9 C
Trieste
domenica, 4 Dicembre 2022

L’ecosostenibilità del Golfo di Trieste. Come il porto tenta la svolta ‘green’

24.11.2022 – 07.01 – L’approccio del porto di Trieste nei confronti della conversione ‘green’ e dell’ecosostenibilità procede, come è noto, attraverso più canali e più finanziamenti: fondi europei, PNRR, stanziamenti regionali e nazionali. Vengono battute dall’Authority più strade e più opzioni, sperimentando con le modalità e i mezzi da impiegare.
L’argomento è stato nuovamente trattato quale tematica centrale per il convegno ‘Il Golfo di Trieste tra sviluppo ed ecosostenibilità‘, promosso ieri da Europe Direct Trieste e dall’Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia. Discutendo ad esempio della Valle dell’Idrogeno, proprio il porto di Trieste gioca un ruolo importante per il trasporto e (forse) lo stoccaggio. Mentre nell’ambito dei trasporti si era discusso, ancora in via teorica, se implementare locomotive di Adriafer alimentate a idrogeno.
Nel caso odierno è intervenuto, in rappresentanza del porto di Trieste, il responsabile Progetti Europei Alberto Cozzi che ha evidenziato due differenti progetti in corso da tempo, ovvero ‘Clean Berth‘ e ‘Susport‘.

Nel primo caso si è trattato di un progetto Interreg volto ad attuare una ‘Cooperazione istituzionale transfrontaliera per la sostenibilità ambientale ed efficienza energetica dei porti’, ricercando un coordinamento tra gli scali rispettivamente di Trieste, Monfalcone, Porto Nogaro, Venezia, Chioggia e Capodistria/ Koper. Finanziato con un budget di 800mila euro, ‘Clean Berth’ ha permesso di migliorare la performance ambientale dei porti coinvolti, con speciale riferimento al capoluogo giuliano e capodistriano.

Se ‘Clean Berth’ coinvolgeva la Slovenia, ‘Susport’ invece è stato un progetto Interreg con la Croazia, volto a migliorare efficienza energetica e performance ambientale dei porti adriatici, tramite azioni pilota finalizzate a ‘testare’ quale fosse la strada migliore per ridurre l’inquinamento prodotto. Il budget stavolta era maggiore, così come i porti coinvolti: 7 milioni di euro, dei quali 753.000 destinati al porto di Trieste; coinvolti inoltre gli scali di Venezia, Ravenna, Ancona e Bari e Porto Nogaro e per la Croazia i porti di Rijeka/ Fiume, Zara, Spalato, Ploče e Dubrovnik.

Come si è tradotto tutto ciò nel caso dello scalo giuliano? Cozzi ha evidenziato come il golfo di Trieste annoveri più nazioni e più porti, “un’ampia copertura geografica e istituzionale in un mare di intimità”. Nonostante infatti la competizione, c’è “una forte collaborazione con Capodistria”. L’ecosostenibilità comporta, nel caso dei porti, di focalizzare l’attenzione sulle navi ormeggiate; se infatti normalmente il cittadino pensa all’inquinamento dei camion in transito, in realtà sono le grandi navi a mettere la maggiore C02: quasi il 64% dell’intero ciclo portuale, l’80% delle emissioni lato mare. Il progetto del cold ironing rimane pertanto una questione urgente, sebbene ancora con tante problematiche da risolvere.
Nel caso di quanto invece è stato concretamente fatto, il porto ha sostituito l’illuminazione con lampadine a led, con un taglio del 50% dell’energia elettrica richiesta. Inoltre il parco veicoli dell’Authority diventerà completamente elettrico; qualche timido passo era già stato fatto, ma proprio in questi giorni si sta verificando l’acquisto di nuovi mezzi. E contestualmente a ciò, sono state già installate nel porto le colonnine per la ricarica elettrica.

[z.s.]

spot_img
Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

Ultime notizie

spot_img

Dello stesso autore