“Pagare, prego”. Il costo della memoria, nuove tasse su cellulari e RAM

18.02.2020 – 18:09 – È una delle tasse più odiate, soprattutto perché in pratica assolutamente nulla arriva ai veri creativi, sviluppatori e detentori dei diritti originari, trasformandola in pratica su una sorta di contemporanea, e kafkiana, ‘tassa sull’aria’. Stiamo parlando delle tasse su telefoni cellulari, personal computer e tecnologia digitale che stanno per essere, per decreto, nuovamente aumentate.

Il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini (Partito Democratico) si prepara infatti a far compiere un salto verso l’alto alla gabella che colpisce i detentori di… qualsiasi dispositivo di memorizzazione, indipendentemente dall’uso, per il quale si ipotizza che venga fatto comunque e sempre un uso illegale e che quindi ‘vadano compensati gli autori’ (che però, come si è detto, non vedono un centesimo). Un’assurdità anche fra gli addetti ai lavori. Franceschini, già nel 2014, aveva dichiarato: “In Italia questa consapevolezza non c’è: il diritto d’autore è quello che consente la libertà all’artista, quello che gli garantisce il suo spazio di creatività”; nessuno ha pensato però a come far arrivare questi soldi all’artista, che sbarca il lunario fra una tassa e l’altra e riceve, per la sua opera, normalmente pochissimo, con l’eccezione naturalmente di major e grandi nomi. Alla SIAE, però, il cosiddetto ‘equo compenso’ per la supposta copia privata (che, in particolare nell’era del Cloud e del software ad abbonamento, è qualcosa di totalmente obsoleto come definizione), fa arrivare ogni anno oltre 120 milioni di euro.

Quando acquistiamo qualsiasi tipo di memoria, però, la gabella è imposta alla fonte, e quindi senza accorgercene siamo noi consumatori, da vent’anni, a finanziare la SIAE stessa. Ora il ministro Franceschini pensa di aumentare questa tasse da 5,2 euro a 6,9 per i dispositivi con memoria superiore a 128Gb: un ‘adeguamento’ di oltre il 30 per cento, alla faccia della continua diminuzione di costo delle memorie stesse (o forse il motivo è proprio questo), e di estenderla a chi possiede uno Smartwatch o una Smartband che notoriamente, mentre ad esempio si fa jogging, compromette il diritto d’autore. I produttori, naturalmente, non si fanno intimorire e alzano i prezzi; previsione di tassa, per i dispositivi con memoria fra 16Gb e 32Gb, poco meno di 5 euro. Un’inezia? Pensiamoci bene.

[r.s.]

Ultime notizie

Dello stesso autore