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venerdì, 1 Luglio 2022

Senzatetto: com’è la situazione attuale nelle strutture triestine?

19.08.21-11.00– Tra le varie situazioni paradossali verificatesi con l’introduzione del Green pass, si è parlato anche dei senzatetto della Provincia autonoma di Trento. Più precisamente, la circolare D337/2021 del Dipartimento Salute e Politiche sociali del 05 agosto 2021, affermava che per accedere alle mense pubbliche o nelle strutture dove dormono i senzatetto, essi devono essere provvisti di Green pass. Peccato che, essendo senza residenza, non possono chiedere di essere vaccinati e, quindi, non possono avere la certificazione. Un problema serio che avrebbe escluso all’incirca 300 persone da servizi basilari ed essenziali. Il fatto sembra essere rientrato con chiarimento successivo dell’ufficio stampa della Provincia alla testata in cui è stato specificato che ‘tutte le persone presenti sul territorio della Provincia Autonoma di Trento potranno essere vaccinate []per quanto riguarda le persone che accedono ai servizi di accoglienza, la collaborazione consiste […]di promuovere e raccogliere le adesioni vaccinali presso le diverse strutture (diurne e notturne) di bassa soglia e di trasmettere le richieste di vaccinazioni all’APSS.’ (qui il comunicato ufficiale). Ma com’è, invece, la situazione attuale a Trieste?

Non sembrano esserci stati problemi di questo tipo anche se c’è stato bisogno anche qui di un riassetto nell’organizzazione. L’Associazione San Martino al Campo ha spiegato che, prima di accogliere gli ospiti, viene effettuata una quarantena preventiva con obbligo di tampone. Successivamente, ogni 20 giorni vengono effettuati i tamponi sia al personale che agli ospiti. Da maggio però non è più possibile effettuare accoglimento separato tra dormitorio ed accoglienza notturna. Il dormitorio di via Udine, difatti, prima offriva posto letto, cena e colazione ed era ‘separato’ dal centro diurno, aperto senza orari anche per il pranzo. Durante il Covid è stato però richiesto che il numero dell’utenza sia ridotto a 18 e che gli ospiti del centro diurno debbano essere gli stessi del dormitorio. “Le strutture, quindi, ad oggi lavorano in sinergia. Anche i posti letto di conseguenza sono stati ridotti per aumentare i distanziamenti” afferma la coordinatrice Miriam Kornfeind.

Con questi vincoli numerici non si è certi, quindi, che tutti quelli che ne hanno bisogno riescano ad avere una risposta alle loro necessità. Attive comunque le unità di strada comunali per verificare possibili situazioni di emergenza nelle strade; dal 1° settembre verrà aperto uno sportello d’ascolto dal segretariato sociale -sempre in via Udine- dove potranno accedere anche persone con necessità esterne all’utenza.

Per quanto riguarda la Caritas di Trieste ci sono invece due grandi tipologie di accoglienza: per conto del comune e per conto della prefettura. Le prime dispongono di 110 posti in convenzione più 21 per isolamento fiduciario mentre le seconde, 200 posti in convenzione con 180 posti per isolamento fiduciario. Tre le sedi comunali: casa Marana Tha (centro diurno e notturno nato proprio durante la zona rossa per il Covid a causa delle aumentate richieste, situata in via Vasari), la struttura Teresiano (via dell’Istria) e casa Betania (via di Chiadino). Ci sono anche 3 appartamenti in via Vasari. Anche qui, prima dell’accesso nelle strutture c’è l’obbligo di isolamento (all’Hotel Alabarda in via Valdirivo), con tamponi effettuati da Asugi in entrata e in uscita. Per chi ha contratto il Covid, invece, c’è la struttura preposta dalla regione a Muggia ‘Parco Hotel’. Anche nelle sedi preposte dalla prefettura, nessun richiedente asilo può entrare in struttura senza isolamento preventivo fiduciario che viene effettuato all’Hotel Transilvania di Fernetti e all’Ostello Scout a Campo Sacro. Similmente alle strutture dell’associazione San Martino al Campo, da febbraio anche qui si sono subìte delle flessioni, soprattutto per quanto riguarda la mensa dove i posti a sedere da 100 si sono ridotti a soli 30 posti. Di conseguenza anche la rotazione risulta molto più veloce per consentire a chi rimane fuori di sedersi appena gli altri hanno finito. “La situazione ora è meno rilassata ma abbiamo aumentato di conseguenza i tempi di apertura.” afferma don Sandro Amodeo che sottolinea inoltre come “dopo il Covid le richieste di aiuto siano aumentate”.

In sintesi si può parlare di una situazione ‘attualmente’ ai limiti del controllo per coloro che possono usufruire delle strutture ma a lungo termine, se non si tornerà presto alla normalità, molti saranno i poveri esclusi dalle esigenze basilari. Quando si potrà tornare ad allargare le esigenze a tutti coloro che ne necessitano? Che fine faranno coloro che, esclusi ora per le precedenze date ad accoglimenti più urgenti, risultano ad oggi alle soglie della povertà?

Michela Porta

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