“The Game”: il gioco pericoloso della rotta balcanica

08.04.2021 – 14.46 – Nonostante l’emergenza sanitaria resti la protagonista indiscussa nei più recenti dibattiti, sia mediatici sia politici, quello dell’immigrazione resta un tema ancora caldo nella nostra Penisola, e soprattutto sul territorio regionale del Friuli Venezia Giulia. Sono stati difatti pubblicati a gennaio 2021 dall’Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR), i dati sulla situazione migratoria in Italia e, nello specifico, sulla situazione al confine con la Slovenia, che registrano un totale di 70/80 arresti. Come spiega la stessa Agenzia, il dato è parziale e appunto si riferisce agli arresti, non al totale dei passaggi, risultante in realtà in un numero molto più alto. Le condizioni di accoglienza e sostegno ai migranti in quest’area sono, secondo l’UNHCR, inadeguate: il lungo viaggio attraverso la rotta balcanica, un percorso tristemente denominato “The Game” dagli stessi che lo intraprendono, presenta secondo l’ONU “oggettive difficoltà”. Le condizioni di accoglienza, ha sottolineato sempre l’ONU, sono ben lontane dall’essere adeguate, considerate appunto le durissime condizioni della traversata lungo i boschi dei Balcani. Sempre a gennaio 2021, la pratica delle riammissioni informali dei richiedenti asilo, perorata bilateralmente da Slovenia e Italia allo stesso modo, è stata sospesa con la sentenza del tribunale di Roma del 18 gennaio, che si è espresso riguardo le riammissioni definendole illegali e non conformi alle leggi italiane ed europee.
Tra il 26 ed il 28 gennaio Chiara Cardoletti, Rappresentante UNHCR per l’Italia, la Santa Sede e San Marino, ha condotto una missione al confine tra Italia e Slovenia per esprimere alle autorità locali e le organizzazioni civili preoccupazione per le testimonianze di migranti vittime di ogni genere di violenza subita lungo la rotta, rimarcando come sia mandatorio dare la possibilità a chi arriva al confine di aver accesso alla verifica delle circostanze personali che motivano la migrazione, occupandosi di elaborare anche le richieste d’asilo politico nei casi che lo prevedono. Stando alla Refugee Convention del 1951 ed alla European Convention on human rights è fatta richiesta agli stati membri di assicurare protezione internazionale a chiunque si presenti al confine, anche se l’arrivo è irregolare. È previsto inoltre, dalle stesse convenzioni, che non venga messa in atto la pratica dei respingimenti a catena.
Nella città di Trieste, particolarmente interessata dagli arrivi in quanto gli sbocchi della rotta si trovano proprio sull’altipiano del capoluogo giuliano, si è tenuto un incontro tra la ministra degli Interni Luciana Lamorgese ed i sindaci del Friuli Venezia Giulia, alla presenza del presidente della regione, Massimiliano Fedriga. Durante l’incontro la ministra si era congratulata riguardo la politica delle riammissioni informali dei minori non accompagnati che in totale lo scorso anno, grazie ad una direttiva emanata ai Prefetti dalla ministra stessa, erano stati tre volte superiori rispetto al numero registrato l’anno precedente. In quell’occasione le ONG operanti sul territorio avevano fatto notare come le affermazioni della ministra fossero contraddittorie ed in conflitto con gli artt. 3 e 13 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, gli artt. 3, 4 e 14 del Regolamento (UE) n. 2016/399 e gli artt. 3, 4, 6-11 del Regolamento (UE) n. 604/2013.

Nella giornata di ieri, mercoledì 7 aprile, la grave situazione della rotta balcanica, anche a seguito del recente arrivo di sempre più numerosi bambini e donne, è stata portata di nuovo all’attenzione del Consiglio comunale da parte della consigliera Sabrina Morena (Open Fvg) che ha richiesto la convocazione della I Commissione consiliare per discutere la necessità di un intervento del Comune di Trieste in tema di respingimenti sul confine di richiedenti asilo provenienti dalla rotta balcanica, presentando una mozione nella quale si spinge per un intervento urgente, con il quale verificare con il Governo italiano e i ministri competenti che si giunga alla cessazione di questa prassi, permettendo di fatto ai migranti di fare richiesta d’asilo. Da qui l’istanza di esprimere alle rappresentanze consolari della Repubblica di Croazia la profonda preoccupazione dell’Amministrazione comunale per le violenze di cui i migranti stessi sono oggetto. “Chiediamo uno sforzo per individuare e condannare i colpevoli di tale violenza” ha spiegato Sabrina Morena, specificando, per quanto riguarda il Comune di Trieste, l’importanza di “favorire iniziative di servizi di informazione sul diritto d’asilo divulgandole sui canali social istituzionali in diverse lingue: inglese e lingue dei paesi di provenienza delle persone migranti, per informarle sui loro diritti e sui doveri”.

A questo proposito, la consigliera dei Cittadini Maria Teresa Bassa Poropat ha sottolineato l’importanza di questo atto per “un’informazione di tipo istituzionale, invece che affidarsi ad informazioni di parte, in modo da chiarire gli elementi necessari per poter entrare nel Paese”. A riguardo è intervenuto anche il Vicesindaco di Trieste, Paolo Polidori, che ha ribadito come il “Comune in tema di immigrazione ha competenze solo per quanto riguarda i minori stranieri non accompagnati”, che sono competenza diretta del Sindaco, che non ha però “autorità per gestire i confini, non c’è pertinenza in materia di respingimenti. Il Comune partecipa al Comitato di pubblica sicurezza della Prefettura per quanto riguarda, ad esempio, assembramenti di migranti in seguito allo scoppio dell’emergenza sanitaria, mentre la questione dei confini appartiene al Governo”. Per questo la mozione “viene rispedita direttamente al mittente” ha aggiunto il Vicesindaco, “il Governo dovrebbe fare informazione in concerto con l’Europa, sconsigliando di intraprendere le rotte. La rotta balcanica non è una via facile, l’informazione dovrebbe essere di non intraprenderla considerata la pericolosità della stessa. I migranti si trovano bloccati nei campi in Bosnia ed è questa la vera tragedia dell’immigrazione. È compito del Governo occuparsi delle politiche di sostegno economico sul posto, ossia nei paesi d’origine di queste persone. Il circuito dell’accoglienza è competenza della Prefettura che indice i bandi, i cui vincitori prendono fior di soldi per mantenere e accudire queste persone. Poi, prima dell’accoglienza vera e propria, va considerata la questione della quarantena, che è sempre competenza della Prefettura”.
In realtà, come spiegato da Morena, il comune ha in piedi diversi progetti per l’accoglienza dei richiedenti asilo, come SAI/SIPROIMI (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati), già SPRAR, ed e sempre valida la possibilità di “mettersi in contatto con il Governo italiano facendo presente la situazione difficile dei respingimenti e della violazione di diritti umani”.

“Verificare che si giunga presuppone una competenza che non abbiamo” ha ribadito Polidori, “possiamo verificare lo stato dell’arte, la situazione, chiedere delucidazioni al Governo italiano, ma per il resto sono poteri che non abbiamo, è una questione mal posta e sbagliata. Le violenze siamo tutti d’accordo non debbano avvenire, ma i respingimenti si”. Dal canto proprio, Morena ha spiegato che l’opposizione non smetterà di far luce sulla questione: “continueremo a battere su questo tema con le iniziative, è un tema Europeo, non solo un tema italiano, e qui sta agli europarlamentari di agire. Ci si sente molto impotenti davanti ad una situazione del genere, che non cambia, soprattutto considerate le numerose violazioni dei diritti umani”.