21.10.2021 – 10.45 – Tutti abbiamo delle domande difficili, scomode da articolare, questioni che non sappiamo a chi porre, che non riusciamo a dire.
“Telemaco risponde” è uno spazio in cui poterle mettere in parola, anonimamente, ricevendo una risposta cucita su misura.
È possibile contattare Telemaco Trieste, associazione formata da psicologhe e psicoterapeute che si occupa della clinica dell’infanzia e dell’adolescenza, all’indirizzo: [email protected].
Domanda: Buongiorno, mi chiamo Elisabetta, sono mamma di un ragazzo che ha 16 anni, studia pochissimo, rimanda all’infinito i compiti, torna da scuola e non mi racconta mai come va. Ogni volta che lo trovo spaparanzato sul divano o a giocare ai videogiochi e gli chiedo se ha studiato, o mente spudoratamente dicendo “sì sì ho fatto”, oppure dice “ancora un minuto”, un minuto che diventa infinito. Non so cosa fare, perché alla sua età mi aspetto che sia responsabile e autonomo sulla scuola, dall’altra ho paura di “mollare”, e che possa venire addirittura bocciato. Sono spiazzata soprattutto perché negli anni precedenti era molto più diligente e bravo a scuola.
Risponde Lucìa Becce per Telemaco Trieste: Cara Elisabetta, la ringrazio per averci scritto. Sono sicura che molti genitori potranno riconoscersi in queste immagini di vita quotidiana. Il rapporto di suo figlio con lo studio dunque è cambiato. Il bambino, da bravo e diligente, è diventato un adolescente procrastinatore. Vorrei spezzare una lancia a favore di questo adolescente “svogliato”: a mio avviso è giusto festeggiare i risultati scolastici e i meriti dei bambini, ma va detto che per loro è molto più facile. Il mondo del bambino ruota molto intorno alla soddisfazione (e la necessità) di essere amato e di compiacere i genitori, far brillare loro gli occhi con una bella pagella, farsi dire “bravo”. Per gli adolescenti è più complicato, anche perché generalmente sono più interessati ad un altro tipo di sapere, il “saperci fare”. Questo “saperci fare” si impara anche a scuola, certo, e sui libri, ma di questo ce ne accorgiamo più tardi di solito, quando la scuola è ormai finita. Quindi spesse volte gli adolescenti sono più impegnati a pensare a come non fare delle figuracce davanti ai coetanei, come vestirsi, come approcciare la persona che a loro piace, piuttosto che prendere un buon voto. Va detto anche che dalla sua lettera si evince un atteggiamento ambivalente nei confronti dello studio: c’è del rifiuto, ma anche un po’ di attrazione. In che senso? Procrastinare non è la stessa cosa di non fare nulla, o peggio, di non andare a scuola. Vuol dire che per lui la scuola arriva dopo, e non prima, del riposo, e del gioco. Gli adolescenti sono spesso stanchi, e a volte non ci rendiamo conto o abbiamo dimenticato che non è vero che non fanno nulla. Chiedere loro di essere concentrati sei, sette, otto ore non è un compito da poco. So che mi dirà che di sicuro non è stato attento per otto ore, e le rispondo che me lo auguro. L’attenzione è sempre fluttuante. Ma è stato presente, per tutto quel tempo, sulla scena, e questo ha un costo psichico. Oltre a questo compito, è impegnato anche in un altro: quello di separarsi da quel bambino bravo e diligente che è stato. Forse per questo temporeggia ancora, in questo confine tra infanzia e adolescenza, e si perde ancora, un po’, “ancora un attimo”, nel gioco. In ogni caso dovrà trovare una nuova motivazione, un nuovo accesso verso l’amore per il sapere, un motivo più proprio. Se ha fortuna troverà nel suo cammino un buon professore che lo accenderà con il suo insegnamento; a volte invece questo amore si trova fuori da scuola, in altri incontri. In libri prestati, in discorsi infiammati, in viaggi che aprono la mente. A volte si fa l’errore a mio avviso di giudicare troppo duramente l’adolescente, come se l’adolescenza potesse essere predittiva dell’adulto che sarà in futuro. Non lo è necessariamente, a mio avviso. Sono due partite diverse, e come nel calcio, non si può mai dire fino all’ultimo minuto.
[n.n]


