12.01.2023 – 07.01 – L’uomo può vivere e lavorare a contatto col mare; ma solo attraverso un’attenta sorveglianza delle condizioni di quest’ultimo è possibile minimizzare il suo impatto, ridurre i danni delle attività antropiche sull’ambiente marino. È la conclusione a cui è giunto un importante studio della rivista People and Nature, realizzato grazie a una collaborazione inedita tra l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) di Trieste e l’Università degli studi di Trieste (UNITS). Oggetto dello studio è stato proprio il Golfo di Trieste, attraverso due mappe di vulnerabilità realizzate con un sistema informativo geografico – GIS (Geographic Information System) con una elevatissima risoluzione (50×50 metri).
“Nel Golfo di Trieste convivono importanti realtà industriali e zone fortemente antropizzate ma anche diverse aree soggette a protezione e conservazione, come l’area marina protetta di Miramare, le riserve naturali regionali e i siti afferenti alla rete Natura 2000. Una corretta pianificazione dello spazio marittimo è, quindi, indispensabile per lo sviluppo di un’economia blu sostenibile” ha spiegato Martina Busetti, ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS, tra le autrici dello studio.
Le mappe ottenute evidenziano, infatti, aree con diversi gradi di vulnerabilità in relazione alle caratteristiche ambientali e al diverso grado di attività antropica.
“La distinzione tra le aree a maggiore fragilità ambientale, come gli affioramenti rocciosi o trezze e quelle a elevata criticità per l’antropizzazione, come i porti, permette di avere una maggiore consapevolezza nella pianificazione delle azioni da intraprendere” ha osservato Martina Busetti.
L’analisi dei fondali, inclusi quelli costieri, rivela essere essenziale per valutare la vulnerabilità ambientale. Le principali problematiche concernono lo smaltimento di sedimenti da dragaggio, la pesca intensiva di molluschi tramite attrezzi come draghe e turbosoffianti, e l’ancoraggio delle imbarcazioni. Identificare le zone critiche dal punto di vista ambientale permette di progettare eventuali interventi o, in alternativa, misure di mitigazione.
La ricerca ha anche evidenziato l’efficacia delle zone di tutela e conservazione dove sono state istituite. Ciò sottolinea l’importanza, conforme all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, di aumentare l’estensione delle aree marine protette per adempiere all’Obiettivo 14 dell’Agenda stessa, che mira a preservare e gestire in modo sostenibile l’ecosistema marino.
[z.s.]


