Caso Resinovich, depositata la consulenza botanica

27.04.2022 – 12.42 – Liliana Resinovich potrebbe aver percorso autonomamente la strada che porta al luogo del ritrovamento del cadavere. Lo comunica il procuratore di Trieste, Antonio De Nicolo. La donna, scomparsa dal rione di San Giovanni a Trieste lo scorso 14 dicembre, era stata ritrovata priva di vita nel parco dell’ex Opp il 5 gennaio: la testa avvolta da dei sacchetti per alimenti e il corpo coperto da due sacchi neri. Le ultime analisi di laboratorio effettuate su campioni di materiale vegetale rinvenuto sulle suole delle scarpe della donna, in particolare quella destra, sembrano indicare un probabile legame con la vegetazione e suolo del luogo del ritrovamento. La donna, nel tragitto verso la boscaglia, potrebbe aver raccolto con la suola una samara di acero camminando su una superficie rigida, come quella del tratto pedonale che costeggia via Weiss. “Nel periodo del ritrovamento – spiega il procuratore – in corrispondenza di giorni di maltempo e ventosi, questo tipo di materiale vegetale si accumula comunemente sulla strada e sul camminamento prospiciente, ed è stato rilevato anche durante i sopralluoghi effettuati in febbraio e aprile”, aggiunge. Rinvenuta e analizzata anche una foglia d’edera, “compatibile con l’abbondanza di edera presente in sito”, conferma la procura.

Tanti ancora gli elementi di incertezza: una conferma ulteriore potrebbe arrivare con i prossimi risultati di laboratorio tramite l’utilizzo di tecniche molecolari, per stabilire con maggior confidenza le specie vegetali rinvenute e legarle al luogo del ritrovamento. “Per completezza – fa sapere ancora Antonio De Nicolo – si aggiunge che le specie rinvenute nel boschetto e quindi sulle scarpe del cadavere sono compatibili con altri siti presenti nel comprensorio di San Giovanni ma anche con altri siti urbani di Trieste”. Le indagini intanto proseguono.

Nella giornata di oggi la procura darà il via anche all’esecuzione di nuovi esami approfonditi sui due telefoni cellulari della donna, trovati nella sua abitazione, incaricando l’ingegnere informatico Nicola Chemello, di scandagliare la memoria dei dispositivi mobili per ricavare eventuali messaggi, foto e video ocultati o cancellati.

[mb.r] [g.t.]

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