La leggenda nera del Medioevo: la Chiesa Romana quale Anticristo nella visione di Lutero

04.01.2021 – 08.00 – Parlando della rivoluzione luterana, lo studioso Paolo Cammarosano si esprime in merito nella sua opera “Guida allo studio della storia medievale” sottolineando come “Gli scenari, con l’avvento della visione luterana, si ribaltano, mantenendo però la forte componente religiosa e trascurando invece la sistematicità storica – essenziale per la comprensione dei singoli fenomeni e della loro complessità collettiva – dando luce di merito solo ad un primo periodo del Cristianesimo.”
Il periodo che Lutero condanna maggiormente, reputandolo pura corruzione, sono due secoli a lui precedenti, lastricati nella sua opinione di errori gravissimi.
Nella parte centrale del Cinquecento si maturò infatti l’idea di Chiesa romana quale Anticristo, senza mancare però di alcune idee più ambigue e incerte: ne è un esempio la figura di Gerberto d’Aurillac, ovvero Papa Silvestro II, che rappresentava la nefandezza papale fatta a persona ma, al contempo, grande accusatore della degenerazione morale dei suoi predecessori romani.

Approfondendo la sua figura è inevitabile sottolineare come egli appaia spesso quale personaggio scomodo, rigoroso e al contempo ‘poco ortodosso’, poiché legato particolarmente all’immagine dell’Impero. Ma il mito di Gerberto d’Aurillac prese una piega ancor più complessa dopo la sua morte; infatti esso veniva definito quale Papa che ‘guardava le stelle’: la sua grande conoscenza dell’astrologia infatti lo mise, in un’epoca dominata dalla superstizione, nella condizione di esser reputato mago e, dunque, eretico.

Un altro esempio della fumosa idea ecclesiastica maturata nel Cinquecento è certamente Gregorio Magno, celebre buon padre della chiesa, ma d’altro canto fonte di grandi dilatazioni liturgiche.
È considerato uno dei più grandi Padri nella storia ecclesiastica, meritando addirittura il titolo di Magnus, grande. Gregorio Magno però modificò profondamente la liturgia romana, ordinando le fonti anteriori e componendo nuovi testi che portano appunto all’estensione cerimoniale.


Dunque, come sottolinea Cammarosano: “Nella valutazione negativa di questa età di mezzo confluivano così due correnti ideali. C’erano i motivi protestanti, con uno sforzo accentuato di definizione storica” e “La cultura letteraria e artistica rinascimentale, che non seguiva i paradigmi dei riformatori quanto alla storia della fede cristiana ma condivideva l’idea della cesura introdotta dalle invasioni barbariche”.
Il Medioevo quindi inizia a riscuotere le prime accezioni negative che verranno a protrarsi fino ai nostri giorni, specialmente a partire dal Seicento. 

[La rubrica “La leggenda nera del Medioevo” è frutto dell’adattamento della tesi di laurea “La leggenda nera del Medioevo. Un viaggio tra retrograde falsificazioni e verità sorprendenti” di Chiara D’Incà e, in veste di relatore, la prof. Miriam Davide, nell’ambito del corso triennale in ‘Discipline Storiche e Filosofiche’ dell’Università degli Studi di Trieste]