23.04.2024 – 07.16 – La tonalità non è tutto, la voce pare non basti. Pensi al mestiere del doppiatore e ci si immerge in un modo parallelo al cinema, quasi nascosto ma reale, dove non esiste un set, gli artefici non hanno un volto e gli attori sono gli “altri”, a cui donare un senso abiurando i sottotitoli. Una pratica di origine statunitense quella del doppiaggio ma consolidata negli anni dalla scuola italiana, avviata nell’arco del Ventennio sulla scia del culto dell’autarchia linguistica, anche nelle produzioni cinematografiche.
Strada poi particolarmente tortuosa quella per diventare doppiatore. Ora ne esistono di scuole, è vero, ma gavetta e talento sono solo i primi passi. Un quadro ben noto ad esempio a Mario Cordova, classe 1955, nato a Catania ma con estemporanei trascorsi a Trieste, tra teatro e forme pionieristiche di televisione privata.
Doppiatore tra i più affermati Cordova, lo testimonia la lista eccellente di attori da lui abitati nelle corde vocali e nel sentimento. I nomi? William Defoe, Arnold Schwarzenegger, Bruce Willis, Mikey Rourke, Kevin Costner, Christofer Lambert, Mel Gibson, Alec Baldwin, Michael Douglas, Gerard Depardieu, William Hurt e Michael Keaton (si, quello di Batman).
La lista potrebbe procedere ancora ma ci sono due nomi che spiccano e in parte sublimano la carriera da doppiatore di Mario Cordova, sono Jeremy Irons e Richard Gere.
Dicevamo dei trascorsi di Mario Cordova a Trieste. All’epoca, metà anni ’70, lui è un attore alle prime armi in campo professionistico e si aggrega alla Contrada. Il teatro sembra la sua vocazione ma il cuore sbanda e reclama altri copioni: “Mi innamorai di una triestina – racconta Mario Cordova – aveva 12 anni più di me tra l’altro. Pur di starle accanto restai a Trieste, congelando anche alcuni obiettivi artistici. Sognavo sempre di far l’attore ma sbarcavo il lunario anche come venditore di biscotti e di pentole”.
Trieste diverrà in qualche modo la culla di versatilità. La sua voce si fa notare ed eccolo alla redazione regionale della Rai a leggere il meteo e il gazzettino, prima dell’approdo a Tele4, qui per bucare il video con l’intrattenimento.
Trieste diventa stretta a chi sogna una strada artistica, un film già visto che porta Mario Cordova a Roma: “Avevo racimolato 600.000 lire per le prime spese – ricorda ancora il doppiatore siciliano – risparmiavo sui pasti e facevo spesso la fame ma sapevo di dover continuare in quella direzione”.
Sarà così. Le file ai provini, le porte che si aprono e la ridda di “Le faremo sapere”. Rai 1 lo nota e lo lancia nella mischia di “Domenica In” a fianco di Valeria Valeri, Nando Gazzolo, Enrica Buonaccorti e Jenny Tamburi. Arrivano poi gli sceneggiati di successo, sempre in Rai, come “Storia di Anna”, per la regia di Salvatore Nocita. Pentole e biscotti da piazzare sono lontani. Mario Cordova è attore quindi ma il doppiaggio? Il suo mentore si chiama Stefano Satta Flores, celebre doppiatore e drammaturgo napoletano, sarà lui a credere in Cordova e a lanciarlo con leggìo e cuffie nelle sale da doppiaggio: “Le mie prime battute furono per il film “Ten” con Bo Derek – racconta ancora Mario Cordova – e le cose andarono bene, mi sentivo a mio agio soprattutto in quella nuova dimensione”
Il doppiaggio sarà quasi terapeutico. Non c’è un palco, nessun “ciak” ma un lavoro al buio per dare luce ad altri colleghi. Cordova vive la nuova veste, anzi la vocazione, e diventa una delle voci più intense e richieste: “Non avvertivo ansie, superavo le crisi di inadeguatezza che spesso mi coglievano – rievoca l’alter ego vocale di Richard Gere – il doppiaggio mi dava l’opportunità di fare una sorta di “analisi logica” del testo e del personaggio, immedesimandomi con la voce, gli spazi, i fraseggi, gli occhi e la necessità di sincronizzare poi il tutto. Alla base c’è un talento ma bisogna studiare, esplorare, confrontarsi sempre”.
Non solo doppiaggio nella sua vita. Il volto torna alla ribalta con le “soap” di successo (“100 vetrine”) con produzioni come “Distretto di Polizia”, “L’onore e il rispetto”, “Un caso di coscienza 5”, “Squadra antimafia” e nel cinema a fianco di Antonio Albanese in “Qualunquemente”. Il teatro tornerà nelle sue corde nel 2006, recitando e cantando con Alessandro Preziosi nel musical “Datemi tre caravelle”. Mancava qualcosa. Ecco allora un romanzo pubblicato nel 2023 dal titolo “Gli uccelli non hanno vertigini” (Ed. Bertoni) con cui continua il suo volo di confronto ed esplorazione, raccontando squarci di vita tra amori, tradimenti e fragilità.
I premi. Molti, troppi da elencare. Forse il più rappresentativo non alberga nella sua bacheca ma si lega ad una affermazione dell’attore Jeremy Irons dopo aver assistito alla prima a Roma di “Lolita”, pellicola del 1997 per la regia di Adrian Lyne. Jeremy Irons al termine della proiezione volle conoscere Mario Cordova per tributargli: “Per favore, sempre tu…”
[f.c]


