Report Ministero della Salute, Asugi fa il punto sulla vicenda

25.11.2021 – 17.15 – Si arricchisce ulteriormente la vicenda relativa al report del Ministero della Salute con le delucidazioni dell’Azienda Sanitaria Giuliano Isontina che interviene sul tema delle terapie intensive per la sua area di competenza. Il dibattito si era acceso dopo che i pentastellati Sabrina De Carlo e Andrea Ussai avevano reso noto il rapporto ministeriale, denunciando in una nota alcune criticità relative al conteggio e la classificazione dei posti letto di terapia intensiva nell’ospedale di Palmanova – a suo tempo già segnalate anche dall’Aaroi Emac Fvg, l’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri. Oltre alle terapie intensive, ad essere messi in evidenza da De Carlo e Ussai, anche una sovrapposizione dei percorsi Covid e non Covid nel pronto soccorso dell’ospedale di Palmanova e, per quanto concerne invece l’ospedale di Gorizia una “carenza della gestione dei flussi informativi per tutti i livelli della filiera”. Sulla questione era poi intervenuto anche il consigliere regionale del Gruppo Misto Walter Zalukar che tramite una nota affermava come, a causa del report, “la credibilità della Regione Friuli Venezia Giulia rischia di essere compromessa”. Giunta prontamente la risposta del vicepresidente Riccardo Riccardi, tirato in causa in qualità di assessore con delega alla Salute, che definiva le accuse strumentali, tacciando i consiglieri di aver interpretato “in modo malevolo, una relazione ministeriale nella quale, invece, si conferma che nell’emergenza Covid le persone ospedalizzate in regione sono state curate nel pieno rispetto degli standard previsti”. La risposta del vicegovernatore non ha però soddisfatto le Opposizioni in consiglio regionale che proprio ieri, tramite una conferenza stampa, hanno chiesto maggiore chiarezza e trasparenza sul tema, giudicando il comportamento di Riccardi “inaccettabile” e “non tollerabile”. Al contempo ad essere richiesta è stata anche una presa di posizione del presidente Massimiliano Fedriga sulla vicenda, giunta ieri in serata tramite una nota dove, esprimendo solidarietà al suo vice, il governatore si è detto attonito per “la continua speculazione sulla sanità regionale, in un periodo pandemico, operata dalle opposizioni”, precisando inoltre che, in merito al conteggio delle terapie intensive “come chiarito da Asugi e Asufc, i rilievi riscontrati riguardano la comunicazione di codici, oltretutto normati in anni ben precedenti all’attuale amministrazione regionale, che nulla hanno a che fare con le prestazioni erogate dal sistema sanitario regionale nel corso della pandemia”.

L’ultimo capitolo della vicenda vede dunque l’intervento di Asugi che in una nota spiega che, in riferimento all’ospedale di Gorizia, dal 27 marzo 2021 è stata attivata un’area intensiva e semintensiva covid rispettivamente di 4 e 10 posti letto, riconvertendo la terapia intensiva e l’UTIC dell’ospedale. L’attivazione si era resa necessaria a fronte dell’urgenza “di collocare in struttura idonea il gran numero di pazienti ventilati presenti nei pronto soccorsi di Asugi e del resto della regione e stante la contestuale occupazione al 100% dell’area semintensiva di Trieste”. Entrambe le aree – intensiva e semintensiva – specifica l’Azienda sanitaria, erano in linea con gli standard richiesti, tanto dal punto di vista tecnologico e assistenziale quanto medico e infermieristico.

“Durante il periodo di apertura del reparto” continua la nota, “si è reso necessario ospitare pazienti in ventilazione invasiva e convertire pazienti dalla ventilazione non invasiva a quella invasiva. Il numero di pazienti intubati, e non, che necessitavano comunque di una assistenza intensiva” specifica “è variato da un minimo di 1 a un massimo di 5. Il mantenimento in sede dei pazienti è stato stabilito in relazione allo stato di occupazione dell’area intensiva dell’ospedale di Cattinara ed in ragione della convenienza clinico-assistenziale insita nell’evitare il trasferimento di un paziente intubato. Pertanto il medesimo reparto, adeguato sotto tutti i profili ad una terapia intensiva, accoglieva indistintamente pazienti di intensiva e sub-intensiva secondo una logica di geometria variabile” in considerazione della velocità con cui le condizioni dei pazienti malati da Covid potevano modificarsi con la necessità di essere intubati o viceversa. Il personale, evidenzia l’Azienda, “è stato riadeguato costantemente in relazione alle necessità assistenziali presente in reparto, garantendo sempre gli standard di sicurezza previsti”.

“Vero è” afferma Asugi “che la forte pressione del momento non ha consentito ricodifiche dei codici di identificazione dei reparti allineati ai flussi ministeriali HSP (modelli tramite cui vengono rilevati i dati delle strutture pubbliche e private, ndr.) in tempo reale, ma questo fatto non ha comportato, in primis, alcuna riduzione del livello assistenziale, semmai il contrario, in secundis, risultando tutti i letti codificati come terapia intensiva ed essendone in realtà occupati meno del 50% con pazienti intensivi è stato sovrastimato il dato di occupazione dei posti letto intensivi e non viceversa. L’Azienda” conclude “sta mettendo in atto le azioni di miglioramento suggerite dal Ministero della salute”.

[n.p]