11.03.2024 – 07.32 – Nel solco dei passi di Enzo Cainero: l’uomo che ha ridisegnato il volto del Giro d’Italia nel Friuli Venezia Giulia. Una figura carismatica e visionaria che ha dato forma alle potenzialità del territorio attraverso progetti sportivi di forte impatto e con significative ricadute socioeconomiche. Animato da un profilo di lungimiranza, ha poi consentito che la vetta montuosa carnica dello Zoncolan diventasse il teatro naturale di una delle tappe più ambite e tortuose della corsa rosa, ponendola ogni anno sotto i riflettori della ribalta ciclistica non solo nazionale. Non a caso è considerata la salita più dura del ciclismo professionistico.
Dell’uomo, dello sportivo, del manager e di chi oggi ne ha raccolto il testimone, se ne parlerà durante il “Talk sullo Sport” nell’ambito del progetto itinerante “Il Giardino dei Dialoghi”. L’evento si terrà giovedì 14 marzo alle ore 18 all’Osteria Ai Do Mori di Udine, in via Paolo Sarpi 25.
Ospiti della serata, moderati dal giornalista del Messaggero Veneto, Antonio Simeoli: Poalo Urbani Project Manager del Giro d’Italia, Chiara Cainero campionessa olimpica nello skeet, Lorenzo Bettarini ex cestista e simbolo della pallacanestro friulana e nazionale. Con loro anche Dusy Marcolin, Presidente Commissione regionale Pari Opportunità e Coordinatore nazionale, e Alessandro Venanzi vicesindaco di Udine.
Il Giardino dei Dialoghi, giunto al suo dodicesimo incontro, è a cura della Dott.ssa Nicoletta Ermacora, supportata a livello operativo da una squadra formata da Amelia Candoni, Alice Morgante, Lucrezia Quoco, Giorgia Paschini, Samanta Iacumin, Silvia Pedron, Vania Gransinigh, Lorenza Ioan, Rossana De Agostini, Erika D’Agostini e da Maurizio Zilli come direttore artistico.
Un viaggio nel passato che trova eco nel presente nelle parole di Paolo Urbani, ora erede insieme al figlio di Cainero, Andrea, di proseguire il lascito e continuare l’assetto organizzativo delle tappe del Giro d’Italia in Friuli Venezia Giulia.
Una serata per parlare del Giro d’Italia e di Enzo Cainero. Su quali tracce primarie?
“Insieme alla Dott.ssa Ermacora abbiamo deciso di organizzare questa serata sia per poter parlare di sport sotto molteplici punti di vista, sia per ricordare la figura di Enzo Cainero, la cui opera ha decisamente lasciato un segno indelebile nella nostra regione. Quando si parla di Giro d’Italia il rimando al suo nome è immediato. Per questo come ospiti abbiamo pensato alla nipote Chiara Cainero, di cui era anche manager, plurimedagliata al tiro al piattello che riporterà la sua esperienza come campionessa olimpionica; a Lorenzo Bettarini capitano della squadra di Pallacanestro di Udine, quando era sponsorizzata dalla Fantoni Spa con Cainero presidente.”
Una amicizia durata quarant’anni.
“L’ho conosciuto negli anni 80’ quando lui era diventato presidente della Pallacanestro di Udine targata Fantoni. Io ero molto appassionato di questo sport e un amico comune mi chiese se fossi disposto a fare un Fantoni Club a Gemona. Fu proprio in quell’occasione che lo conobbi. Successivamente, per molti anni, continuammo a frequentarci per motivi di natura professionale diversa. Io a quel tempo lavoravo come funzionario in quella che una volta era la Banca Popolare di Gemona che lui frequentava come commercialista e che in seguito, grazie anche alla sua intermediazione, diventò la Banca Antoniana.”
Qual è stato il momento in cui lo sport è tornato ad essere il centro della vostra collaborazione?
