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domenica, 4 Dicembre 2022

Quale futuro per la Valle dell’Idrogeno? Per Slovenia e Croazia è già realtà

23.11.2022 – 14.07 – Come funzionerà la Valle dell’Idrogeno transfrontaliera? Cosa comporterà per Trieste e la Venezia Giulia? Quando i primi – gassosi – combustibili attraverseranno i nostri confini?
Il convegno ‘Il Golfo di Trieste tra sviluppo ed ecosostenibilità‘ ha nuovamente toccato il tema dell’Hydrogen Valley, sulla quale si è creata negli ultimi mesi una notevole aspettativa mediatica. L’evento, organizzato da Europe Direct Trieste, voleva infatti evidenziare i progetti europei transfrontalieri e gli investimenti che riguardano il Golfo di Trieste con un’enfasi sulla ecosostenibilità nel mar Adriatico.
Il Direttore del Dipartimento Innovazione e Servizi al Cittadino Lorenzo Bandelli ha portato i saluti del Comune, ricordando come l’area dove si svolge il convegno, cioè l’Urban Center sia una “casa comunale”, sdemanializzata dall’originale funzione di Magazzino 0 del Porto Vecchio e, ancor prima, di Magazzino del Sale. Si è trattata di una scelta politica, rivendicata dal Comune: voler trasformare il vecchio hangar in un centro di innovazione, un Urban Center dove “l’uomo che ha un’idea può realizzarla”.
In questo contesto l’argomento tecnologico del convegno risuonava quale particolarmente adatto al luogo.

L’Assessore all’Ambiente ed Energia della Regione Friuli Venezia Giulia Fabio Scoccimarro a sua volta ha portato i saluti della Regione, tradizionalmente molto attiva sul fronte scientifico e ambientale, con particolare riferimento alla Valle dell’idrogeno della quale è attivo partner. Scoccimarro ha colto l’occasione per chiedersi, perchè non proporre come ‘brand’ il golfo di Trieste stesso, considerando quante iniziative vi ruotino attorno; dalla logistica alla Barcolana. Il golfo andrebbe ‘brandizzato’, sfruttato maggiormente a livello pubblicitario; sotto il profilo scientifico, ha ricordato l’assessore, qui l’inventore Ressel sperimentò per la prima volta nella storia l’applicazione di un’elica per la propulsione navale.
Guardando invece al tema dell’ecosostenibilità, Scoccimarro ha ricordato che vi debba essere una “compatibilità ambientale con le industrie”, ricordando che “l’uomo è anch’egli parte della natura”. C’è stato negli ultimi anni un “crescendo wagneriano nella sostenibilità ambientale”, una sensibilità sempre più accentuata da parte della popolazione; rimane però un impegno limitato all’Europa e agli Stati Uniti, secondo l’assessore, ancora invalidato dalle politiche della Repubblica Popolare Cinese e dall’India.

Occorre ricordare, quale cornice al convegno, il ruolo di Eurodirect e dell’Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia, in prima linea nella proposizione ed organizzazione dell’evento; la sede giuliana di Eurodirect è stata tra le prime in Italia, nel 1999; e tutt’oggi vi sono solo 45 centri in tutta Italia, al cui interno il capoluogo svolge un ruolo importante. Oggigiorno Eurodirect Trieste è impegnato a pubblicizzare i progetti finanziati dal PNRR a Trieste, divulgando quali progressi sono stati compiuto grazie ai fondi europei.
Partner infine immancabile, per questo genere di convegni, la Fincantieri.

