25.08.2022 – 11.29 – La passione per il collezionismo caratteristico dell’alta borghesia ottocentesca si ammantava di un desiderio scientifico e didattico; accanto al culto del bello, appariva innegabile la volontà di spiegare una passione alla base della vita del proprietario, nel contempo dimostrandone il buon gusto. Non sorprende pertanto come nasca in quell’epoca il concetto della casa-museo, dove gli ambienti familiari diventano oggetto di visita. Sembra di essere in una casa altrui, ma che casa! Solitamente alla morte del proprietario la casa-museo si trasforma in un immobile santuario ed è ciò la condizione oggigiorno della maggior parte di queste strutture; sono infatti svaniti i tempi nei quali la persona facoltosa esibiva la propria arte al pubblico, ricavando piacere dall’esibizione pubblica della propria ricchezza artistica. La Francia fu grande patrocinatrice di questo genere di struttura, passione poi trasmigrata negli Stati Uniti; ma i corsi e decorsi novecenteschi hanno cancellato molte famose case-museo. Questo fortunatamente non è stato il caso del Museo Sartorio di Trieste che, anzi, nella sua forma attuale nasce recentemente, appena nel 2006.
Il Civico Museo nasce infatti a seguito di un imponente restauro operato grazie al Comune di Trieste e alla famiglia Costantinides. Si tratta di un’elegante villa borghese del settecento, la cui musealizzazione è avvenuta nel 1947 dietro volontà testamentaria di Anna Segrè Sartorio. La Villa mantiene gli ambienti della famiglia Sartorio; dal patriarca Pietro giunto nella città-porto nel 1775, ai figli Giovanni Gugielmo e Pietro, sino a Giuseppe, grande collezionista, a cui si deve la raccolta di 254 disegni di Giambattista Tiepolo. L’arredamento presenta una succesisone senza fine di variazioni e gusti diversi: si va dallo stile Impero, al Biedermeier, al revival neorococò e neogotico. La ricchezza dei dettagli “stordisce” lo spettatore, smarrito in un diluvio di broccati, gioielli, quadri e antica mobilia.
Accanto all’elemento didattico, ci si sente insomma come se si fosse parenti dei Sartorio; una sensazione di far parte “della famiglia” che è l’obiettivo delle migliori case-museo.
[z.s.]


