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mercoledì, 10 Agosto 2022

Dolina, le campane risuonano a festa. I residenti riaccendono la contestazione

19.04.2022 – 14:25 – Dopo mesi di pausa forzata (prima dal sequestro della Procura e poi per volontà della Parrocchia in segno di protesta) le campane di Dolina nell’appena trascorso fine settimana sono ritornate a suonare in occasione delle festività pasquali. Quello che fino ad oggi avevamo definito come “lo strano caso delle campane di Dolina” sembrava essere giunto finalmente alle sue battute finale; tuttavia, lo scorso sabato sera, a poca distanza dalla Chiesa di Sant’Ulderico, un gruppetto di residenti, probabilmente gli stessi che negli scorsi mesi avevano indetto la bizzarra raccolta firme per far silenziare il campanile, si è appostato all’ombra dell’edificio sacro per misurare la durata degli scampanii oggetto del diverbio tra abitanti e parrocchia. Pertanto, dopo aver appurato che le campane in azione avrebbero suonato per oltre il limite stabilito dalla Procura (7 minuti), la polemica ha ripreso vigore portando il gruppetto di residenti a dichiarare che “la Parrochia non intende rispettare le regole”. Immediata, quindi, la risposta dei gestori della Pieve i quali hanno dichiarato che “In occasione delle maggiori solennità religiose la regola della durata non vale”, come del resto deciso dall’Arcivescovo, Monsignor Giampaolo Crepaldi nella prima settimana del mese di Marzo. Era stato infatti il capo della Diocesi ad avocare a sé la competenza in relazione alle modalità di svolgimento delle liturgie. Le campane, in occasione del Sabato Santo, alle ore 21:45 hanno suonato per tre volte e per circa un minuto. “Si tratta delle normali scampanate che segnano il momento della consacrazione nel corso della messa – è stata la spiegazione ufficiale fornita dalla Parrocchia – e, anch’esse, visto che eravamo alla Vigilia di Pasqua, non rientrano nelle regole generali”. Ad ogni modo, secondo i residenti indispettiti, in base quanto deliberato dalla Procura in fase di dissequestro, “in nessun caso il suono delle campane deve prolungarsi oltre le ore 21:00”. Non c’è pace quindi, per il campanile della Pieve Matrice di Dolina, una delle strutture di culto più antiche del comune di San Dorligo della Valle e tra le più antiche della Diocesi tergestina. Ideata nel XIII secolo e ricostruita a metà del 1600, nel 1790 il pievano di Dolina, decise di costruire una nuova torre campanaria, alta ben 26 metri e distaccata dall’edificio di culto. I lavori, che prevedevano la demolizione dell’antica torre precedente e un restauro della chiesa, furono ultimati nel 1792, grazie alle elargizioni dei paesani e ad un contributo della Corte Asburgica. Durante la Prima Guerra Mondiale, nella notte del 26 marzo 1918, il campanile fu colpito da un fulmine di inaudita potenza, che lo rase al suolo. Sul muro di cinta venne quindi eretto un campanile provvisorio e, nel 1953, sotto il Governo Militare Alleato del Territorio Libero di Trieste, si decise di ricostruirne uno definitivo, quello oggigiorno visibile. La torre è dotata di tre campane, dedicate rispettivamente a Sant’Ulderico Martire, a San Martino e alla Vergine Maria. La Pieve, oltre ai monumentali arredi, gli affreschi e gli oggetti di provenienza mitteleuropea, è anche detentrice di un prezioso archivio storico, tra i più antichi dell’area giuliana, nella quale sono raccolti centinaia di documenti circa la storia della Parrocchia, dei fedeli e del territorio circostante.

