Nuovo Dpcm e viaggiatori, che succede a chi arriva in Italia? L’elenco dei paesi con restrizioni

04.11.2020 – 17.33 – Non sono purtroppo un’Italia e un mondo più aperto quelli che emergono dal nuovo decreto, Dpcm, del presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte; le regole erano in parte già state preannunciate e arrivano ora, alla luce delle decisioni prese dopo le raccomandazioni del comitato tecnico scientifico per il contenimento della pandemia Covid-19, indicazioni destinate a rendere ancora più complessi gli spostamenti. Il nuovo testo del presidente Conte rimarrà in vigore da domani 5 novembre fino ad almeno il 3 dicembre; aspettarsi, però, che ai primi di dicembre la situazione possa tornare almeno a una parvenza di normalità è molto difficile.

Per quanto riguarda le limitazioni all’interno del territorio nazionale, l’Italia è stata divisa in aree dinamiche di rischio corrispondenti ai colori rosso, arancione e giallo: il verde, prima versione della denominazione per le regioni non considerate particolarmente a rischio, è scomparso, trasformandosi in un giallo meno rassicurante. Il colore di appartenenza di ciascuna regione italiana potrà naturalmente cambiare a seconda della classificazione del rischio di propagazione dell’epidemia. Il Friuli Venezia Giulia è in questo momento, tecnicamente, fra le regioni con rischio più basso (l’ex ‘zona verde’ ora ‘gialla’), ma la conferma ufficiale non è ancora arrivata da Roma: questione di ore, forse. La differenza fra il sapere entro l’orario di una giornata lavorativa o la sera tardi non è cosa da poco per quanto riguarda la pianificazione delle attività di domani e dei prossimi giorni. Nelle regioni ‘rosse’, infatti, è vietato ogni spostamento all’interno del territorio, in entrata e in uscita tranne per comprovate esigenze lavorative, di salute o di necessità (è consentito il rientro al proprio domicilio, residenza o abitazione); nelle regioni ‘arancioni’ però sono comunque vietati gli spostamenti in entrata e in uscita dai territori regionali stessi, e alle 12 di oggi la zona ‘arancione’ comprendeva comunque il confinante Veneto oltre a Liguria, Puglia e Campania (mentre le ‘rosse’ finora sono Lombardia, Piemonte e Calabria).

Per quanto riguarda i viaggi sono bloccati gli ingressi in Italia da 16 paesi: Armenia, Bahrein, Bangladesh, Bosnia Erzegovina, Brasile, Cile, Colombia, Kosovo, Kuwait, Macedonia del Nord, Moldavia, Montenegro, Oman, Panama, Perù, Repubblica Dominicana. Chi ha soggiornato o transitato in uno di questi paesi nei 14 giorni precedenti al ritorno in Italia, non può entrare, con l’esclusione dei cittadini dell’Unione Europea (inclusi naturalmente Città del Vaticano, Principato di Monaco e San Marino) e del Regno Unito che abbiano residenza anagrafica in Italia. Spostarsi dall’Italia verso i 16 paesi in elenco è consentito solo in presenza di motivazioni legate al lavoro, salute, urgenza o rientro presso il proprio domicilio, previa presentazione di autocertificazione e attuazione dell’isolamento fiduciario. È consentito anche raggiungere in un paese estero una persona con cui si abbia una relazione affettiva comprovata; accanto a comprovata ricompare nel decreto Conte l’aggettivo ‘stabile’.
L’isolamento fiduciario per 14 giorni unito alla sorveglianza sanitaria è obbligatorio per chi arriva, dopo aver soggiornato nei 14 giorni precedenti o essersi spostato senza comprovati motivi di necessità, da: Australia, Canada, Corea del Sud, Georgia, Giappone, Nuova Zelanda, Ruanda, Tailandia, Tunisia, Uruguay e, per quanto riguarda l’Europa, Romania. Questo a meno che il viaggiatore non lasci l’Italia entro 120 ore dall’ingresso.

Il solo tampone, invece, è obbligatorio per chi arriva in Italia da: Belgio, Francia, Olanda, Repubblica Ceca, Spagna, Regno Unito e Irlanda del Nord. Per entrare è obbligatorio presentare l’autodichiarazione allegando un attestato di tampone negativo nelle 72 ore precedenti l’ingresso; è possibile effettuare il tampone entro le 48 ore dall’ingresso in Italia rivolgendosi a una ASL o a una struttura abilitata (anche direttamente in porto o aeroporto). Già da ottobre non è più obbligatorio il tampone per la Croazia, per Malta e per la Grecia. Una situazione fluida, destinata a congelare l’incertezza che domina queste settimane e ha già di fatto spazzato via viaggi di lavoro e turismo. La ripresa, anche quando la normalità sarà tornata, sarà lenta, complice un’intera filiera di operatori ormai praticamente distrutta.

[f.f.]