Da Pechino al mar Adriatico: la storia del consolato cinese a Trieste

05.03.2022 – 07.01 – Il conflitto secolare tra la monarchia (assoluta) francese e la monarchia (moderata) inglese che si protrasse per l’intero diciottesimo secolo aprì agli Asburgo una finestra di opportunità per affermarsi quale grande potenza mercantile e coloniale. È durante questo periodo che si verificano i primi contatti tra l’Austria e la Cina e, per correlato, tra Trieste e Pechino. La protagonista fu la Compagnia austriaca delle Indie orientali che operò nella seconda metà del settecento, siglando trattati e impiantando diverse basi commerciali dall’India fino all’impero cinese dei Qing, che viveva sotto l’imperatore illuminato Quianlong l’ultima stagione d’oro prima delle crisi e delle umiliazioni ottocentesche. Il tentativo operato dapprima da Maria Teresa e successivamente da Giuseppe II d’Asburgo di costruire un impero coloniale sul modello dei cugini europei sostanzialmente fallì per l’eccessiva concorrenza degli stati rivali; ma per diversi decenni l’Austria gestì un fiorente commercio con l’estremo oriente, specie con la Cina. Un’occasione mancata, in tal senso, fu la guerra d’indipendenza americana, quando l’Inghilterra allentò la propria presenza militare in un’India ormai dominata dalla British India East Company. Trieste in quest’ambito giocava il ruolo di snodo commerciale e hub logistico di riferimento per l’occidente. Una suggestiva descrizione viene offerta dallo storico Girolamo Agapito nel 1824, quando il ricordo era ancora vivo: “Dal 1776 al 1786 scorsero le coste del Malabar, del Coromandel e della Cina parecchie grosse navi mercantili di costruzione triestina le quali rientravano nel nostro porto con i tesori delle Indie; in pochi anni l’Austria aveva esportato colà per 8 milioni di fiorini ed importato per più di 14 milioni, acquistando seterie eccellenti, porcellane, cotone, ambra, droghe, frutta squisita, polvere d’oro, pelli di leone e di tigre, té”.

Quest’iniziale contatto trovò poi concretezza diplomatica quando nel 1817 l’Austria inviò una corvetta di guerra in Cina, siglando un rapporto commerciale tramite il console austriaco ivi presente, titolare a propria volta della residenza a Canton.
Sotto il profilo commerciale è ormai famosa la storia del Gabinetto Cinese di A. Wunsch: un’originale via di mezzo tra museo e negozio che mescolava la funzione commerciale con quella didattica, simbolizzando il fascino per un oriente lontano.
Una svolta nei rapporti diplomatici avvenne tra il 1908 e il 1909, quando dopo la morte dell’imperatrice Cixi, ultima della dinastia Qing, salì sul trono Pu Yi di 2 anni. L’anno seguente, il 30 dicembre 1909, giunse a Trieste una missione di venti ufficiali della Marina imperiale cinese, onde visitare lo stabilimento tecnico triestino e il cantiere di San Marco. L’accoglienza fu fastosa, anzi trionfale: alla stazione dei treni il reggimento n.4 di soldati bosno-erzigovese suonò un arrangiamento dell’inno imperiale cinese; e nell’occasione arrivò da Vienna l’ambasciatore Leu-Puu-Dong. Il processo diplomatico, in quest’ambito, non venne rallentato, ma accelerato dalla proclamazione della Repubblica cinese nel 1911 e conobbe un’ulteriore facilitazione grazie alla Prima Guerra Mondiale. La Cina entrò in guerra il 17 agosto 1917; e lo fece al fianco dell’Italia. La nuova Trieste passata ai Savoia ebbe pertanto un motivo ulteriore per disporre di un consolato cinese; tanto più che a seguito del conflitto era stato ulteriormente rafforzata la concessione a Tien-tsin, un’enclave italiana dove venivano condotti i principali commerci con la Repubblica cinese. La concessione, dalle dimensioni di mezzo chilometro quadrato, ebbe dal primo dopoguerra una guarnigione con soldati triestini, del reggimento San Marco normalmente di stanza a Pola. Giunti tramite l’incrociatore da guerra San Giorgio, il reggimento venne insediato nel 1924. Specificatamente il 5 marzo dello stesso anno “si svolse la cerimonia ufficiale di insediamento a Tien Tsin nella concessione italiana alla presenza del Regio Ministro italiano a Pechino, del console generale a Tien Tsin, dei comandati militari stranieri coi rispettivi Stati maggiori, del governatore cinese di Tien Tsin, dei notabili della colonia italiana e di una numerosa folla.
Qualche anno addietro, il 21 settembre 1920, la legazione della Cina a Roma scelse ufficialmente di concretizzare questo legame aprendo un consolato di carriera a Trieste, il cui titolare Hoang-Thsing-Tcheng inserì i propri uffici in via Udine n. 3. Il consolato, autorizzato dal Commissario Generale Civile per la Venezia Giulia con nota n. 36590, aveva competenza sulla Venezia Tridentina. Il 21 ottobre 1921 s’inaugurò anche la cancelleria in via San Spiridione n. 12 e il successivo 9 novembre l’addetto alla legazione romana, Wang Hsiao-Tsoong, divenne allievo-console e segretario del console Shen Chouh-So.
Dal 1923 il consolato venne poi trasferito in Via San Lazzaro n. 17 , con un nuovo console, un tale Tschen-Ji-Fu. Il 24 luglio 1927 il console venne però richiamato in Cina e il consolato chiuso; nello stesso anno la concessione austro-ungarica risalente ancora alla ribellione dei Boxer del 1900 venne ufficialmente accorpata a quella italiana.
La Cina però ritornò a Trieste nel 1934, con un nuovo consolato situato in via Lazzaretto Vecchio n. 11 e con rappresentante un console di carriera, un “veterano”, Chang Chia Yung (3 dicembre 1934). Il ruolo perdurò fino al 26 novembre 1938, quando gli uffici traslocarono nuovamente in via Besenghi n. 12, dove risiedette quale addetto il cinese Hsucheng che aveva, fatto curioso, una moglie italiana, Vincenti Mareri. Il consolato venne infine chiuso il 24 agosto 1940, con una nota riportata da Aldo Colleoni che lascia trapelare una certa irritazione pecuniaria: il console si era lasciato diversi debiti alle spalle.
“Si comunica – avverte il questore di Trieste Capobianco – che il consolato cinese sito in via Besenghi, in data 27 scorso mese, ha cessato ogni attività. Il console Chang Chia Yung in pari data si è trasferito a Milano unitamente alla famiglia. Ha qui lasciato insoluti diversi conti presso alcuni negozi di commestibili. Sconoscesi l’entità delle somme”.

Il consolato non riaprì più nei decenni successivi alla Seconda Guerra Mondiale; tuttavia occorre notare che tanto la città quanto l’Italia intrattennero ottimi rapporti con la Repubblica Popolare Cinese e la Cina di Taiwan (all’epoca chiamata “Formosa”). In questo discorso andrebbe poi inserito il nuovo flusso migratorio cinese verificatosi nei primi anni duemila (ma con antecedenti negli anni Ottanta e Novanta), rapidamente affermatosi quale parte integrante della popolazione triestina. Ma quella, come si suol dire, è un’altra storia.

Fonti: Aldo Colleoni, Il ruolo geopolitico dei consoli a Trieste dal 1732 al 2006, Trieste, Italo Svevo, Università di Trieste, 2006

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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