25.10.2022 – 08.34 – Cosa significava vivere vicino alla cortina di ferro fra il dopoguerra e la dissoluzione della Jugoslavia? A dare una visione particolare, quella dei militari cha pattugliavano il confine, è Pierpaolo Donvito con il suo libro “Pattuglie ad est” (Luglio editore) presentato nella sede della Lega Nazionale. Un periodo ormai lontano nel tempo, ma che vedeva Trieste quale estremo avamposto della frontiera orientale d’Italia, con Gorizia, il Carso, le Valli del Natisone e le Alpi Giulie unici baluardi contro una possibile invasione da est.
“Ho cercato di dire qualcosa di più sulle operazioni speciali eseguite dal nostro esercito sul confine durante la guerra fredda – spiega l’autore – che si traducevano essenzialmente in attività di pattugliamento, osservazione e vigilanza nel periodo fra il 1947 e il 1991 lungo la frontiera fra Italia e Jugoslavia”. Operazioni sconosciute alla gran parte della popolazione, in un confine “freddo” ma che in più circostanze nell’arco di quei 45 anni ha visto i due eserciti che lo sorvegliavano a un passo da una crisi militare.
“Si trattava di predisporre un’azione operativa per difendere il confine orientale su territori in cui l’esercito italiano non partiva da situazioni di vantaggio – ancora Donvito – con un pattugliamento delegato principalmente alla Guardia di Finanza coadiuvata in alcuni casi da Carabinieri, Polizia di frontiera ed esercito”.
g.p.


