Affossamento ddl Zan, centinaia in piazza Verdi: “Non finisce qui”

02.11.2021 – 10.36 – Il maltempo non ha fermato la Trieste che manifesta contro l’affossamento del ddl Zan. La cosiddetta tagliola, il non passaggio all’esame degli articoli, ha praticamente ridotto a zero le possibilità del disegno di legge di intervenire sul codice penale, in particolare su due articoli, e sulla “legge Mancino”, alla quale il ddl si prefissava di aggiungere “identità di genere” e “disabilità” alle altre discriminazioni previste dal testo. Colpa dei cosiddetti “franchi tiratori”: grazie al voto segreto gli appartenenti a gruppi che avrebbero, in teoria, sostenuto il disegno ne hanno sancito la fine. 

Le piazze di tutta Italia si sono animate: ieri in piazza Verdi, a Trieste, i membri e sostenitori di Jotassassina e del gruppo delle Donne Democratiche Trieste hanno protestato  in circa trecento, con l’enorme bandiera Lgbt che aveva tanto fatto discutere durante uno dei comizi di Giorgia Meloni in città in occasione delle ultime elezioni amministrative. 

Presenti gli esponenti politici della sinistra del Consiglio comunale e regionale, con l’attivista Antonio Parisi. “Il ddl Zan non era solo una legge per la comunità lgbtqi+ – racconta Parisi -, anzi. Si è parlato troppo solo della comunità lgbtqi+, la legge integrava si una parte sulla violenza di genere ma anche sull’abilismo” aggiunge. “Questa è la nostra risposta allo scempio che hanno fatto i politici in Parlamento” e, promette, “non finisce qui”. 

cf

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