Sequestrate lo scorso Gennaio dalle Forze dell’Ordine in seguito ad una raccolta firme alla quale avevano preso parte alcuni residenti indispettiti (e non solo) dal forte suono del sistema sonoro del campanile della Chiesa di Sant’Ulderico, ritenuto dagli stessi, “troppo rumoroso” e “ripetitivo”, le campane, al termine del suddetto mese erano state dissequestrate. La magistratura aveva cercato di trovare un compromesso tra il reverendo Klemen Zalar, responsabile della Parrocchia, e la cittadinanza, concedendo al primo di poter suonare le campane ogni giorno, tra le ore 08:00 del mattino e le ore 21:00 della sera, per un massimo di un minuto ogni ora. Tuttavia, il tentativo di conciliazione del PM per mettere in comune d’accordo tanto i residenti indispettiti quanto il parroco, non era stata accolta con grande piacere da quest’ultimo in quanto Zalar aveva reso noto fin da subito che far suonare le campane per non oltre un minuto era cosa impossibile in quanto non si è tenuto conto del tempo di inerzia delle campane e, per tanto, piuttosto che creare ulteriori e spiacevoli incomprensioni con gli abitanti della zona la Parrocchia aveva deciso di non farle suonare proprio.

Nel febbraio scorso, poi, in attesa che il dissidio chiesa-residenti venisse analizzato in sede legale, nell’abitato di Dolina era stata avviata la contropetizione. L’obiettivo di quest’ultima era quello di riattivare i rintocchi delle campane della Pieve secondo le modalità della secolare tradizione slovena. Più nello specifico, i residenti avevano chiesto che il campanile ritornasse a suonare l’Angelus alle ore 07:00, alle ore 12:00 e alle ore 20:00 di ogni giorno ed in particolare nella mattina di ogni domenica prima della messa, e in occasione di celebrazioni funebri ed affini. Inoltre, i residenti avevano avanzato la proposta di far suonare le campane in maniera manuale in occasione di eventi come la visita del Vescovo e di alcune delle principali solennità dell’annata liturgica. I firmatari hanno reclamato inoltre, l’utilizzo laico del sistema campanario come il battito dell’orologio, ogni giorno dalle ore 07:00 alle ore 21:00, dei quarti e delle ore piene, e per scandire le fasi della tradizionale festa della “Majenca” (prima domenica di Maggio). Il caso, a metà febbraio, grazie all’interesse di otto eurodeputati sloveni i quali hanno presentato un’interrogazione scritta alla Commissione Europea, era sbarcato a Bruxelles, sostenendo che il sequestro delle campane è stata “una interruzione di una lunga tradizione e una ingerenza nella cultura e nei costumi di questo luogo”. Inoltre, avevano criticato il provvedimento adottato dalla magistratura italiana definendolo sproporzionato e pericoloso per la complessa convivenza tra le persone e le nazioni che convivono in quest’area; pertanto avevano chiesto alla Commissione UE se fosse a conoscenza del caso e in quale maniera intendesse agire “per far cessare le azioni prese nei confronti della libertà religiosa e della tradizione culturale nell’area dove vive la comunità autoctona slovena nella Repubblica Italiana”.
Lo scorso Marzo, infine, un’importante azione pacificatoria tra le parti sembrava essere giunta dalla curia del Capoluogo Giuliano, presso la quale l’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi aveva firmato un decreto vescovile attraverso cui erano stati stabiliti con precisione tempi e frequenze del suono che avrebbe dovuto essere diffuso dal campanile della chiesa a partire da Domenica 17 Aprile 2022. Ad ogni modo, apparve chiaro sin da subito che il documento clericale non ottemperasse alla lettera alle disposizioni indicate dalla locale Procura della Repubblica per poter procedere con la riattivazione del sistema sonoro. Secondo quanto riportato lo scorso 7 marzo sulla stampa locale, infatti, l’Arcivescovo di Trieste aveva indicato uno scampanio dalla durata di 90 secondi per la celebrazione dell’Angelus, il quale si suona al mattino, a mezzogiorno e alla sera, mentre, secondo la Magistratura non dovrebbe superare il minuto. Ma incongruenze erano apparse anche in merito agli orari degli scampanii. Per la Magistratura, infatti, le campane non devono essere attivate prima delle ore 08:00 del mattino e dopo le ore 21:00 della sera. Il decreto del Vescovo, invece, sembrerebbe aver stabilito che si possa iniziare già a partire dalle ore 07:00.

 

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