14.01.2021 – 16.17 – Tra i due principali porti italiani – Genova e Trieste – corrono “familiari” malumori. La posta in gioco è come sempre il Recovery Plan che alloca rispettivamente 388 milioni a Trieste e 500 a Genova. Tuttavia è quest’ultima a protestare, attraverso l’armatore Stefano Messina, presidente dell’associazione nazionale di categoria Assarmatori.
Intervistato da Il Secolo XIX, Messina ha fortemente criticato i fondi destinati alla Piattaforma Logistica Trieste che afferma hanno tolto risorse dal progetto della diga foranea di Genova, inizialmente sostenuta con 1 miliardo e ora “solo” con 500 milioni.
“La diga è un’opera di interesse pubblico” afferma Messina, mentre Hhla Plt “è un investimento privato, peraltro nemmeno italiano”. La scelta pertanto avrà “il doppio effetto di regalare risorse del Next Generation Plan a un privato, peraltro non italiano e non a un’opera pubblica di interesse collettivo quale è invece la diga di Genova”.
Non manca, ovviamente, accanto allo spauracchio tedesco, quello cinese: “I soldi del Recovery Plan servono per alimentare l’asse tra il mondo tedesco e la Cina che passa da Trieste”.
La riflessione di Messina che pure ribadisce non esserci competizione tra i due porti non sembra considerare come l’intesa con Amburgo, oltre a non essere affatto un’acquisizione “completa”, permetterà una crescita del porto di Trieste della quale beneficerà non solo l’intera città, ma l’intero Friuli Venezia Giulia, con un effetto a volano nei confronti del Nord Est. È nell’interesse concreto di Hhla sostenere attivamente la crescita di Trieste; la città geograficamente guarda ai Balcani e a un Nord Europa i cui porti iniziano a essere in difficoltà per il cambiamento climatico che ne indebolisce il ruolo fluviale. Lo sviluppo di Trieste e del FVG rientra nei loro stessi interessi.
Lo affermava lo stesso Presidente Zeno D’Agostino ribadendo che “al contrario di alcune interpretazioni che leggo e che trovo abbastanza semplicistiche, come non c’era e non ci sarebbe stata l’invasione dei cinesi non c’è nemmeno un’invasione da parte dei tedeschi; anzi, questo è il vero riconoscimento che in questi anni a Trieste si è lavorato bene. Che il porto di Amburgo decida di uscire dal proprio ambiente, che in qualche modo ritiene quasi perfetto, per andare ad investire a Trieste, è un grande riconoscimento del lavoro svolto finora”.
Lo stesso finanziamento alla Piattaforma rientra nel progetto “Adriagateway” che opererà sull’infrastruttura ferroviaria dei retroporti, non incentrandosi solamente sul capoluogo giuliano, ma investendo sulle sue (tante) diramazioni.
[z.s.]


