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domenica, 25 Settembre 2022

Trieste, Narodni Dom restituito alla comunità slovena

29.03.2022 – 07:00 – Il palazzo sito in Via Filzi 14, che attualmente ospita la sede universitaria della Scuola Interpreti dell’Università degli Studi di Trieste, è ufficialmente patrimonio della comunità slovena; più precisamente della Fondazione Narodni Dom. Nella mattinata di ieri, il passaggio di proprietà è avvenuto nel salone della Prefettura di Trieste, dove, per l’occasione si sono incontrati il Magnifico Rettore dell’Ateneo giuliano, Roberto Di Lenarda e il Presidente dell’Associazione, Rado Race, alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ieri in visita presso il Capoluogo del Friuli Venezia Giulia per l’inaugurazione dell’anno accademico 2021-2022 dell’Università di Trieste. Le firme sono state poste su un contratto di trasferimento a titolo gratuito dello stabile progettato dall’architetto Max Fabiani nel 1901 e completato nel 1904, realizzato con lo stile dell’Art Nuveau. Allo stesso tempo, è stato poi siglato il contratto di comodato gratuito decennale dell’immobile a favore dell’Università che rimarrà, quindi, a disposizione di UniTs fino al recupero integrale dell’edificio oggi noto come “Gregoretti 2”. La consegna formale dell’edificio è stata l’ultimo atto di un percorso iniziato il 13 Luglio 2020 quando il Capo dello Stato italiano assieme al collega sloveno Borut Pahor aveva presenziato alla cerimonia di restituzione dell’edificio alla comunità slovena, a 100 anni esatti dall’incendio.

Nel 1900, a Trieste, si erano riuniti i membri del comitato promotore per la costituzione della società “Narodni Dom” (Casa Nazionale in lingua slovena). L’organismo, composto da figure di spicco del movimento nazionale degli sloveni a Trieste, ruotava attorno alla redazione della rivista politica Edinost (Edinost. Glasilo slovenskega političnega društva tržaške okoliceL’Unità. La voce dell’associazione politica slovena del circondario di Trieste), fondata a Trieste nel 1876 da Ivan Dolinar che della pubblicazione fu sia proprietario che redattore, e chiusa con l’ordinanza prefettizia fascista nel 1928. La società, fondata ufficialmente il 30 ottobre 1900, trovò sede alla fine dell’attuale Via Filzi, allora Piazza Caserma, grazie all’interessamento della “Banca di Risparmio e Prestiti” di Trieste la quale il 29 aprile 1901 acquistò un terreno edificabile sul quale costruire l’edificio “Narodni Dom”. Al suo interno vi furono realizzati un albergo, due ristoranti, una caffetteria, un teatro, una scuola di musica, una banca, una sala di lettura, la redazione e la tipografia del sopracitato quotidiano in lingua slovena, uffici, studi e appartamenti privati. Per 16 anni il Narodni Dom triestino è stato questo e molto altro rappresentando uno dei migliori esempi di edificio polifunzionale della città. Nella primavera e nell’estate del 1920, a più di un anno dal primo conflitto mondiale, e dopo l’abbandono da parte italiana delle trattative di pace, le relazioni tra Regno d’Italia e Regno dei Serbi, Croati e Sloveni erano estremamente tese. In seguito ad un concitato comizio ideato dal neo segretario del fascio di combattimento cittadino, Francesco Giunta, il Narodni Dom, fu dato alle fiamme dalle squadre d’azione fasciste. Tutti gli occupanti dell’edificio riuscirono a salvarsi, ad esclusione del farmacista di Bled, Hugo Roblek il quale perse la vita gettandosi da una finestra in preda al panico assieme alla moglie, la quale, invece seppur gravemente ferita si salvò. L’incendio fu domato completamente solo il giorno successivo. L’edificio completamente devastato, fu espropriato alle organizzazioni slovene le quali vennero definitivamente dissolte con regio decreto nel 1927. Fu quindi rilevato da una società milanese che lo ristrutturò completamente adibendolo esclusivamente ad uso hotel e rinominandolo “Regina” rimpiazzando lo storico “Balkan”. Dopo la seconda guerra mondiale, la comunità slovena chiederà più volte che l’edificio fosse restituito alla minoranza. Oggi, ospita la sede della Sezione di Studi in Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori e una biblioteca da oltre 43.000 volumi.

“E’ un momento molto importante per la nostra città,” ha dichiarato Rado Race, Presidente della Fondazione Narodni Dom. “Con la restituzione del palazzo alla minoranza linguistica slovena si archivia una fase storica e si apre una nuova. Il Narodni Dom sarà il cuore pulsante della Trieste cosmopolita, la casa comune di tutte le persone di buona volontà, un luogo di dialogo e di collaborazione.” “Quanto abbiamo avuto l’onore e l’emozione di vivere il 13 luglio 2020 grazie all’incontro tra i Presidenti Mattarella e Pahor oggi dà i suoi frutti – ha sottolineato Roberto Di Lenarda, rettore dell’Università di Trieste – Posso dire con soddisfazione che siamo riusciti a concretizzare un risultato storico, di cui andare orgogliosi, e che apre le porte ad un futuro di pace e concordia in un momento drammatico come l’attuale.”

 

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