“La nostra frequentazione è cambiata quando nel 2009 sono diventato Sindaco di Gemona. Quindi, l’anno prima di candidarmi lo ricontattai perché avevo delle idee sulle quali volevo confrontarmi. Ero stanco degli echi del passato e della continua rievocazione storica a cui la città era soggetta, senza una chiara visione per il futuro. Avevo intenzione, pur non dimenticando il costrutto storico e le nostre bellezze culturali, di guardare avanti e lanciare un nuovo progetto.
Volevo far diventare Gemona, visto che ha l’unica sede di Scienze Motorie in regione, la Città dello Sport e del Benstare. Mi inventai anche il termine “benstare” perché volevo che ci fosse una parola unica a identificarci. Enzo fu determinante per lo sviluppo di questo progetto. La prima cosa che mi chiese fu: “Cosa vuol dire Città dello sport, cosa vuoi fare di vero? Perché mettere in piedi delle strutture con degli impianti costa.” Quindi mi disse “lanciamo l’idea per la campagna elettorale e pensiamoci sopra”. Credo di aver vinto le elezioni di 90 voti per questa idea.”
E poi cosa successe?
“A quel punto da un’idea vincente dovevamo passare ad azioni concrete. Quindi, gli affidai l’incarico ufficiale di occuparsi del progetto. Lui pensò che non fosse possibile riferirsi a sport come il calcio che sono molto costosi, ma considerò la bellezza dell’intorno di Gemona sotto il profilo ambientale e a tutti quegli sport che si possono fare all’aria aperta come: volo libero, arrampicata, mountainbike, deltaplano, parapendio, tiro a segno e al bersaglio. E devo dire che l’ha indovinata, adesso per esempio i mondiali di volo libero e deltaplano si fanno regolarmente a Gemona. Enzo ha sempre avuto una mente da Project Manager, con un spiccata visione d’insieme; quindi, per far funzionare questo progetto mi consigliò di allargarmi anche a paesi contermini. Ne coinvolgemmo altri 19, che dalla Carnia arrivavano fino a San Daniele. Dopo qualche anno, mi suggerì che dovevamo cambiare il nome, così pensai a “Sportland la natura del benstare”, un progetto che tutt’ora viene portato avanti. Nel 2017 ci siamo candidati per diventare Capitale Europea dello sport e abbiamo vinto.”
So che, per questo progetto, avete avuto un testimonial particolare che nel tempo ha fatto molto discutere.
“Enzo insisteva molto sul discorso del testimonial. A Gemona fino a due anni fa, per più di trent’anni, si svolgeva il Laboratorio Internazionale della Comunicazione organizzato dall’Università Cattolica di Milano insieme all’Università di Udine. Oltre all’arrivo di studenti stranieri, la nostra città diventava la passerella di ospiti illustri, politici e gente dello spettacolo. A conclusione del percorso di studi, ogni anno veniva dato un Premio ad una figura emerita. Nel 2010 toccò a Oscar Pistorius. In quel momento non aveva ancora partecipato alle Olimpiadi, ma era un personaggio già noto che si allenava anche in Italia e che, oltre al discorso sportivo, abbracciava anche quello sociale della disabilità nello sport. Pensammo subito che fosse la figura giusta per rappresentarci. Così dal 2011, fino allo sfortunato evento in cui uccise la fidanzata nel 2013, ogni anno passava sei mesi a Gemona per allenarsi. Diventò parte integrante della nostra comunità. La sua presenza fu un trionfo perché fece capire alla città la portata del progetto “Gemona Città dello Sport e del Benstare”.”
Come è avvenuto il passaggio di testimone per l’organizzazione del Giro d’Italia in regione?
