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sabato, 3 Dicembre 2022

Medioevo fantastico: una nuova speranza per le case armene di Trieste

03.09.2022 – 07.01 – Discendendo dal colle di san Vito la via Benedetto Marcello, coi passi che puntano verso il vecchio ghetto, si giungerà, all’incrocio con via Tigor, a uno strano gruppo di edifici in rovina. Con alle spalle quanto sopravvive della chiesa armena coi doppi campanili, davanti si profileranno due caseggiati: le finestre sprangate, le porte serrate, i calcinacci che cospargono il marciapiede. Si tratta di due dei cinque edifici commissionati dal commerciante di tappeti Haggi Giorgio Aidinian a inizio ‘900 all’architetto italiano Ruggero Berlam. Per il primo edificio Berlam optò per un gusto cinquecentesco; per il secondo preferì un asettico classicismo; per il quinto che oggi domina il colle, visibile dal Giardino di via San Michele, un aspetto turrito, di gusto rinascimentale. E per il terzo e il quarto edificio, presenti all’incrocio summenzionato, un gusto invece spiccatamente medievale.
Un’architettura medievale trasposta all’età vittoriana, pertanto fantastica: bifore e trifore ormai ammaccate vengono innalzate dagli archetti pensili; la dedicata copertura del tetto in legno cede il passo a una successione di volti urlanti scolpiti nella pietra. Aguzzando lo sguardo è possibile scorgere, agli ultimi piani, i resti delle decorazioni policrome per i quali venne ingaggiato il pittore Pietro Lucano e un giovanissimo Arduino Berlam.
Negli ultimi anni la zona è stata definita, con un’espressione di potente suggestione, il “colle armeno” e le case sono state definite “armene”. Una definizione che lascia immaginare caratteri armeni nell’architettura che non è il caso di Trieste: essendo Berlam la mente dietro il progetto, era semmai architettura italiana. Tuttavia il gesto di Aidinian evidenzia quali profonde tracce abbia impresso, nella storia di Trieste, la presenza armena, a livello economico e culturale. Le case erano d’altronde un investimento: vennero infatti da Aidinian affittate alla bassa-media borghesia locale, reinvestendo quanto guadagnato col commercio orientale.

Progetto per le case di via Marcello 2 e 4 . Dal volume Gli armeni di Trieste

Il bonus facciate aveva permesso, lo scorso anno, di ristrutturare la maggioranza delle case “armene”; sebbene rimanga il caso peculiare della chiesa in rovina. Erano invece rimaste al di fuori, in quanto disabitate, le case di via Marcello. La stabilità strutturale sembrava ormai precaria ed era possibile vedere con chiarezza parti del tetto di legno staccatosi dalla struttura. Ora, secondo Il Piccolo, anche le due case rimanenti potranno essere restaurate. Se ne occuperà lo studio B&P che realizzerà una ventina di appartamenti, 3 box auto e 1 soppalco abitabile rimodellando quanto presente all’interno. I lavori dovrebbero iniziare verso metà settembre e durare un paio di anni, per un costo totale di 8/9 milioni di euro. Le due case, secondo quanto scrive Il Piccolo, erano disabitate dal 2015. La ristrutturazione andrebbe inquadrata nei paralleli progetti di un parcheggio nell’area vicina, in via Tigor 5. Troviamo infatti, prima del muraglione, la sede provvisoria della Biblioteca Civica Attilio Hortis; e dietro la struttura, ancora visibile con qualche muro portante avvolto dall’edera, quanto rimane del carcere novecentesco. Un edificio di scarso valore storico, ma collocato in un’area delicata; molti cittadini locali temono infatti che inserendo i garage nell’area si andrebbe a compromettere un terreno già notevolmente instabile. Il carcere in sé ha qualche vanto storico: ospitò infatti nel 1945 l’ex Podestà Cesare Pagnini.

[z.s.]

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Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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