Lo sviluppo e la funzione della Valle dell’Idrogeno è stata affrontata – con le sue tante problematicità – dal  Direttore dell’Istituto per la Valorizzazione della Ricerca e Supporto al Sistema Imprenditoriale (VRS) Massimiliano Rudella.
Ripercorrendo i passaggi già affrontati per la realizzazione di una Hydrogen Valley, Rudella ha sottolineato primariamente due elementi fondamentali, ovvero come l’idrogeno sia un vettore per il trasporto dell’energia, lontano dall’essere una fonte rinnovabile; e come la Valle in Slovenia e in Croazia sia già parzialmente realtà. Imprenditori croati e sloveni già producono (e consumano) idrogeno; e in parte i fondi europei sono già stati erogati, complici le piccole dimensioni dei paesi e l’efficienza del loro apparato burocratico. La Valle rimane pertanto allo stadio ipotetico solo in FVG; e il passaggio fondamentale rimane allora comprendere come trasportare l’idrogeno oltreconfine e come regolare efficacemente la produzione congiunta, onde avere un’area autosufficiente e carbon free.
Il primo passo per la realizzazione della Valle prevede la creazione di filiere energetiche, cioè impianti di produzione dell’idrogeno da fonti rinnovabili; Rudella ha menzionato il fotovoltaico, evidenziando però la scarsa longevità dei pannelli e la necessità di un loro riciclo, essendo composti da terre rare per le quali la Cina presto chiuderà i rifornimenti, onde attuare una ‘loro’ conversione verde.
La produzione dell’idrogeno comporta poi il suo trasporto; e qui nuovamente si pone il dilemma di un utilizzo dei camion insostituibili, ma con una piccola percentuale di rischio. Il trasporto via gomma rimarrà nella prima fase, ma quando verrà completata l’hydrogen valley ci si auspica l’utilizzo di una pipeline ad hoc tra i diversi paesi. I confini del FVG, la Slovenia e la Croazia presentano tutti e tre diverse legislazioni e diversi permessi; e tutt’oggi il camion con il carico di idrogeno può rimanere bloccato alla frontiera. Verrà in tal senso adottata una sandboxnormativa‘, dove avverrà una sospensione delle norme nazionali, onde velocizzare l’iter di realizzazione della valle.
Dopo aver semplificato e reso possibile il trasporto oltre confine, l’idrogeno verrà poi utilizzato per le industrie (es. l’acciaieria della Danieli), per l’energia (es. il riscaldamento) e per i trasporti (gli autobus di TT). Eppure, anche in questo campo, rimane da comprendere come applicare l’idrogeno, come implementarlo; gli studi per la propulsione sono ad esempio il fiore all’occhiello dell’Università degli studi di Trieste, mentre in Slovenia sono a buon punto per l’applicazione nel campo industriale. Il cementificio di Lubiana, ad esempio, utilizza l’idrogeno; e ha ricevuto appositi incentivi e fondi europei, ‘sbloccati’ con largo anticipo a confronto col FVG.
In questo contesto particolare enfasi è stata rivolta nei confronti dei tre porti: Trieste, Capodistria/Koper, Fiume/Rijeka. Gli enti portuali dei tre rispettivi paesi potrebbero infatti permettere di aggirare le burocratiche lentezze del progetto, specie sulla sponda italiana; evitando inoltre l’utilizzo antiquato dei camion per il trasporto.

Quali sono i numeri della Valle dell’Idrogeno? L’Unione Europea ha stabilito una ‘Banca europea per l’idrogeno‘ con un piccolo tesoretto di 2,3 miliardi; la Valle dell’idrogeno transfrontaliera tra FVG, Slovenia e Croazia ha ricevuto 25 milioni, con una durata di 72 mesi (5 anni) per la realizzazione. L’idrogeno prodotto, definito ‘verde’ perché da fonti rinnovabili, dovrà essere ‘almeno’ 5mila tonnellate all’anno, delle quali il 20% dovrà essere trasportato oltreconfine. Sono state coinvolte 34 organizzazioni, rispettivamente 9 soggetti privati del FVG e 17 tra sloveni e croati. Capofila, sotto il profilo scientifico, l’Università degli studi di Trieste per il FVG, l’Università di Lubiana per la Slovenia e l’Università di Rijeka per la Croazia. Molteplici poi gli enti privati coinvolti; per l’Italia Area Science Park, la Pittini, la Danieli, Halo Indutry, Edison e tanti altri; per la Croazia merita menzionare ACI Marina e per la Slovenia HSE, l’equivalente sloveno dell’ENEL.

Rimane, al fondo, l’inquietudine di un dilemma: l’idrogeno è molto costoso, anche coi rialzi del gas connessi alla guerra Ucraina-Russia; estrarlo consuma più energia di quella che viene effettivamente prodotta; e infine sì, esistono gli incentivi governativi ed europei, ma qualora cessassero le industrie smetterebbero di utilizzarlo. Era evidente, durante il convegno, la necessità urgente di un balzo tecnologico, tale da rendere appetibile l’idrogeno.

[z.s.]

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Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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