“Enzo era dagli anni 2000 che organizzava questa manifestazione e alla fine del secondo mandato come sindaco di Gemona mi disse: “Io ormai vado verso gli 80, potresti prendere in mano tu la gestione di questa manifestazione, affinché tutto il mio lavoro non finisca qui”. Questa era la sua grande preoccupazione, che non andasse disperso tutto quello che aveva creato in tanti anni di duro lavoro. In quel momento voleva iniziare ad occuparsi di altre cose, come un progetto che aveva in mente per GO2025. Era un uomo carismatico il cui entusiasmo era realmente contagioso, così accettai. Quest’anno, anche se lui fosse stato ancora vivo, avrei preso in mano tutta l’organizzazione, con l’unica differenza che lo avrei avuto vicino a consigliarmi. Quando ha iniziato a stare male, io e suo figlio Andrea ci siamo trovati ad organizzare la tappa del Lussari. È stato un banco di prova veramente tosto. La sua dipartita ha accelerato un processo che era già in atto, ma che avrebbe dovuto avvenire in modo più graduale. La fortuna in questo passaggio è che mi ha lasciato una squadra ben oliata con tutti i contatti. Ma, soprattutto, il fatto che sia stato lui a scegliermi e che mi abbia introdotto nell’ambiente mi ha dato sicuramente un certo accredito, aprendomi in modo naturale molte porte.”
In vent’anni di Giro d’Italia, quale è stato l’impatto su territorio?
“Cainero ha avuto la capacità di portare le tappe in luoghi pressoché sconosciuti. Dalla Carnia, allo Zoncolan, dalle Valli del Natisone alle valli del Torre. Posti molto belli sotto il profilo ambientale che, tuttavia, non venivano valorizzati per un progressivo spopolamento e un’economia che latita. Portare invece a conoscerli con il Giro d’Italia, di riflesso ha dato un grosso impulso al turismo slow. Oggi sono molte le persone che cercano questi luoghi dove si possa stare a contatto con la natura. Nel momento giusto, come era suo solito fare, ha saputo arrivare in quelle zone che rischiavano di perdersi nel dimenticatoio, attraendo turisti da ogni parte del mondo. Poi l’inventarsi lo Zoncolan e il Lussari come tappe, dove anche gli atleti sono realmente costretti a mettersi alla prova per riuscire ad arrivare in cima, è stato qualcosa di magistrale. Ormai lo Zoncolan è riconosciuto come una delle tappe più difficili. Il Lussari lo abbiamo fatto solo lo scorso anno, ma cercheremo nel tempo di ripeterlo affinché ne eguagli l’importanza, considerando che ha suscitato l’interesse di 800 milioni di persone. Quindi sulla scia del ragionamento di Enzo, è necessario mantenere delle situazioni che si ripetano nel tempo, per poter creare una reale ricettività e uno sviluppo del territorio. Bisogna tenere presente che il Giro d’Italia a livello internazionale, dopo il Tour de France, è l’evento sportivo annuale più seguito nel mondo.”
Come in ogni Giardino dei Dialoghi la scelta del luogo non è mai casuale, ma rappresentativa di una capacità imprenditoriale visionaria. In uno splendido palazzo udinese del ‘700 in via Palo Sarpi, nel 2021 è stata aperta l’Osteria Ai Do Mori, gestita dal mixology Mattia Pelizzari. “Cerchiamo di far conoscere alla realtà udinese dei nuovi vitigni simili al prodotto friulano, oltre ad avere una vasta gamma di Champagne di piccoli produttori”, commenta il giovane barman. “Il nostro concept è quello di far star bene il cliente sotto ogni punto di vista. Abbiamo scelto di puntare soprattutto sull’aperitivo dove in abbinata ai nostri vini vengono proposti dei finger food preparati al momento. Inoltre, mi piace creare un ambiente conviviale cercando di far relazionare anche persone che non si conoscono. È un aspetto a cui tengo molto”.
Per il “Talk sullo Sport”, è stato ideato un piatto che avrà un abbinamento ed un nome esclusivo dedicato alla serata. Un momento conviviale che sarà accompagnato da un’accurata selezione musicale in vinile a cura di Maurizio Zilli.
[l.f]


