27.01.2023 – Nella mitologia greca, il nome associato al dio del vento è quello di Eolo, che dà il suo nome anche alle isole Eolie, arcipelago siciliano che, secondo la mitologia, scelse per vivere. Ma la sua figura, a seconda dei vari autori che se ne sono occupati, è stata caratterizzata diversamente. Sono tanti, infatti, gli autori che ne hanno raccontato le gesta, compreso Omero, che lo fa incontrare con Odisseo, al quale il dio del vento dona un otre in cui erano contenuti i venti che avrebbero dovuto aiutare l’astuto eroe di Troia a navigare in direzione di Itaca. La storia di Odisseo è ben nota: mentre lui riposa, i suoi compagni di navigazione aprono l’otre liberando scelleratamente tutti i venti che, liberati tutti insieme, generano una tempesta che invece che avvicinarli a casa li spinge ancor più alla deriva.
Da Odisseo a Enea
Il dio del vento è protagonista anche nelle vicende di un altro mito che narra di un’altra leggendaria navigazione, quella di Enea. Virgilio, infatti, fa rivolgere Giunone a Eolo per chiedergli di far scatenare una tempesta sulla flotta di Enea, in viaggio verso l’Italia. Eolo esegue la richiesta e la flotta viene gravemente danneggiata, ma in suo soccorso interviene il dio dei mari Nettuno, che permette a Enea di mettersi in salvo.
Quale Eolo?
Ma chi è Eolo, dio del vento della mitologia antica che così tanti autori hanno raccontato? Già sulle sue origini non vi è accordo tra i diversi autori. La sua stessa divinità è dubbia: compare infatti soltanto negli autori posteriori, mentre nei principali testi mitologici Eolo è un essere umano. Secondo alcune versioni, in particolare quella di Igino, Eolo è – insieme al fratello gemello Beoto – il figlio avuto dal dio del mare Poseidone con Melanippe, una donna mortale. Di questa storia, poi, vi sono due ulteriori versioni: secondo la prima, di Igino, il padre di Melanippe, chiamato anch’esso Eolo, punisce la figlia e abbandona i nipoti perché muoiano di stenti, ma essi vengono salvati dal mandriano Ippote. Nella seconda versione, invece, che dobbiamo a Diodoro Siculo, i due vengono condotti insieme alla madre a Metaponto, adottati da un uomo del luogo; cresciuti, però, ne uccidono la moglie e sono costretti a fuggire. Eolo ripara a Lipari, dove conosce il sovrano dell’isola (Liparo), vi fa amicizia e lo aiuta a tornare nel suo luogo natio – una zona nei pressi di Sorrento – ricevendo in cambio il controllo dell’isola, da cui poi, in seguito, sarà protagonista tanto dell’Odissea quanto dell’Eneide.
I venti personificati: gli Anemoi
Il dio del vento, dunque, essendo di origine mortale, è in realtà più correttamente il re dei venti, o il loro custode, e li conserva all’interno di una caverna. Gli vengono infatti affidati da Zeus perché essi hanno provocato il distacco dall’Italia della Sicilia e necessitano quindi di essere domati. I venti principali sono quattro, che tra loro sono fratelli: si tratta di Borea, freddo, forte e violento vento del nord; Zefiro, vento di ponente, calmo e salutare; Austro, vento molto caldo da sud che preannuncia la pioggia. Oltre a questi, vi erano anche i venti minori. Anche gli stessi venti, comunque, ebbero nella Grecia antica una branca della mitologia che si occupò di loro. Venivano chiamati Anemoi e giocarono un ruolo fondamentale nella distruzione della flotta persiana.
[E.R.]


