Casinò, gioco d’azzardo e mutuo. Il diritto 4.0

19.02.2024 – 13.01 – Gran brutta cosa il gioco d’azzardo. Soprattutto quando si puntano somme di denaro che non ci si può permettere. E si perde. C’è chi perde lo stipendio, la pensione, la macchina, la casa… La regola è che non si dovrebbero mai giocare gli importi di cui si ha bisogno. Ma, se ci giochiamo il superfluo, dov’è il brivido? Dov’è l’emozione di scommettere cifre che possono cambiare (in meglio o in peggio) la nostra vita?

Il protagonista di questa vicenda lo possiamo immaginare mentre passeggia per le calli di Venezia. Sale i gradini di un ponte, attraversa un canale, passa accanto a una bancarella di maschere e, per l’ennesima volta, si ritrova davanti all’ingresso del Casinò, che lo attrae e lo tenta con le sue luci sfavillanti. Infine, si decide. Entra, cambia una banconota in fiches e gioca. E perde. Allora cambia tutto il denaro che ha con sé. E perde. Preleva ciò che può da un bancomat. Cambia e perde. Non ha più soldi, ma vuole ancora giocare. Come fare? Nessun problema. Se hai finito il denaro, nel Casinò trovi qualcuno che te lo presta. Così, puoi continuare a giocare e, magari, recuperi ciò che hai perduto. O, magari, perdi anche ciò che ti è stato prestato.

In effetti, il signore di prima perde tutto. Ma non si dà per vinto e, appellandosi all’articolo 1933 del Codice Civile, non vuole pagare il proprio debito. In particolare, non vuole restituire i soldi che gli sono stati prestati per giocare. Infatti, i soldi che ha puntato sul tavolo verde sono andati perduti e l’unico importo che rimane da saldare è il mutuo che ha contratto per continuare a giocare. Lo conosci l’articolo 1933? Si chiama “Mancanza di azione” e stabilisce che “Non compete azione per il pagamento di un debito di giuoco o di scommessa, anche se si tratta di giuoco o di scommessa non proibiti.” Cioè, quando scommetti e vinci, non puoi fare nulla per farti pagare. Se il perdente non paga spontaneamente, il vincitore non può citarlo in giudizio per ottenere il pagamento della vincita.

L’articolo, però, non finisce qua e prosegue così. “Il perdente tuttavia non può ripetere quanto abbia spontaneamente pagato dopo l’esito di un giuoco o di una scommessa…” Cioè, se perdi una scommessa e paghi, non puoi più farti restituire quanto hai pagato spontaneamente. Questo è il motivo per cui non si gioca mai a credito e la posta viene messa in mezzo al tavolo da gioco: tutti gli scommettitori pagano in anticipo, così alla fine della puntata non ci sono problemi a incassare la scommessa.

E il nostro giocatore al Casinò di Venezia se l’è cavata così? Purtroppo (per lui) no. I giudici della Corte di Cassazione hanno rilevato che il soggetto che gli ha prestato i soldi è diverso da quello che li ha vinti. Pertanto, non c’è un collegamento tra il mutuo e la scommessa. Il debito da pagare rimane e, la prossima volta che si va a Venezia, forse è meglio rifarsi gli occhi tra le gallerie dell’Accademia che rischiare i propri risparmi al tavolo da gioco. (Cass. civ. n. 26646/2023)

[a cura dell’avv. Guendal CECOVINI AMIGONI]

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