Porto Franco di Trieste: l’UE rigetta le modalità della richiesta

25.11.2021 – 15.08 – La Commissione Europea ha rifiutato di riconoscere lo status extradoganale del Porto Franco di Trieste, disconoscendo le modalità della richiesta, attuata attraverso una risoluzione del Senato. La risposta, datata allo scorso 18 novembre, è firmata da Paolo Gentiloni e sostanzialmente conferma che, se l’Italia vuole davvero realizzare lo status extradoganale dello scalo giuliano, deve agire tramite una richiesta del governo.
Specificatamente la risoluzione chiedeva di attivare la procedura legislativa europea per l’esclusione dei Punti Franchi del Porto di Trieste dal territorio doganale dell’Unione Europea. L’assunto di base era lo storico Allegato VIII al Trattato di Pace, da realizzare mediante modifica dell’articolo 4 del codice doganale dell’Unione Europea.
Il Porto Franco di Trieste era stato inizialmente incluso nelle zone franche con il regolamento (Cee) n.2504/88, dietro richiesta del governo; successivamente però l’esclusione dal territorio doganale europeo non era stata riconfermata nel Codice Doganale Comunitario, lasciano inattuato il carattere “eccezionale” della città.
La Risoluzione, pervenuta alla Commissione Europea, era stata il risultato di uno forzo trasversale alle forze politiche regionali: Il Piccolo ne parla oggi in un articolo/appello ala cittadinanza firmato da Francesco Russo (PD), ma l’istanza era stata anche sostenuta dal consigliere di Fratelli d’Italia Claudio Giacomelli e da tanti altri. Confetra Fvg l’aveva definito “un risultato storico” frutto di “operoso silenzio”; ma la risposta dell’Unione cambia nuovamente le carte in tavola, evidenziando la natura di “mozione circoscrizionale”, di latente provincialismo della risoluzione. Senza un intervento del governo italiano in persona, l’UE non si muove.

[z.s.]