Cento anni fa l’annessione di Fiume all’Italia

27.01.2024 – 08.00 – Esattamente cento anni fa, il 27 gennaio 1924, con la firma del Trattato di Roma, Fiume venne annessa al Regno d’Italia. Si trattava della fine di un contenzioso durato più di cinque anni e che aveva visto la città quarnerina diventare protagonista a livello internazionale di quel primo dopoguerra. Dopo la vittoria nella Grande Guerra, infatti, l’Italia richiese, oltre all’applicazione in toto delle rivendicazioni territoriali comprese nel Patto di Londra, anche l’annessione all’Italia della città di Fiume, giustificando tale ulteriore richiesta in quanto i fiumani erano prevalentemente di lingua e cultura italiana. Tali rivendicazioni si scontrarono con la ferma ostilità del presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson, il quale, il 19 aprile 1919, avanzò la proposta di creare uno stato libero di Fiume, con la motivazione che la città quarnerina doveva essere un porto utile per tutta l’Europa balcanica e che le rivendicazioni dell’Italia nei territori a est del mare Adriatico andavano contro i quattordici punti da lui stesso fissati con l’obiettivo di creare una pace duratura tra le nazioni. La reazione dei nazionalisti ed ex-combattenti italiani fu rabbiosa e sfociò, il 12 settembre 1919, nell’impresa di Fiume di Gabriele D’Annunzio, che occupò la città e il territorio circostante. D’Annunzio proclamò così la Reggenza del Carnaro, uno Stato indipendente che avrebbe dovuto essere congiunto alla Madrepatria.

Nel frattempo, nel 1922, in Italia giunse al potere Benito Mussolini, il quale diede disposizioni a Salvatore Contarini, segretario generale del ministero degli esteri, di avviare subito dei negoziati con il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni per arrivare ad una soluzione della questione fiumana favorevole al Regno d’Italia. Gli accordi italo-jugoslavi sfociarono così, il 27 gennaio 1924, alla sottoscrizione del Trattato di Roma, ufficialmente definito “Patto di amicizia e di collaborazione cordiale” tra l’Italia e la Jugoslavia per giungere ad una reciproca suddivisione del territorio dello Stato Libero. Alla seconda veniva riconosciuta la sovranità sul delta del fiume Eneo (o Fiumara), comprensivo del borgo di Porto Baross e dell’estremo territorio settentrionale del distretto fiumano; all’Italia fu data la sovranità sul centro storico di Fiume e sulla striscia di territorio che garantiva la continuità territoriale della città con il resto della nazione. La delineazione precisa dei confini fu rimessa ad una commissione mista, le cui determinazioni furono ratificate con la Convenzione di Nettuno del 20 luglio 1925.

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