22.05.2024 – 09:03 – “Non andrò a dirigere nessun altro porto perché so che non troverò in nessun luogo uno stimolo forte come quello vissuto qui a Trieste”. Con queste parole, Zeno d’Agostino, presidente uscente del Porto di Trieste, ha aperto la sua ultima conferenza stampa di fine mandato, ieri mattina alla Stazione Marittima di Trieste. “Trieste è la mia casa e il mio impegno per il suo sviluppo è stata la mia missione principale. Guardando indietro, posso dire con orgoglio che abbiamo superato sfide e creato opportunità.” Dopo nove anni di leadership al Porto della città, d’Agostino si prepara a intraprendere una nuova fase della sua carriera, sulla quale però, per ora, non si è sbilanciato: “Avendo delle competenze specifiche – ha dichiarato – le metterò sul mercato e vedremo dove andrò a finire”.
Con le dimissioni presentate, d’Agostino ha solo sottolineato di non aver intenzione di candidarsi come presidente in nessun’altra realtà e di voler continuare con fermezza il progetto di agricoltura verticale idroponica sull’Orto Franco: “È un progetto intelligente di dialogo a cui tengo molto e per questo continuerò a essere presidente del Coselag” , il cui slogan rimane sempre lo stesso: “Il futuro del porto va oltre il porto”. Un’iniziativa che vede protagonisti l’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico orientale, Coselag e il Comune di Muggia, con lo scopo di rilanciare l’area delle Noghere.
Si perché in questi nove anni di conduzione, Zeno d’Agostino si è distinto per un modello gestionale pubblico. Contrariamente alla tendenza comune di esternalizzare le funzioni, in gergo tecnico outsourcing, Zeno d’Agostino ha optato per l’internalizzazione delle attività, insourcing, sottolineando l’importanza di mantenere il controllo diretto sulle operazioni portuali. Come ha evidenziato oggi in conferenza stampa: “L’insourcing ha consentito al Porto di Trieste di garantire un maggiore controllo sulla qualità dei servizi offerti, riducendo al contempo la dipendenza da terze parti. Questo approccio ha favorito una maggiore flessibilità operativa e una migliore integrazione tra le varie attività portuali, contribuendo così a ottimizzare le risorse e a migliorare l’efficienza complessiva del porto oltre all’essere diventato un punto di riferimento nel panorama internazionale – ha precisato il presidente in uscita – un’intensa collaborazione con vari stakeholders, inclusi gli enti locali e la comunità portuale, che ha descritto come partecipi e coinvolti attivamente nel processo di crescita. “Il vero azionista di questa impresa è stato il cittadino.”
Attualmente gli investitori internazionali del Porto di Trieste sono: Svizzera, Danimarca, Germania, Ungheria , Turchia, Paesi Bassi, Austria, Finlandia e Gran Bretagna.
La competitività spinta da un cuore buono, questo il modus operandi degli ultimi nove anni: “L’obiettivo? È sempre stato l’interesse pubblico, del territorio, garantendo però numeri aziendali da manager privato. Esiste un modello di gestione pubblica che può essere competitiva senza convertirsi all’outsourcing e il Porto di Trieste ne è l’esempio” – ha continuato – “Gente competente, intelligente e buona, questa è l’eredità che lascio”.
Zeno d’Agostino ha poi guardato al futuro, sottolineando l’importanza della transizione energetica e della decarbonizzazione nei porti e condividendo i traguardi raggiunti durante il suo mandato. Il Porto di Trieste è il primo in Italia per il traffico ferroviario, il primo porto petrolifero nel Mediterraneo, sempre al primo posto in Italia per tonnellaggio totale, ottavo in Europa nonché primo porto in Italia per trasporto marittimo a corto raggio e terzo in tutta Europa.
[c.v.]


