01.12.2020 – 10.05 – Il Friuli Venezia Giulia si conferma ancora una volta protagonista d’eccellenza nel panorama internazionale nell’ambito della ricerca scientifica. Dopo gli studi sull’ozonoterapia, la cui ricerca è attualmente in fase di analisi, un nuovo contributo nella lotta alla pandemia giunge infatti dal territorio regionale. A darne notizia in occasione della conferenza stampa svoltasi ieri, il presidente Massimiliano Fedriga.
L’importante novità arriva da Udine dove, grazie al lavoro compiuto da un’azienda friulana, si sta sperimentando nei laboratori dell’Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale (Asufc), sotto la guida del dottor Francesco Curcio, un nuovo metodo per effettuare il prelievo dell’Rna del virus tramite non più prelievo con tampone nasofaringeo ma salivare.
Lo studio, ha spiegato Fedriga, ha dato fino ad ora risultati eclatanti e al di sopra di ogni aspettativa: “sui soggetti sintomatici a cui è stato fatto il test sia nasofaringeo che salivare è stata riscontrata un’adiacenza del 100 per cento“. Non solo, in alcuni casi “il test salivare è addirittura risultato del 10 per cento più sensibile”. Il prelievo “nasofaringeo risulta negativo perché poco o nulla cellulare, e questo è il rischio del classico tampone” ha infatti sottolineato, “con la saliva questo problema non sussiste in quanto contiene un numero sufficiente di cellule per poter portare all’analisi”.
Da qui, uno degli elementi che renderebbe questo studio, se confermato, una vera e propria rivoluzione a livello nazionale ed internazionale, in quanto, ha spiegato ancora il presidente, permetterebbe di eliminare totalmente il problema, presente invece nel caso del tampone nasofaringeo, della necessaria presenza di un operatore sanitario per l’effettuazione del prelievo.
“Questo cambierebbe totalmente la prospettiva di impiego di personale delle prevenzioni” ha evidenziato, “che potrebbe essere così investito per la parte del tracciamento, ovvero dell’analisi e il supporto del prelievo in sé”.
Inoltre, ha aggiunto, un ulteriore dato positivo è che “è stata verificata la stabilità dei campioni a 24 e 48 ore sia a temperatura ambiente che in frigo a quattro gradi” e “non c’è deperibilità, poiché non è stata vista una variazione di perdita di positività”.
In merito alle tempistiche, è stato spiegato che l’uso di questo test salivare viene sperimentato ora nello screening massivo in corso sugli abitanti dei comuni più colpiti, ieri a Paularo, in abbinamento ai test rapidi. L’auspicio è quello di avere nei prossimi giorni i dati da inviare all’Istituto Superiore di Sanità per la sua validazione.
Ma ancora, un’altra positiva notizia nell’ambito della ricerca scientifica applicata alla lotta alla pandemia arriva sempre dal Friuli Venezia Giulia, questa volta da Trieste, dove è stata inviata la richiesta ad AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) di accreditamento dell’Università degli Studi di Trieste per iniziare un nuovo studio, guidato dal professor Marco Confalonieri, che vede centrale “l’utilizzo di un farmaco antiparassitario per il quale si ipotizza, almeno dalle analisi di laboratorio, che possa fungere da profilassi per i pazienti no-Covid” ha spiegato Fedriga. “Questo verrà testato – su base volontaria – nelle case di riposo, sui soggetti più fragili, in quanto non ha, di fatto, effetti collaterali, e l’ipotesi è quella che possa abbassare il rischio di contagio o renderlo asintomatico”.
Due importanti novità che, assieme alla sopraccitata ricerca sull’ozonoterapia e il “Protocollo Trieste” sull’uso del cortisone – divenuto inoltre standard riconosciuto a livello internazionale – dimostrano, ancora una volta, l’impegno del sistema sanitario del Friuli Venezia Giulia nel contrasto al Coronavirus, offrendo un contributo concreto, tanto a livello nazionale quanto internazionale, che potrebbe cambiare le sorti della lotta alla pandemia.
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