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martedì, 4 Ottobre 2022

Palazzo Carciotti, si tenta la strada della concessione pluridecennale

04.01.2021 – 09.22 – Il Comune di Trieste ritenta il “salvataggio” di Palazzo Carciotti, il bell’edificio neoclassico d’inizio Ottocento costruito dall’architetto Matteo Pertsch, la cui silhouette contraddistingue storicamente le Rive. Stavolta, accanto all’opzione di una vendita che si è andata deprezzando negli anni, spunta la possibilità di una messa sul mercato con una concessione dal Comune, che consenta di fornire in uso l’immobile, conservandone al contempo la proprietà.
Come informa anche Il Piccolo, non sono ancora note le reali modalità, ma si progetta di perfezionare la “formula contrattuale” a seconda delle “proposte progettuali” che seguiranno le manifestazioni di interesse. Manifestazioni che in realtà non erano mancante anche negli anni scorsi, ma le cui condizioni non era stato possibile discutere perché esulavano dalla vendita dell’immobile. In ogni caso il Comune manterrebbe la proprietà dell’edificio, fornendolo però in concessione per quasi mezzo secolo; si parla di “50 o 90 anni”.

Allo stadio attuale è impossibile prevedere se si tratterà di quella svolta da tempo inseguita dal Comune; le precedenti quattro aste si erano concluse con un nulla di fatto, al di fuori della proposta di un imprenditore stiriano, invalidata però da un qui pro quo nella cauzione.
Altrettanto infruttuoso l’interesse manifestato a primavera 2020 da Invimit Sgr (Investimenti Immobiliari Italiani Sgr S.p.A.), una società di gestione del risparmio del Ministero dell’Economia e delle Finanze che aveva promesso di presentare una proposta a settembre 2020.

Il palazzo Carciotti nasce quale casa-magazzino, peculiare costruzione propria del Borgo Teresiano, per volontà del commerciante greco Demetrio, che desiderava “una grandiosa fabbrica senza risparmio di spesa alla riva del mare in fianco del Canal grande, che riuscirà di abbellimento e decoro a questa città” (1799).
La Soprintendenza ha posto sotto tutela la facciata, che rappresenta la componente in assoluto di maggiore pregio del palazzo, così come al suo interno i pavimenti lignei e lapidei, gli stucchi, le stufe in maiolica, i camini, le sculture di Antonio Bosa e gli affreschi di Giuseppe Bernardino Bison.
L’edificio, essendo degli inizi dell’Ottocento, poggia ancora le proprie fondamenta su un sistema di “palafite”; pertanto il suo recupero assume una particolare urgenza alla luce del progressivo “sprofondamento” dell’edificio, evidente nel prospetto dinanzi al mare.

[z.s.]

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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