24.09.2023 – 07:00 – Considerando che un essere umano medio trascorre circa 25-26 anni della sua vita dormendo, è ben chiaro quali ripercussioni quantitative e qualitative possano avere i disturbi del sonno, come l’insonnia, sulla fase attiva della quotidianità. Si stima che circa il 20% degli italiani soffrano di disturbi del sonno (12 milioni) e che tra il 10% e il 13% abbia problemi di insonnia che, tra i detti disturbi, è il più diffuso su scala globale. In realtà probabilmente i numeri sono persino superiori considerato che i dati si riferiscono solo alle persone che hanno un problema con il riposo talmente accentuato da richiedere un intervento medico. C’è poi un’ulteriore questione che riguarda la sottodiagnosi visto che solo una porzione dei soggetti che soffrono di insonnia viene effettivamente individuata e trattata, grossomodo il 60% del totale.
Cos’è l’insonnia? Il termine si riferisce all’esperienza soggettiva del paziente che lamenta un sonno insufficiente o di scarsa qualità. La diagnosi di insonnia deve dunque basarsi su una serie di sintomi tra cui difficoltà a prender sonno a mantenerlo, risvegli precoci e sensazione di un sonno non non ristoratore, cioè non riposante. Ovviamente questo tipo di disturbo si ripercuote sulla qualità di vita diurna: si va da una sensazione generica di fatica, sonnolenza o malessere a sintomi gastrointestinali, mal di testa, ridotte energie e motivazione per svolgere i compiti quotidiani, o ancora difficoltà di concentrazione o deficit di attenzione e memoria. Una scarsa qualità del sonno può inoltre alterare il tono dell’umore e rendere il soggetto più nervoso e irascibile.
Se nei casi più gravi è necessario l’intervento di un medico e il medico di medicina generale è sempre la prima figura cui rivolgersi, ci sono quadri più sfumati in cui i disturbi del sonno, e segnatamente l’insonnia, possono manifestarsi a causa di condotte quotidiane che possono essere facilmente corrette. I suggerimenti degli esperti per provare a migliorare la qualità del sonno sono diversi. Innanzitutto bisognerebbe cercare di stabilire una routine oraria stabile, evitando di svegliarsi troppo tardi alla mattina. È poi opportuno aumentare lo stato di rilassamento e quindi ridurre gli stimoli che aumentano l’attività cerebrale nelle ore che precedono l’addormentamento: evitare gli schermi luminosi – le famose luci blu – prima di andare a letto e allo stesso modo i rumori. A tal proposito esistono delle soluzioni, come degli speciali tappi per le orecchie, che filtrano determinate frequenze aiutando il cervello ad avviarsi verso uno stato di riposo già nelle ore precedenti al sonno. Anche l’alimentazione e la digestione possono alterare la qualità del sonno, è dunque consigliato non assumere alcolici ed evitare cene abbondanti. C’è infine il grande capitolo degli integratori come la melatonina che possono rivelarsi utili ma che andrebbero assunti, anche nelle loro formulazioni da banco, previo consulto con uno specialista.


