L’elica che non gira. La questione (irrisolta) della statua di Ressel

12.11.2020 – 14.08 – Si è svolta oggi, giovedì 12 novembre 2020, ore 11, nell’asburgica cornice del Caffè San Marco di Trieste, la conferenza del Comitato Ressel, volta a riepilogare quanto intrapreso negli ultimi due anni dalle associazioni triestine per chiedere un riconoscimento dell’inventore dell’elica. Innumerevoli in questo biennio i proclami dove si annunciava l’imminente posizionamento della statua dedicata a Josef Ressel; e altrettanto innumerevoli i tentennamenti dalle istituzioni, le risposte contraddittorie, i passi indietro, le proposte alternative (mostre, eliche “storiche”, cambi di toponimo, intitolazioni di piazze, vie, musei…).
Che fare? Un quesito obbligatoriamente da porsi, considerando l’incalzare della crisi sanitaria ed economica correlata al Coronavirus.

L’architetto Roberto Barocchi, presidente di Triestebella, ha riepilogato la vita e le imprese di Ressel che non sono solamente legate all’invenzione dell’elica navale, la cui paternità è oggetto di dibattito, ma al genio “leonardesco” continuamente intento a ricercare nuove idee volte al miglioramento della vita dell’uomo.
In quest’ambito è stato ricordato come Josef Ressel sia stata una figura importante anche nel rimboschimento dell’Istria e del Carso, con un impegno “ambientalista” che non detraeva dall’attenzione a chi dalle foreste traeva sostentamento e lavoro. Un attenzione all’ambiente come delicato ecosistema dove la componente umana gioca anch’essa un suo ruolo. Se si vuole, dunque, Ressel riassume in sé tanto l’elemento “marittimo” di Trieste, quanto “naturale” legato alla preservazione dell’entroterra carsico.

Barocchi ha ricordato poi le vicissitudini legate alla proposta di una statua e di un toponimo dedicato all’inventore boemo di nascita, ma triestino d’adozione.
Una successione di richieste e contro-richieste, d’improvvise svolte e altrettanto repentine chiusure. In special modo si delinea, dalla prospettiva del Comitato, una peculiare situazione; laddove non ci si è mai opposti a un riconoscimento di Ressel, al contempo le istituzioni hanno però continuamente chiesto passaggi burocratici al di fuori della competenza del Comitato. È stato chiesto ad esempio alle 10 associazioni del Comitato di costituirsi da un notaio; o di raccogliere fondi a favore della statua; o di deporre un verbale di costituzione che dovrà essere “approvato dal Consiglio comunale”.
Il Comitato a questo proposito ha ribadito nuovamente che non ha intenzione di amministrare fondi o sostituirsi alle autorità competenti; dev’essere il Comune di Trieste in primis a collocare la statua o intitolare la via/piazza/museo. Per altro in quest’ambito l’esperienza (fallita) della statua di Maria Teresa, con la raccolta di fondi e il concorso, si pone come un esempio eccezionalmente negativo. La statua in questione dovrebbe costare meno di 40mila euro e pertanto rientrare tra le opzioni dove si può ricorrere a un incarico diretto, senza gare.

In sostanza il Comitato torna dunque a proporre due riconoscimenti per ricordare la figura di Josef Ressel: una statua per rimediare “alla brutta figura fatta dall’amministrazione ottocentesca” e un’intitolazione o del museo del mare o dell’intero museo, scienze naturali comprese, o di una piazza in Porto Vecchio fra il Centro Congressi, la Centrale Idrodinamica e il Magazzino 26.

Il padre gesuita Luciano Larivera, Direttore del Centro Culturale Veritas, è poi intervenuto sottolineando che “Il Comitato nasce, perché c’è una passione per la città; per la sua storia, il suo ruolo di confine. La figura di Ressel ci può aiutare anche per guardare il futuro; non a caso Ressel muore per un batterio, ucciso dal tifo. Per molti versi è un perdente; fa una start up, ma non registra il brevetto; ha una famiglia, ma seguirla quale padre non è facile. Lavora nel settore pubblico, come forestale, ma comprende come vi siano problemi che vanno al di là del suo ambito lavorativo; nel traffico marittimo, dove vige un monopolio che desidera “rompere” con la sua elica navale, creare concorrenza. Un uomo della contemporaneità, perché consapevole dell’importanza dell’economia circolare: la sua gestione delle foreste prevedeva l’uso del legno per le navi, la coesistenza con la comunità, l’attenzione al sociale”.

