Depositi Costieri Trieste, Franco Napp assolto anche in secondo grado

29.01.2024 – 11.20 – Assoluzione con formula piena anche in secondo grado per l’ex manager Franco Napp relativamente al caso dei Depositi Costieri di Trieste. Si chiude così un capitolo della storia portuale triestina. La Corte di Appello di Trieste, presieduta dalla giudice Maria Grazia Balletti, ha respinto il ricorso del PM. È stata così confermata la sentenza di primo grado. Franco Napp era a sua volta difeso dall’avvocato Giovanni Borgna del Foro di Trieste. L’assoluzione, in primo grado, era giunta già nel 2021.
Napp era stato rinviato a giudizio ancora nel giugno del 2020 per bancarotta e falso in rilancio e reati fiscali nel brusco crack della società Depositi Costieri Trieste, della quale era ad.
Ora si spera che, sul territorio dei Depositi Costieri, la Seastock Srl proceda a un utilizzo fruttuoso dell’area; si era tanto parlato di idrogeno e GNL, ma finora non vi sono state novità infrastrutturali, al di fuori della concessione fino al 2060.

La Depositi Costieri nacque nel 1986, quale prosecuzione del porto petroli di San Sabba. Originariamente era gestita con una partecipazione paritetica al 50% tra Eni e Giuliana Bunkeraggi. Dal 1989 passò direttamente sotto la gestione di quest’ultima, con esiti alterni. Nel 2017 la Depositi Costieri venne implicata in un cattivo affare: dapprima si scoprì un mancato pagamento delle accise all’Agenzia delle Dogane, con 35 milioni di debito; successivamente emerse come la Depositi era stata vittima di un’elaborata truffa, detta “Carosello” nel gergo, causata dalle imprese clienti che pagavano il carburante. La Depositi Costieri infatti normalmente pagava la tassa sul carburante e successivamente richiedeva alle aziende clienti il pagamento delle rispettive accise. Tuttavia le imprese clienti avevano scelto stavolta di pagare direttamente l’accisa all’agenzia delle dogane tramite una serie di F24 truffaldini che sfruttavano un meccanismo di compensazione di crediti IVA.
La Depositi Costieri si era così ritrovata, qualche anno fa, con debiti milionari: sull’orlo della bancarotta era stata svenduta, per soli 4,5 milioni, a una società di imprenditori campani chiamata “Life”, a sua volta scopertasi infiltrata dalla mafia.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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