Di metadone si muore. Tra abuso, mercato nero e prescrizioni.

24.07.21 – 14.00- “Fare la guerra alle sostanze, non alle persone.” Se ne parla ancora troppo poco ma l’abuso di metadone non è storia nuova. Il mercato dello spaccio delle ‘famose boccette’, è ben noto tra i tossicodipendenti che ne abusano, come da poco è successo a Trieste, fino ad arrivare alle overdose. Ma cos’è il metadone? E come si può arrivare a morirne? Siamo andati a confrontare alcune testimonianze di ex-tossicodipendenti e a parlare con il direttore sanitario ASUGI Andrea Longanesi e il direttore del Dipartimento delle dipendenze, la dott.ssa Roberta Balestra, per avere alcuni opinioni in merito.

“In primis ci tengo a dire che non può esserci nessuna ‘partita alterata’ di metadone, è una ‘fake news’ che sta girando” sottolinea la dott.ssa Balestra “il metadone dei nostri servizi è unico, controllato e con certificazioni fino a quando esce dalle nostre sedi e viene ceduto. Il nostro metadone è tra l’altro sempre in forma concentrata: bisogna quindi fare attenzione perché anche una dose minima di un cucchiaio, per chi non è in trattamento, potrebbe essere fatale”.

Andando con ordine, il metadone è un farmaco in forma liquida di sciroppo oppiaceo usato per disintossicare da dipendenze da sostanze della stessa famiglia degli oppiacei (eroina, ossicodone, morfina ecc.) per evitare il cosiddetto ‘craving‘, ovvero gli effetti dell’astinenza. Il dosaggio avviene sotto controllo medico ed è personalizzato (varia a seconda del tipo di dipendenza, dal peso ecc). A chi lo prende per smettere di usare droghe, non scatena astinenza e non dà effetti dopanti se preso nelle dosi prescritte, in quanto c’è tolleranza dell’organismo. Se assunto nel modo corretto, quindi, non comporta rischi, dando la possibilità di poter uscire dalla tossicodipendenza con gradualità. A chi non è abituato, però, anche una dose piccola potrebbe essere fatale. “La sostanza è un sedativo potente e può andare ad influire sul centro del respiro e sui centri cardiovascolari“.

Alle strutture del Sert (da un anno indicate più genericamente in SerD) si accede in varie fasce orarie: la mattina presto è dedicata a chi ha impegni di lavoro, poi c’è la fascia intermedia della mattina. Per chi è ‘fortunato’, a Trieste, si arriva anche ad una fascia pomeridiana (fino alle 16.30) e le mattine dei weekend. Molte altre strutture, però, come Gorizia e Monfalcone, hanno orari ridotti al mattino e non il weekend, per mancanza di personale. Ecco che, in questi casi, capita venga dato un affido più lungo, anche di una settimana. “Se hai le urine sporche il medico non ti dovrebbe lasciare l’affido” afferma un ex tossicodipendente attraverso i social “e invece a volte capita lo facciano..una volta mi hanno trovato metadone e suboxone e mi hanno dimesso comunque..me ne rendo conto solo ora”. “Io so solo che il metadone è veramente difficile da smettere, anche questo mi dà dipendenza” afferma un altro ragazzo. Molte le testimonianze, non direttamente verificabili, riscontrate tramite i social. In risposta, Balestra afferma: “Chi ha le dipendenze ha spesso un rischio di ricaduta. Le crisi devono essere considerate dal medico che valuterà singolarmente l’affido e se la crisi può pregiudicare l’affidabilità di gestione o meno. Il tutto, quindi, è valutato caso per caso”.

Un affido più lungo capita di solito nei casi di impossibilità di consegna giornaliera, che sia per lavoro o altro ma anche dopo averlo ‘guadagnato’ tramite incontri di fiducia che dimostrano l’intenzione attiva di cambiamento, che avviene dopo decisione condivisa tra utente, medico, psicologo ed educatore. L’affido può variare da qualche giorno fino a 30 giorni. “L’affido, comunque” afferma il dott. Longanesi “cerchiamo non superi mai i 15 giorni“. Sì, perché in questi casi, capita che la persona che non sia ancora uscita completamente dal giro o che abbia problemi economici, vada a vendere il metadone creando un ‘mercato alternativo’. Con questo però, non si vuol dire di concentrare le forze sui ‘pesci piccoli’, bensì di attuare una politica di prevenzione e controllo anche sulla sostanza stessa

“Il problema è molto sentito” conferma la dott.ssa Balestra “c’è bisogno di incrementare il personale, in quanto c’è insufficienza di risorse soprattutto nella zona isontina. Il mercato nero si potrebbe limitare di molto con un rafforzamento dei servizi e delle fasce orarie di disponibilità di distribuzione. Per ora possiamo solo affermare che dal primo novembre avremo finalmente un medico strutturato a tempo pieno su Gorizia, finora garantito a tempo parziale”. Il problema è aumentato inoltre con la pandemia, in quanto, per evitare assembramenti, è stata data indicazione di allungare i tempi degli affidi.

L’uso sconsiderato della sostanza, con l’aggiunta di alcool e altre sostanze, può diventare letale. Purtroppo chi fa uso di metadone a volte usa anche alcool o psicofarmaci, come lo xanax, che può causare dipendenza e può essere anch’esso fatale ad alte dosi.
“Se inietti metadone puoi morire” conferma una ex tossicodipendente “se invece hai bevuto una boccetta, ma più tardi vai a bere o ti fai di benzodiazepine, e magari non ti ricordi di aver già bevuto la tua dose, allora finisci di prenderne un’altra. Lì è grave, nel mio caso mi hanno preso per i capelli” afferma una giovane.

C’è infine un raro tipo di metadone, il Levometadone: “Viene usato per chi ha problemi cardiaci, il principio attivo è concentrato in metà molecola, quella ‘sinistra-levo’ che evita effetti collaterali. In provincia comunque sono molto pochi i casi” afferma la Balestra.” Ha quindi una concentrazione maggiore: con 10 mg di metadone si hanno gli stessi effetti che si hanno con 5 mg di Levometadone. Ulteriore fattore di pericolosità se distribuita incoscientemente sul mercato nero.

A Trieste ad oggi c’è il progetto con i medici di medicina generale, che da più di vent’anni va a proporre all’ ex-dipendente un trattamento al di fuori dal Sert, per vivere la terapia con normalità, con prescrizioni dal medico e controlli in farmacia. Inoltre, per i più giovani, c’è “Androna Giovani“, situato in Androna degli Orti 4/2, nel centro triestino, un servizio unico in Italia per gli adolescenti, età più a rischio per il consumo in quanto l’uso e l’abuso viene fatto spesso inconsapevolmente o proprio alla ricerca dello sballo tra la vita e la morte. Nel 2020 il servizio ha avuto in carico 183 ragazzi, di cui 21 minorenni. 58 di questi erano nuovi. (Per informazioni: tel. 040 3995937 o [email protected])

Nel bene e nel male, quindi, il confine di mercato è quindi labile; è importante concentrarsi sulle cause che portano all’uso. Casi come quelli accaduti negli ultimi giorni non fanno altro che confermare che siamo ben lontani, ancora, da trovare una soluzione definitiva al problema ‘dipendenze‘.

s.t.