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sabato, 28 Maggio 2022

Sessualità: fetish o feticismo? Il desiderio per il “concetto”

12.05.2022 – 12.00 – Corsetti, calze, fruste, borchie…una lista che potrebbe proseguire all’infinito per descrivere il vasto e variopinto mondo del fetishMa cosa significa esattamente avere un fetish? Il fetish affonda le sue radici nel feticismo, una parafilia per la quale un individuo prova una forte attrazione verso un dettaglio, una singola parte del corpo, o un indumento, se non una foto, una lettera o un concetto, tanto da sovrastarne il desiderio genitale biologico. Il feticismo infatti trae la sua etimologia dal termine portoghese con cui i mercanti si rivolgevano agli indigeni africani vittime della tratta atlantica, i quali nel loro culto religioso veneravano degli oggetti materiali chiamati per l’appunto “feticci”.
Ma prima di mettere altra carne al fuoco, come saggiamente riporta La quinta edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, a cura della American Psychiatric Association del 2013, è bene porre il proprio focus sulla differenza tra i disturbi parafiliaci, casi patologici di orientamenti sessuali che possono incidere negativamente sulla vita dell’individuo e di chi gli sta intorno, e le semplici parafilie: delle innocue preferenze sessuali assolutamente non patologiche e che tratteremo in questo articolo.

Dunque feticismo è anche tutto ciò che non lede in alcuna maniera alcun individuo ma anzi deve rivelarsi un mondo di riscoperta e inclusione tra persone adulte e consenzienti.
Ma da dove trae origine? Storicamente è impossibile asserire a quando esattamente l’essere umano abbia iniziato a “esplorare” i suoi punti focali d’interesse a letto ma possiamo intuire che dall’alba dei tempi la fantasia abbia fatta da padrona nella nostra storia. Alfred Binet, noto psicologo e ipnotista francese della seconda metà del XIX secolo ci spiega come secondo lui l’amore considerato “normale” non sia altro che un rimescolamento complesso di vari feticci che lui racchiudeva in due grandi insiemi: l’amore spirituale, ovvero il desiderio verso fenomeni astratti, comportamenti e ruoli sociali e l’amore plastico, ovvero il desiderio verso il mondo materiale inanimato. Secondo lo psicologo quando non sarebbe stato possibile manifestare una forma d’amore spirituale tanto forte essa pervadeva il mondo dell’amore plastico innescando così il meccanismo del feticcio, che altro non era che amore per il concetto.

Anche la psicanalisi ha provato a dare la sua interpretazione freudiana sulla nascita dei feticismi nell’essere umano fra titanici giochi di potere con mamma e papà e metaforiche evirazioni. Le discipline moderne hanno tentato l’ausilio della tecnologia come Vilayanur Subramanian Ramachandran, neuroscienziato indiano contemporaneo che ci fa notare come nella struttura dell’homunculus corticale l’area adibita alla sensibilità dei piedi sia particolarmente vicina all’area adibita alla sensibilità dei genitali, una parvenza di spiegazione riguardo al dominio podologico incontrastato che da sempre si offre come stereotipo più classico associato alla parola fetish. Altre teorie invece si basano sul riflesso condizionato e dal tipo di imprinting che si riceve durante l’infanzia, tuttavia, nessuna teoria è davvero esaustiva per descrivere appieno l’origine dei feticismi.

Quand’è allora che il feticismo diventa fetish? Nonostante i termini spesso risultino sovrapponibili essi sono separati da un velo sottile come l’aria poiché il feticismo rappresenta la parafilia di per sé mentre il fetish è più attinente alla sub cultura che si è venuta a creare in seguito ricoprendo il settore della moda e dell’arte. Una cultura basata sul genere e sull’identità sessuale intorno alla quale orbitano specifici media che grazie a opere pionieristiche, prima di tutte “movie star news” celebre rivista di Irving Klaw che ingaggiò abili illustratori per mettere su carta le più piccanti fantasie, ha coinvolto sempre più persone interessate a riscoprirsi sotto questo punto di vista. La socialità dei feticisti si svolge anche tra feste a tema e munch, cioè dei conviviali incontri di gruppo (magari davanti ad uno spritz) dove ci si approccia senza pretese, ci si confronta e si parla liberamente dei propri fetish in funzione del prossimo play party, ovvero l’effettiva festa dove prenderà vita tutto ciò che al munch giaceva nel cassetto delle fantasie. 

Chi con pregiudizio, chi affascinato e chi incuriosito, il mondo del fetish con la sua moda eccentrica richiama a sé gli occhi di tutti con un grido di rivalsa. Ecco allora che la citazione della celeberrima attrice statunitense Whoopi Goldberg sembra calzare perfettamente al contesto: “La normalità è negli occhi dell’osservatore”.

di Manuela Gallo 

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