet o di Taiwan sei libero di farlo nella nostra scuola, proprio perchè privata. Noi rilasciamo regolari esami validi per la Cina. Certo Trieste riveste un’importanza geopolitica anche per la Cina. Occorre però riflettere come la Cina preferisca punti di riferimento culturali a basi militari. Storicamente la Cina è sempre stata interessata a un commercio che sia bilaterale, di reciproco vantaggio per entrambe le parti.

Quale lingua orientale è più in voga? Penso ad esempio all’influsso della cultura coreana…

Gestiamo sia corsi di lingua cinese per cittadini italiani che di cinese per cinesi di seconda generazione, nati in Italia. Attualmente c’è un calo delle richieste della lingua giapponese; forte crescita invece della lingua cinese e del coreano che riflette l’andamento del mercato in Italia.

[L’Istituto culturale Nuove Vie della Seta di Trieste nasce dal 2011 onde favorire l’integrazione della comunità cinese sul territorio. L’associazione offre corsi di cinese, coreano e giapponese per tutte le età e tutti i livelli. L’Istituto ha sede in via Valdirivo n. 36 ed è contattabile al numero di telefono +39 388 878 3798 e via mail [email protected].]

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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