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giovedì, 6 Ottobre 2022

La storia del Gabinetto Cinese Wünsch: un “assaggio” d’oriente

15.01.2022 – 07.01 – La popolarità del Museo negli ultimi vent’anni ha raggiunto livelli tali da concorrere con le golden age delle esposizioni museali: mai, se non dai tempi della Germania guglielmina e dell’Inghilterra edoardiana, il concetto del Museo non godeva di una tale popolarità. In questo contesto non deve sorprendere la scelta operata, nel caso triestino, di costruire un Museo del Mare quale primo passo per la rivitalizzazione di un’area abbandonata quale il Porto Vecchio. Si tratta di una scommessa coerente con molti progetti europei; tra i tanti l’esempio paradigmatico è il Guggenheim Bilbao Museum, la cui realizzazione ha radicalmente trasformato un’area portuale altrimenti degradata. Eppure questa popolarità del Museo si è accompagnata a un suo progressivo svilimento a favore di logiche commerciali: predomina il Museo come veicolo non di cultura, ma di vendita di prodotti, di merce (non per forza reale, ma volendo culturale, ideologica, ecc ecc). In quest’ambito nuovamente Trieste aveva precorso i tempi con un modello di emporio-museo dove il fine culturale mascherava in realtà un obiettivo puramente merceologico.
È il caso del Gabinetto Cinese Wunsch, oggigiorno considerato un antenato spirituale dell’odierno Civico Museo d’Arte Orientale di Trieste.

Lo “Scematismo dell’I.R. Litorale Austriaco” menziona nel 1843 tra gli “offellieri” e i “confetturieri” un tale chiamato “Adolf Wunsch“, il quale possedeva una pasticceria in contrada del corso 700. Lo Scematismo del 1862 menziona, accanto alla pasticceria, l’esistenza di un “Gabinetto Cinese”, anch’esso di proprietà del moravo Wunsch. L’Indice della Deputazione di Borsa del 1868 infine menziona un cambiamento di civico: non più 700 e 702, ma contrada del corso 10 e l’annotazione: è una ditta che si occupa di “oggetti della China e confetture“. Quando il pasticcere “museale” muore, il 24 dicembre 1890, la collezione viene smembrata e venduta all’asta a Vienna.

Un dettaglio del Gabinetto Cinese, da un’illustrazione dell’epoca. Foto tratta dal catalogo “Abitare la periferia dell’impero”

Ma cos’era il “Gabinetto Cinese”?
Il pasticcere moravo ebbe l’intuizione pubblicitaria, dopo alcuni anni che aveva aperto una propria attività a Trieste, di dover attirare i propri clienti con uno stratagemma che lo differenziasse dai (tanti) concorrenti, specie gli svizzeri. E l’idea fu d’inaugurare un piccolo museo, simile nella concezione e nell’aspetto, a un bazar d’oriente: il pianoterra giunge così a ospitare la pasticceria, dove acquistare “fragranti figure” di zucchero; il primo piano invece ospita una variopinta panoplia di prodotti cinesi e giapponesi, la cui esposizione non impedisce l’occasionale acquisto. L’oggetto è di carattere museale, perché enuncia le caratteristiche e la storia di un popolo lontano; ma nel contempo può essere acquistato come se fosse la merce di un negozio. In tal caso il biglietto d’ingresso – 20 carantani – viene rimborsato.
Il Gabinetto, realizzato negli anni Quaranta, precorse la mania dapprima per la Cina e poi per il Giappone caratteristico dell’ottocento e il cui massimo esponente rimase, a Trieste, Massimiliano d’Austria. Era un luogo caratterizzato dalla mania per l’ornamento, dall’ossessione per l’horror vacui: la litografia che lo raffigura esibisce un luogo sovraffollato, ingombro di vasi, tappeti, sculture, narghilè, ceramiche, maschere. Le colonne a forma di palma ammiccano alla fusione tra stile cinese e rococò operata nel ‘700 e all’Egittomania d’epoca napoleonica; nella confusione di vasi e porcellane, nemmeno le pareti rimangono intonse, tappezzate con motivi di sapore cinese. I colori, è assai probabile, erano vivaci e rutilanti: un regnodell’oggetto” esotico, ma confortevole.

Tra le prime descrizioni è rimasta famosa quella del giornalista Pacifico Valussi, per il quotidiano L’Osservatore Triestino (1847):
“Non dico: andate nel negozio Wunsch a quei lettori, che sono ghiotti dei buoni bocconcini che al gusto squisito congiungono l’eleganza. Essi sapranno la strada di quel negozio meglio di me. Neppure lo dico a quegli altri, che vi ammirano e vi comperano galaterie, che sono singolari soprattutto per il grande esercizio di pazienza fatto da quegli artefici, che durano i mesi e gli anni intorno a tali gentili bagattelluccie. La Cina è di moda, com’è di moda il tè, l’oppio ed un poco anche l’arte cinese: dunque non è da dubitarsi, che anche questa classe di lettori v’accorrano spontanei, finché le mostre di quel negozio continuano ad essere adorne delle opere venuteci dal celeste Impero”.

Successivamente l’imperatore Francesco Giuseppe e la consorte Elisabetta d’Austria visitarono personalmente il Gabinetto Cinese, grazie all’intervento dell’arciduca Massimiliano: il piccolo pasticciere nell’occasione addobbò il Gabinetto con un ulteriore strato di veli, fiori e tappezzerie, all’insegna del puro spettacolo.
L’anno seguente la guida Trieste alla solenne apertura della strada ferrata (1857) descriveva le merci in vendita presso il Gabinetto:
“Contiene un grande assortimento de vari lavori cinesi in avorio, tartaruga, madreperla, legno, bambù, mosaico, porcellana, lava, pietra, cristallo di monte, argento, oro, smalto, bronzo, rame, corvo, pelle di rinoceronte, cortine, vestaglie; dipinti su tela, carta, vetro e pietra: colori, lanterne, gabbie, lavori di passamaneria, ricami, creps, scialli, sciarpe ed abiti, tela d’erba, battista, arme, mobiglie, té, ecc ecc”.

Le citazioni del Gabinetto Cinese all’interno di guide e consigli di viaggio relativi a Trieste tra il 1850 e il 1880 ne evidenziano il carattere “museale”, se vogliamo “didattico”: una finestra sull’oriente, verso il quale persisteva la fascinazione hegeliana di un mondo immobile e antichissimo. Ma le stesse guide sottolineavano anche quali merci erano disponibili, quali meritavano l’acquisto; e allora si può parlare d’una guida allo shopping per la borghesia facoltosa. Non a caso la pasticceria era frequentata da personalità quali Elio Morpurgo e Pasquale Revoltella, i quali lo consideravano un luogo d’incontro, alla pari di un caffè. Se il Gabinetto Cinese era bene conosciuto, rimane allora insoluto il mistero sul pasticciere improvvisatosi curatore: chi era davvero Adolf Wunsch? È lecito supporre che possedesse, accanto allo spirito imprenditoriale, una personalità tale da attirare teste coronate e personaggi dell’alta società triestina.

Articoli correlati: Zeno Saracino, La vita di Gregorio Ananian, medico del sultano che fuggì a Trieste, Trieste News, 16 Ottobre 2021

Fonti: Abitare la periferia dell’Impero nell’800, Catalogo della Mostra tenuta a Trieste nel 1990

[z.s.]

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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