“Comprendiamo – ha ammesso Larivera – come sia un momento difficile, la statua costa, ma investendo su Ressel si costruirebbe la prospettiva del futuro. Ressel è straniero? Non c’è nessuno più cittadino di Trieste di una persona come Ressel che ne condivide le sorti sfortunate. Abbiamo statue di imperatori d’Austria che a Trieste non sono mai venuti; e lo stesso Gabriele D’Annunzio, ha avuto un’importanza storica, ma non era “triestino”. Non possiamo disconoscere, come con D’Annunzio, così con Ressel, che c’è un valore storico o un disvalore, a seconda del punto di vista. Ma non se ne può negare l’importanza. Un boemo che rappresenti quell’hinterland austro-tedesco fondamentale per la città e al contempo anche un padre di famiglia che coltivava i suoi sogni; tutti elementi per i quali Trieste è particolarizzante adatta. Il seppur grande Marconi non è mai giunto a Trieste, la sua vicenda triestina è legata alle sventure di una nave; se non ricordassimo Ressel nutriremmo una memoria storica incompleta, selettiva. Milano celebra Maria Teresa d’Austria per il Teatro della Scala; e perché Trieste non celebra Ressel?”.

Il consigliere comunale Giovanni Barbo (PD) ha voluto sottolineare “due aspetti: la trasversalità dell’iniziativa a livello comunale e il suo essere propositiva. Il consigliere Sain oggi è assente, ma la Lega ha portato una mozione in Consiglio Comunale che è stata approvata; noi, a nostra volta, del PD, abbiamo portato avanti altri atti.
E in questo modo vogliamo portare avanti un’azione culturale che coinvolge tutta la città. Non desideriamo fare rivendicazioni. Ritengo che vi sia un equivoco in alcuni atteggiamenti dei rappresentanti istituzionali, quando scrivono di “richieste del Comitato”.
Non ci sono “richieste”, ma semplici proposte. Vogliamo portare all’attenzione dell’amministrazione una figura che è stata molto importante per la nostra città”.

Era anche presente il Vice Presidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia, Francesco Russo, che ha ribadito come in passato il caloroso appoggio all’idea della statua, specie in relazione al recupero dell’ex area portuale: “Come sottolineava il consigliere Barbo, l’iniziativa dev’essere trasversale; io, da parte mia, mi impegnerò per rilanciare l’iniziativa anche in sede regionale. Ricordare Ressel vuol dire rilanciare un’identità modernissima per questa città; il meglio che Trieste ha saputo offrire. La sua apertura, la sua capacità di includere, di far esprimere qui persone che provenivano d’altri luoghi, giungendo a vette che altre città ancora non avevano raggiunto. Trieste nell’ottocento è stata un punto di riferimento europeo; dobbiamo cercare di renderla di nuovo altrettanto attrattiva come secoli addietro.
Personalmente, desidererei che la statua di Ressel venga collocata in Porto Vecchio, con una sua piazza e un museo a lui intitolato. Proprio in questi giorni sono stato a Roma, dove il ministro Franceschini ha informato che ulteriori fondi sono in arrivo per il Porto Vecchio, tramite Recovery Fund. C’è la concreta possibilità di sognare in grande e Ressel in quest’ambito potrebbe essere un elemento per una nuova identità di Trieste, a cui rifarsi quale piccolo (grande) genio che ci ha arricchito tutti”.

Si ricorda per chi fosse interessato che, oltre alla petizione, da domenica 8 novembre è possibile ammirare il bozzetto della statua per Josef Ressel, realizzato dal maestro Giorgio Delben, presso il Caffè San Marco.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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